Nella finale del campionato di football americano New England Patriots battono Atlanta Falcons 34 a 28. Ora tutti all'Ariston

La più grande rimonta della storia del football. Tom Brady e i suoi Patriots erano a 3, i Falcons veleggiavano in controllo a 28. Poi nel terzo quarto Atlanta perde il momentum ed è solo New England: pareggio allo scadere anche grazie a un’incredibile presa di Julian Edelman, con la palla che prima rimbalza sui piedi di un avversario: supplementari. I primi nella storia del Super Bowl. I Patriots vincono il lancio della moneta: palla loro. Brady guida la cavalcata: touchdown e vittoria 34 a 28. Per una strana regola del football, gli avversari non hanno diritto di replica. Patriots campioni. Brady a cinque vittorie, mai nessuno come lui. Superato Joe Montana.

L’ora di Atlanta non è scoccata, e l’Italia entra ufficialmente nella settimana del Festival di Sanremo (da martedì su Rai Uno). L’America ha già celebrato sull’altare del Super Bowl. Come da calendario, è il respiro internazionale all’universale voglia di intrattenimento: qui abbiamo l’Ariston, là l’NRG Stadium di Houston, Texas; qui Carlo Conti e Maria De Filippi, là Lady Gaga che si esibisce nella pausa di metà partita; qui i ritmi della Rai, là i fratelli Cohen che firmano una réclame per la Mercedes.

New England Patriots contro Atlanta Falcons è stata la sfida (tutta inedita) delle squadre che più hanno impressionato in questi playoff. E anche la regular season aveva dato frutti indicativi: i Patriots guidati dall’inossidabile Tom Brady – 40 anni in agosto, ha pure saltato il primo quarto di stagione per la squalifica conseguente al Deflategate del 2015 – avevavo il miglior record della lega con 14 vittorie e due sconfitte, la miglior difesa per punti concessi (15,6 di media) e il terzo miglior accanto per quelli segnati (27,6): erano i favori dei bookmakers. I Falcons del quarterback Matt Ryan – una carriera universitaria proprio a Boston e una stagione certificata da Mvp – erano però i numeri uno per punti in attacco (33,8). New England aveva il difensore diventato un monumento già da rookie con l’intercetto all’ultimo minuto ai danni di Seattle che portò in Massachusetts l’ultimo Super Bowl nel 2015: Malcom Butler. Atlanta il wide receiver più immarcabile: Julio Jones.

Lo stadio di Houston, casa dei Texans: ospita il Super Bowl 51

Come nelle migliori epopee sportive, la lancetta della simpatia pendeva a favore degli outsider. Perché i Falcons non hanno mai vinto il Vince Lombardi Trophy. Prima di questo melt down erano stati al Super Bowl una sola volta, nel 1998, asfaltati dai Denver Broncos. Dall’altra parte, una delle squadre più odiate e vincenti degli ultimi anni ha fatto la storia. Dal 2000, anno dell’arrivo di Bill Belichick come capo allenatore e della scelta al draft, con il numero 199, di Tom Brady, New England ha vinto cinque Super Bowl, ne ha persi due, ha raggiunto i playoff 14 volte. In mezzo, storie di spionaggio e di palloni sgonfi, alcune sanzionate e altre solo raccontate. Con Brady che sposa Gisele Bündchen e ammira Trump, ma solo fino a che non è ancora diventato presidente.

A niente è valsa tutta la retorica black or white: New England contro Georgia, i pionieri e gli schiavi. Mai stagione di National Football League aveva visto così tanti segnali politici come quella appena conclusa, declinazioni del movimento black lives matter e dintorni su campo da gioco. Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, ha cominciato ad inginocchiarsi durante l’inno nazionale a settembre dell’anno scorso: «Non mi alzo in piedi per mostrare orgoglio nella bandiera di un Paese che opprime i neri e le persone di colore». Kaepernick, madre bianca, padre afroamericano, famiglia adottiva del Wisconsin, non è stato l’unico: sono seguiti pugni chiusi e braccia incrociate. Anche Hollywood sta per fare ammenda per gli #Oscarsowhite del 2016, il 26 febbraio.

La difesa degli Atlanta Falcons

I Golden Globe hanno decretato un altro vincitore: Atlanta, ma nel senso della serie tv (sottosezione musical or comedy), scritta, creata e interpretata da Donald Glover, premiato pure come miglior attore nella categoria. Ha cominciato a mandarla in onda Fox (sui canali Sky) dal 19 gennaio ed è uno spaccato della vita di un ragazzo di colore che cerca di sfondare con il cugino sulla scena musicale di Atlanta. Ecco, altro punto che era a favore della città che ospitò le Olimpiadi del 1996, quelle del centenario scippate dalla Coca Cola (che qui venne fondata) ad Atene, come rimase agli atti della vulgata comune. La musica. L’hip hop di Atlanta tiene banco da una ventina d’anni e sembra che pure il dubbing, il gesto di chinare la testa tra le braccia piegate, sia nato qui. Era il tormentone del Super Bowl dell’anno scorso, con ambasciatore Cam Newton, quarterback dei (perdenti) Carolina Panthers, arrivato ormai da noi via Fedez.

Kanye West è di Atlanta, per fare un nome. E i giocatori dei Falcons prima del Super Bowl si sono sentiti di dichiarare in conferenza stampa il loro amore per la musica della città, che li ispira e li guida: ascoltano T.I., Young Jeezy, Migos, Future, YFN Lucci e la sua Letter from Lucci. Foxborough, Massachusetts, casa dei Patriots, annovera tra i notabili a cui ha dato i natali Tim Lefebvre, il bassista dell’ultimo album di David Bowie Blackstar.

Il Vince Lombardi Trophy

Ma Atlanta non ha vinto il Super Bowl. Come non ha mai vinto un titolo Nba (gli Hawks hanno un anello, ma di quando erano a St. Louis). Anche l’impatto economico, se ci sarà, è per New England. La città della Georgia si tiene quello che ha, ci riproverà l’anno prossimo, magari. Non è un buco nero come certe metropoli dell’auto, anzi, per citare un settore in crescita, quello cinematografico è più promettente di Austin, Texas. Nei Pinewood Atlanta Studios è stato girato il prossimo film di Thor della Marvel. Ma anche Il diritto di contare, Passangers, Strangers Things (il teaser della seconda stagione è stato mandato in onda proprio durante il Super Bowl), The Walking Dead sono stati prodotti qui.

Per questo Super Bowl 51, intanto, Patriots giganteschi e Falcons, con tutta Atlanta, a bocca asciutta e l’amaro in bocca per quell’enorme vantaggio gettato al vento. Abbiamo celebrato il rito americano, ora ci attendono dei fiori della riviera.

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