Dossier / Elezioni tedesche

Il treno di Schulz non ferma sulla Saar

28.03.2017

“Noch 4 Jahre?”, il racconto della campagna elettorale tedesca a cura di Edoardo Toniolatti: nel primo minitest elettorale la Spd non ha brillato, ma la vera forza del candidato socialdemocratico sarà misurata in Renania Settentrionale-Vestfalia

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Domenica 26 (ne avevo già scritto qui una settimana fa) si è votato nel Saarland: è stato il primo vero test per cercare qualche indizio sul peso elettorale effettivo di Martin Schulz e per quantificare il numero di voti in cui potrebbe tradursi l’hype che circonda il candidato cancelliere della Spd.

Ecco: la sorpresa è che, per ora, la traduzione dell’hype in voti non c’è. La Cdu ha vinto e di parecchio, oltre il 40 per cento, staccando i socialdemocratici di una decina di punti percentuali.
 
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La Linke, come previsto, si assesta intorno al 13 per cento. Dal Parlamento del Land escono Grünen e Pirati, entra invece Alternative für Deutschland.

 
Ed è stata davvero una sorpresa: quasi tutti i commenti a caldo dei principali giornali parlano di un risultato überraschend, appunto “sorprendente”.
 
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La Frankfurter Rundschau

 
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Lo Spiegel

 
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E la Süddeutsche Zeitung

 
In realtà non è che ci si aspettasse una sconfitta di Annegret Kramp-Karrenbauer, governatrice della Cdu uscente e molto popolare, ma tutto sembrava suggerire un risultato decisamente migliore per la Spd, come testimoniano alcune delle reazioni nel partito.

Fra i primi a parlare Heiko Maas: attuale ministro della Giustizia del governo Merkel, Maas è stato fino al 2013 vicegovernatore del Saarland e assessore all’Economia, Lavoro, Energia e Traffico – sostituito nel ruolo da Anke Rehlinger, sconfitta dal voto di ieri. «Ci aspettavamo di più, volevamo diventare il partito più forte», ha detto Maas, e gli altri vertici locali della Spd hanno più o meno confermato la stessa delusione. Insomma, per parafrasare le parole di Katja Kipping, leader della Linke, bisogna ammettere che evidentemente il treno-Schulz (der Schulz-Zug, come molti lo chiamano da queste parti) non è passato da Saarbrücken, la capitale del Land. Come d’altra parte ha riconosciuto lo stesso Schulz.
 
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«È un giorno meno buono per la Spd. I giorni meno buoni servono però come motivazione. L’obiettivo rimane: cambio di governo nella Repubblica».

 
Non è però che adesso Schulz debba correre a fasciarsi la testa, o Angela Merkel possa già stappare lo spumante (o come si chiama da queste parti, il Sekt). Ci sono infatti parecchi motivi per cui il Saarland non è troppo rappresentativo dei trend nazionali: innanzitutto perché è davvero, davvero piccolo – a parte le tre “città-Stato” di Berlino, Amburgo e (più o meno) Brema, è il Land più piccolo della Germania.

Kramp-Karrenbauer, poi, come detto è molto popolare nel suo Land, tanto che anche chi vota AfD o Linke ne ha una buona opinione: cosa che certo non si può dire di Merkel.

Soprattutto, però, non bisogna dimenticare che la campagna elettorale in Saarland è stata molto simile a come sarebbe stata quella nazionale senza la discesa in campo di Schulz: una sfida fra chi governa (Annegret Kramp-Karrenbauer/Angela Merkel) e il vice di chi governa (Anke Rehlinger/Sigmar Gabriel). In questo senso, si può forse dire che più che un’assenza dell’effetto-Schulz c’è stato ieri un assaggio di quello che sarebbe stato l’effetto-Gabriel: la controprova che fare campagna contro un governo di cui si e stati vice non è mai una grande idea.

Certo, rimane comunque un segnale per la Spd, e sarà interessante vedere se e come questo risultato cambierà la strategia (impressione personale: no, o comunque pochissimo): ma la vera partita si giocherà il 14 maggio in Renania Settentrionale-Vestfalia, Land decisivo per dimensioni (essendo quello più popoloso, con oltre 17 milioni di abitanti), vicinanza al voto di settembre e personalità in campo, visto che quasi tutti i partiti candideranno dei big.

Intanto, si prospetta una nuova Grosse Koalition in Saarland: Spd e Linke hanno insieme 24 seggi, ma per la maggioranza ne servono 26; naturalmente un’alleanza fra Cdu e AfD è fuori discussione, quindi rimane solo l’accordo fra i due partiti maggiori. Si continua, dunque, ma con i rapporti di forza leggermente mutati: rispetto al 2012, la Cdu ha 5 seggi in più, la Spd nessuno.
 
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La divisione dei seggi

 
Qualche indicazione per la cancelliera, in questa vittoria che lo Spiegel definisce “ingannevole”, comunque c’è.

Un piccolo motivo di speranza, da un lato: Kramp-Karrenbauer è infatti molto vicina a lei, nel partito, e ne ha sempre difeso la gestione della crisi dei rifugiati e la scelta politica dell’accoglienza. Segno che forse non è necessario spostarsi su posizioni simil-AfD (o affini a quelle dell’ala Cdu-Csu più critica nei suoi confronti) per vincere.

Dall’altro lato, tuttavia, qualcosa di più preoccupante. Una prima analisi dei flussi elettorali mostra che Kramp-Karrenbauer è riuscita a vincere soprattutto perché ha saputo mobilitare l’elettorato in maniera efficace: ha preso voti a tutti, dalla Spd ad AfD, ma in particolar modo all’astensione – tanto che l’affluenza è stata più alta di oltre 8 punti percentuali rispetto alla volta scorsa: 61,6 per cento nel 2012, 69,7 per cento ieri.

Il problema però è che Merkel a far questo non è mai stata particolarmente brava: la sua forza, invece, è sempre stata una grande abilità nel demobilitare l’elettorato (soprattutto quello avverso) attraverso la capacità di raffreddare e depolarizzare il confronto. Kramp-Karrenbauer ha vinto invece proprio grazie a qualità opposte, di coinvolgimento ed empatia: e il fatto che quelle qualità Schulz le abbia in abbondanza sarà probabilmente un’ulteriore fonte di preoccupazione.

 

Qui potete recuperare i numeri precedenti della newsletter.
 

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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