Explicit / Idee

Non creare è ricreazione

IL 88 08.02.2017

Dare i numeri a parole

È attratto, non resiste quindi cede alla tentazione di non essere letto. Perché? «Ma perché sì». E già questa risposta lo soddisfa: il “ma” sul ramo di un “perché” oscillante, il “sì” più invocato che affermato. È l’incipit. Dopo di che? Solleva le mani dalla tastiera, intreccia le dita, le porta dietro la nuca, si distende, fa il soddisfatto, finalmente non scrive. Fa un sorriso introduttivo e poi va a farsi un giro (quante cose fa) nel suo allevamento di parole nella mente. Prima che diventino pensieri ossia figure senza fame, le porta al pascolo. S’afferra al vello d’una d’esse e passa inosservato sotto l’occhio d’un ciclope. Se ne esce dalla finestra, preso nel vortice del ronzo di un moscone. È nella chioma dell’acero che, visto da dentro, «ma sì, che trama, che pittura, che contenuto misto al contenente, naturalismo e astrattismo tutt’uno». Se ne vola sia come passero sia come l’aggettivo “ineffabile”, giusto per lui, volatile, e giusto per la cosa che non si può veramente dire. Il passero nell’acero: è un verso o un titolo? «Puoi stritolare te, il passero e l’acero, e ricavarci un succo. Lo faresti? Sì se tu scrivessi per farti leggere. Ma adesso no, fammi il favore. Sei distaccato dal significato, sei negli spazi bianchi tra le parole. Non creare è ricreazione, commovente intervallo scolastico, il tempo più franco e fugace del mondo. Non sei patetico, non sei un militante sentimentale o ideologico, non devi scalare una morale con tutti i tuoi pesi addosso né sei la piuma che deve solleticare superfici nude né sei il soffio di vento che porta brividi ad anse di conveniente immoralità. Non devi fare il libertario illusionista né il sovversivo illuso, non devi essere compreso, né condiviso. Aria, aria». Si sente creduto da se stesso. È nell’explicit, a cielo aperto.

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