Parigi, Londra, Belfast: quasi una verticale!

Clay Mahn, “Comb & Razor”, 2017

Thomas Hauser, “Module 21”, 2015

1 — Micro Salon #7

Dal 17 marzo, Galerie L’inlassable, Parigi

Iris Clert (1917-1986), greca, curatrice e gallerista; la donna che diede fiducia ad Arman, Yves Klein, Jean Tinguely e a molti altri, finanziatrice e promotrice dei Nouveaux Réalistes dai Cinquanta alla fine dei Sessanta. Intitolò una delle prime mostre a Galerie Iris Clert Micro-Salon d’Avril: in una stanza di 12 mq stipò 250 lavori di piccolissime dimensioni, vi parteciparono 113 artisti, tra cui Picasso. Il successo fu strepitoso. Dalla Clert, Klein allestì Le Vide, Il Vuoto, la mostra quasi vuota; fu lì che l’artista servì i cocktail blu che fecero fare pipì blu a tutti gli invitati. Venne poi Le Plein di Arman: la stanza fu riempita di spazzatura. Insomma, una galleria mitica, quella di Iris Clert, guidata da un’idea; piena e vuota, inspirava ed espirava. Oggi a Parigi c’è una squisita galleria che raccoglie l’eredità di Clert: Galerie L’Inlassable, l’instancabile. Nel 2015 vi fu allestita una mostra intitolata Iris Time, mentre questo è l’anno di Micro Salon #7, la settima edizione dell’annuale resurrezione del saloncino, con opere di 70 artisti tra cui i vecchi maestri Arman, Tinguely, Klein, Takis e da tutto il mondo i grandi artisti dei nostri giorni: Zach Bruder, Tomer Aluf, Renato Leotta, Ricardo Passaporte, Mevlana Lipp.

galerielinlassable.com

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Riccardo Giacconi, “El diablo en el pozo” (dettaglio), 2015

2 — Lost in Narration

Fino al 18 giugno, MAC, Belfast. A cura di Manuela Pacella

Gli italiani Riccardo Giacconi (1985), Invernomuto (1982-83) e Luca Trevisani (1979) portano a Belfast vicende di luoghi lontani in un tono che spazia dal narrativo all’antropologico; una generazione d’artisti plasmata dal desiderio di raccontare e di testimoniare. Invernomuto segue le tracce di complessi rimandi tra il paesino appenninico Vernasca, Hailé Selassié I e i rastafariani; Trevisani si reca in pellegrinaggio dall’ultimo esemplare di rinoceronte bianco, ahinoi un maschio. In Colombia, invece, s’aggira la marionetta dell’espiritado, personaggio ispirato alla vita di un uomo, icona anarchica, che sparò a un poliziotto e per tutta la vita asserì di non ricordare il fatto. Riccardo Giacconi, che appartiene alla genìa romantica degli artisti cantastorie, investiga le vicende di anarchici immortalati in marionette. In Italia si è occupato di Simone Pianetti, che nel 1914 uccise sette persone sempre riuscendo a sfuggire alla polizia, e di Augusto Masetti, anch’egli anarchico, omicida e, a suo dire, dimentico.

themaclive.com

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James Roseveare, “Hackney surface sweeping” (process), 2016, foto di Simon Rackham

3 — Speedway

Dal 7 aprile al 14 maggio, Transition Gallery, Londra

Transition Gallery si trova nei Regent Studios, colosso cementizio che domina l’Est di Londra. Fondata dall’artista Cathy Lomax, nei quindici anni d’attività si è imposta come spazio post-punk e intellettuale della Britishness artistica. Nella mostra Speedway si omaggiano i fantasmi di quartiere, gli edifici che furono e non sono più. La stessa galleria sorge su un terreno bombardato durante la Seconda Guerra che fino al 1965 ospitò il circuito ciclistico dove gareggiavano i temibili Warwick Lions. Se James Roseveare, artista dalla poetica geologica, raccoglie minerali e detriti dai dintorni per poi riprodurli in cemento, Andrew Kötting mette mano a un vecchio video in cui un uomo che si crede un cavallo gira in cerchio per un paesaggio campestre; Luci Eyers s’ispira alla rimessa per auto sequestrate in cui ogni flâneur di Londra Est prima o poi incappa; un tempo la rimessa accoglieva un edificio che era rifugio per peccatrici penitenti: Magdalene Home. Nelle animazioni dell’artista, donne che dondolano su povere altalene; echeggiano per contrasto un Fragonard senza oro né piume.

transitiongallery.co.uk
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