Explicit / Fiction

Il miglior romanzo del nuovo secolo

IL 90 15.03.2017

Getty Images

George Saunders affascina e strazia con “Lincoln in the Bardo”, un capolavoro corale puntillista

Willie, il figlio di Abramo Lincoln muore a undici anni nel bel mezzo della guerra civile americana, nel 1862. È sepolto nel cimitero, dove il padre, afflitto, lo viene a trovare. A quanto pare dal resoconto di George Saunders, hanno ragione i buddisti tibetani e dopo la morte, prima della reincarnazione, c’è il bardo: un limbo in cui i morti non sanno veramente di essere morti, lo sospettano, hanno una strana relazione col proprio corpo che imputridisce nella tomba e conversano tra loro cercando di capire il da farsi. Così, il romanzo di Saunders Lincoln in the Bardo è un bellissimo collage di morti sepolti nel cimitero di Oak Hill a Georgetown, che racconta le vite e le frustrazioni di tanti personaggi in un affascinante americano d’epoca. La bellezza della lingua e dei caratteri e del racconto corale puntillista non hanno dissuaso l’autore dal cercare una trama, e la trama è che bisogna far reincarnare Willie, che, invece di lasciare il bardo rapidamente come di solito accade ai bambini, indugia nel suo corpo senza vita perché sta aspettando che i genitori tornino a prenderlo. (È straziante).

Dopo Pastoralia, Bengodi e Dieci settembre (minimum fax), le tre raccolte di racconti con cui si è distinto per il controllo della forma breve, Saunders scrive un capolavoro, secondo me il miglior romanzo americano del nuovo secolo, lasciando parlare e straparlare uomini e donne morti dell’Ottocento, in uno strano “folk art diorama” (come l’ha definito il New York Times) che è organizzato come un semplice gioco letterario ma commuove profondamente, o almeno ha commosso me, per la maniera in cui si concentra su quel tema di cui nella nostra società non si può parlare: ma se pure ci fosse una vita dopo la morte, quanto la capiremmo, una volta arrivati? Ci sentiremmo “a casa”?

Saunders è stato fin qui uno dei migliori scrittori della generazione americana degli anni Novanta, i Burned Children dell’antologia minimum fax che li presentò in Italia come un gruppo; si possono anche definire generazione McSweeney’s, perché uno di loro, Dave Eggers, fondò una rivista che rappresentava perfettamente il postmoderno allegro e morale (a volte moraleggiante) dei loro libri: David Foster Wallace, Rick Moody, Jonathan Lethem, Eggers e Saunders (non ci metto Jonathan Franzen perché lui era occupato a fare tutt’altro, il romanzo sociale come una volta). Da dentro questo contesto di bontà e fervida immaginazione, Saunders è entrato nel canone degli scrittori umoristici pietosi americani, quello di Mark Twain e Kurt Vonnegut. Ma le sue piccole opere – Bengodi è stato a lungo il mio racconto contemporaneo preferito – sono sempre state inferiori alla sensibilità del loro autore, perché erano divertenti e interessanti, sì, ma pedagogiche più che esistenziali: i suoi poveri sfortunati, presi da Dickens e trasportati in un futuro scalcagnato, lavorano nei parchi tematici o in uffici McKafkiani, oppure si sottopongono a esperimenti con droghe dell’empatia e della crudeltà. Il mondo di Saunders è un Black Mirror dove, come in Black Mirror, è sempre tutto molto chiaro: c’è sempre un male evidente, la cattiva volontà di chi ha costruito quel futuro, diciamo i politici o le corporation, e poi le brave persone che sopravvivevano come potevano. Non che sia poco, e bastava per farlo entrare nelle antologie, ma il fervore sociale metteva sempre in secondo piano quel che si notava subito di lui incontrandolo di persona: Saunders il buddista era più pietoso del Saunders scrittore. La cosa più interessante che gli ho sentito raccontare dal vivo è un suo atterraggio di emergenza su un aereo di linea guasto: «Tra pochi istanti – disse di aver pensato all’atterraggio d’emergenza – questo sedile qui davanti mi espellerà fuori dal mio corpo. Mi stavo preparando».

Quel genere di mistero pacifico non era ancora entrato pienamente nella sua letteratura, e adesso che l’ha fatto Saunders è uno scrittore unico.

George Saunders

Lincoln in the Bardo

Random House 2017
343 pagine, 28 euro

George Saunders

Lincoln nel Bardo

Feltrinelli 2017
352 pagine, 18,50 euro
Traduzione italiana di Cristiana Mennella
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