L'America ha perso la guerra: San Francisco è governata dai giapponesi, New York dai nazisti, e chi non ne può più dei due occupanti va a vivere nel nulla

Tratta da uno dei libri più geniali di Philip K. Dick, la serie racconta un’America che ha perso la guerra: San Francisco è governata dai giapponesi, New York dai nazisti, e nell’America profonda c’è una zona di decompressione dove chi non ne può più dei due occupanti va a vivere nel nulla. In realtà, visto che l’autore della visione è Dick, l’America occupata è un incubo realistico, una Matrix da cui un gruppo di ribelli sta cercando la fuga verso la dimensione parallela in cui l’America ha vinto e gli anni Sessanta sono quelli che conosciamo noi e non questa tetra, conservatrice, immobile prosecuzione degli anni Cinquanta.  Forse è questa trama dall’aria impegnativa ad aver fatto sottovalutare la serie, che ora in Italia si può vedere su Amazon Video.

In realtà è una specie di Mad Men dove invece di ricostruire l’estetica di un’età dell’oro, come ha fatto Matthew Weiner, ci si inventa l’immaginario di un’ucronia a partire da quel che – nella nostra dimensione – sappiamo della Germania di metà Novecento, del Giappone e dell’America. Così, le case dei gerarchi nazisti americani sono perfette per costruire un iper stile domestico che fonde il kitsch tedesco a quello del popolo sconfitto; mentre la California si mescola ambiguamente alla spiritualità giapponese e ai traffici della Yakuza coperta dal governo. Hanno scritto (il New York Times) che «la costruzione del mondo di finzione è una meraviglia» ma i personaggi sono poco sviluppati. Cosa importa?! Sembra di giocare a Risiko con Don Draper!

Chiudi