Dietro le quinte del Fuorisalone. Dal 4 al 9 aprile il laboratorio vicentino dello storico distretto della ceramica di Nove porterà a Milano un progetto con la designer tedesca Elisa Strozyk e le nuove collezioni firmate da Chiara Andreatti. Tra piastrelle rotte e palme fossili

Il passato lo racconta il Museo della Ceramica di Nove, cittadina di cinquemila anime alle porte di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza: nel XVII secolo si diffusero in Europa le ceramiche cinesi, gli olandesi cercarono di crearne di più economiche, la Repubblica di Venezia non stette a guardare. Nel 1728 promosse agevolazioni fiscali per i produttori di porcellane e Giovanni Battista Antonibon aveva fatalmente aperto nel 1727 il suo laboratorio. Dove? Nella vecchia casa paterna, a Nove, che divenne la “fabbrica” della ceramica artista della Serenissima e per i secoli a venire. Tanto che potete cercare tranquillamente «la ceramica di Nove» tra le esposizioni di quel museo virtuale del mondo che è la piattaforma di Google Cultural Institute.

Il presente è un progetto che si chiama BottegaNove, un marchio lanciato qui l’anno scorso per volere di Christian Pegoraro, 38 anni, ceramista di terza generazione che si è staccato dall’azienda di famiglia fondata dal nonno nel 1964 (nome in codice: Bottega del ceramista) per «fare cose nuove usando le tecniche tradizionali, per uscire dall’idea vecchia e stantia del piatto decorato. Molti designer vengono qui per le loro produzioni, ma sono cose estemporanee, non strutturate: l’artigiano rimane sconosciuto», racconta. Da qui l’idea di un nuovo corso. «Non è facile. È un investimento economico importante, bisogna affidarsi a chi ha una visione esterna, pensare a tante cose, anche al tipo di carta del catalogo. Però ripaga. Siamo stati contattati da studi di architettura importanti. E quando recentemente il sindaco di Nove mi ha invitato a tenere un incontro, c’erano tutti i ceramisti storici e alcuni mi hanno avvicinato per chiedermi informazioni. Tutti sanno lavorare bene, è solo una questione di linguaggio. Qualcosa che forse solo Bosa ha provato a fare prima di noi».

All'interno del laboratorio ceramico di BottegaNove

Mattia Balsamini

Mattia Balsamini

La new wave del Made in Nove è costituita da alcune collezioni di mosaici (in ceramica, porcellana o klinker) e piastrelle pensate per il rivestimento d’interni e progettate insieme a due giovani designer. Lo scorso anno Cristina Celestino ha tenuto a battesimo le prime linee tra cui Plumage, ispirata alla forma delle piume degli uccelli, e quest’anno Chiara Andreatti continua il lavoro da art director con Flora, Waikiki, Griaffiature, Rombi, Indigo che verranno presentate al Fuorisalone dal 4 al 9 aprile a Milano, nelle 5vie, all’interno della collettiva Ladies & Gentlemen curata da PS e Secondome, in via Cesare Correnti 14.

Flora è una serie di piastrelle anche di grandi dimensioni (fino a 40×40 centimetri) dove su una base di argilla refrattaria bianca viene applicata in rilievo una forma di foglia di palma tridimensionale. Sembrano «fossili da parete», li descrive Pegoraro, che spiega anche come si sia fatto arrivare la palma originale da un fiorista milanese, il quale l’aveva a sua volta importata dalla Polinesia. «Poi il nostro modellista l’ha posata sulla piastrella e ha cominciato a modellare. Un lavoro impossibile per una macchina. O per una stampante 3D. Rischia sempre di essere troppo perfetta, finta, invece la nostra è reale». Una precisazione sulle competenze necessarie per portare a termine questo lavoro: «Il nostro modellista ha 53 anni ed è lo stesso di Bosa. Non vedo eredi all’orizzonte. Se riusciamo a rilanciare il distretto della ceramica salviamo anche quelle maestranze che altrimenti scomparirebbero, con danno di tutti».

Christian Pegoraro al lavoro nel suo laboratorio

Mattia Balsamini

La lavorazione di Plumage

Mattia Balsamini

A proposito di Flora, non c’entrano nulla le palme fossili del museo della palladiana Villa Godi Malinverni nella vicina Lugo di Vicenza, fondato nel 1852 dal conte Andrea Piovene con esemplari ritrovati in zona, compresa la palma completa di radici, tronco foglie lunga 9,85 metri scoperta nel 1863 e adagiata al centro dello spazio. Magari per una prossima volta. Perché tra gli effetti collaterali dell’impresa di BottegaNove c’è anche la valorizzazione del territorio. Il loro primo catalogo, un libriccino raffinato in carta Fedrigoni Woodstock e Splendorgel, si chiama non a caso genericamente Volume One: è la prima tappa dell’avventura, un veicolo di informazioni tecniche, ma anche di storie dell’azienda, delle lavorazioni, della genesi delle collezioni, fotografate per l’occasione nell’Orto Botanico di Padova. Per il Volume Two è già stata prenotata Villa Valmarana ai Nani, che racchiude gli affreschi del Tiepolo sulla strada che da Monteberico porta alla Rotonda del Palladio, con Vicenza a restare indietro sullo sfondo. E s’era pensato pure alla Gipsoteca del Museo Canova a Possagno (Treviso).

La nuova collezione Waikiki

Shannon Sadler

Due delle nuove collezioni, Waikiki e Graffiature, nascono dalla collaborazione con Zanolli Ceramiche Artistiche, azienda attiva dal 1921 a Nove, che aveva già brevettato la tecnica delle piastre rotte da crude, poi smaltate e infine cotte e ricomposte per creare un disegno unico, nella serie Aperture: «Con Chiara Andreatti abbiamo pensato a una riedizione. In particolare in Graffiature c’è la sovrapposizione di due smalti su cui si incidono rigature che danno un gioco di profondità», spiega Pegoraro.

Chiara Andreatti, Carlo Zanolli dell'omonima azienda e Christian Pegoraro

Shannon Sadler

«Da 15 anni eravamo terzisti per industrie di piastrelle che ci chiedevano la decorazione manuale. Mi ero un po’ stancato. Ora siamo in quattro: io, mio padre e due ragazze. E facciamo quello che l’industria non può: lo stampaggio con pressatura a umido, la bicottura, la cottura finale degli smalti per 14 ore, contro le 2-3 della lavorazione industriale. Certo, i costi sono maggiori, ma il nostro prodotto piace. Le nostre collezioni sono finite a decorare ristoranti a Parigi, centri benessere a Melbourne, appartamenti a Manhattan. In una villa a Miami hanno decorato otto bagni col Plumage».

Se lo zeitgeist è il ritorno all’artigianalità, pur senza rinunciare a smartphone e social network, BottegaNove è un segno dei tempi. Con Elisa Strozyk farà parte anche della seconda edizione di Doppia Firma, una collezione di 15 opere realizzate da artigiani insieme a designer e promossa, tra gli altri, dalla Fondazione Cologni di Milano per il «Rinascimento dei mestieri d’arte». L’appuntamento è alla Galleria d’arte moderna di Milano sempre dal 4 al 9 aprile. La rivincita della ceramica è dietro l’angolo.

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