Explicit / Fiction

Ma ancora ’sta Guerra civile spagnola?

IL 90 15.03.2017

Getty Images

Sì, e il nuovo romanzo di Javier Cercas, in uscita prossimamente per Guanda, spiega in modo molto convincente perché

Uno zio giocherellone e affettuoso con la nipotina. Uno zio che poi va a studiare in città, a Cáceres, è il primo della famiglia a farlo, e quando torna in paese, nella più immobile campagna dell’Estremadura, ha quell’aura lì, di chi ha visto uno spicchio di mondo. Uno zio che qualche mese più tardi torna in licenza con una divisa immacolata da tenente, dopo che è andato ancora più lontano e forse ha visto anche spicchi di mondo che non avrebbe voluto vedere, ma la nipotina non se ne accorge, «Evviva, lo zio è tornato!», e niente di più. Uno zio che a diciannove anni, il 21 settembre del 1938, muore nella battaglia dell’Ebro. Uno zio che è l’eroe di famiglia. Quello zio si chiamava Manuel Mena e quella sua nipotina, Blanca, è la mamma dello scrittore Javier Cercas.

A distanza di ottant’anni, in Spagna la Guerra civile è ancora un motore immobile di divisioni. Il trentunenne Juan Soto Ivars, brillante agent provocateur della nuova leva letteraria iberica, ha titillato il “problema” in un libro che si riassume nel suo titolo: Un abuelo rojo y otro abuelo facha. Manifiesto contra el mito de las dos Españas (“Un nonno rosso e l’altro nonno fascio. Manifesto contro il mito delle due Spagne”). Javier Cercas, un po’ per l’età (ventiquattro anni più di Soto Ivars) e un po’ per l’atteggiamento (un piglio meno corsaro), parte da presupposti diversi, ma a sua volta conosce il “problema” connesso alla Guerra civile e alla sua eredità: come ha detto al País un paio di anni fa, la memoria storica «si è convertita in un’industria che non procura benefici economici, ma procura benefici morali, politici e anche artistici». Sia chiaro che Cercas e Soto Ivars non hanno dubbi: i repubblicani erano i buoni e i franchisti erano i cattivi. Ma non vogliono impaludarsi nell’assioma.

Per quanto riguarda Cercas, la decisione di scrivere El monarca de las sombras sul suo prozio Manuel Mena, e quindi sulla Guerra civile, comporta un ulteriore problema: la sua celebrità in Spagna e nel mondo è nata con il romanzo Soldati di Salamina, un’altra vicenda ambientata negli anni del conflitto che dilaniò la Spagna. Il romanzo diventò anche un film di successo ed è proprio il regista di quel film, David Trueba, che, come si legge nelle pagine del Monarca de las sombras, cerca di dissuadere Cercas dall’idea di esibirsi in un bis proprio con El monarca de las sombras:

«Davvero vuoi scrivere un altro romanzo sulla Guerra civile? Ma sei cretino? Guarda, la prima volta ti è andata bene perché hai preso i lettori di sorpresa. Allora non ti conosceva nessuno e così tutti ti hanno potuto usare. Ma adesso è diverso! Dammi retta, ti faranno nero! Qualunque cosa tu scriva, qualcuno ti accuserà di idealizzare i repubblicani perché non hai denunciato i loro crimini, e altri ti accuseranno di fare revisionismo e di imbellettare il franchismo perché hai presentato i franchisti come persone normali e comuni e non come mostri».

A questo punto occorre fornire due ulteriori elementi. Il primo: il prozio di Cercas, Manuel Mena, partecipò alla Guerra civile come volontario dalla parte di Franco. Quindi il racconto dello scrittore spagnolo è una sorta di esorcismo pubblico e privato. Cercas, che è nato in Estremadura ma è cresciuto in Catalogna, da catalano di adozione (non indipendentista) si è sempre vergognato del paesello in cui è nato non per un imbarazzo geografico, ma politico, proprio per il falangismo da “¡Arriba España!” della sua famiglia. Il secondo elemento: se si pensa che il dubbio attribuito nel romanzo a David Trueba, che poi si ricrede («Davvero vuoi scrivere un altro romanzo sulla Guerra civile?»), sia derubricabile alla voce “le mani avanti” significa che non si conosce il non-genere letterario con cui sono impastate le opere migliori di Cercas: un non-genere (o sovra-genere?) letterario che lo scrittore definisce “romanzo senza invenzione” e che risulta da un formidabile impasto di saggio, romanzo, saga familiare, biografia e autobiografia, una miscela capace di precedere e di travalicare ogni autofiction.

illustrazione di DANIELA BRACCO

El monarca de las sombras, la cui traduzione italiana (di Bruno Arpaia) uscirà il 18 aprile per Guanda, procede quindi su quattro piani. Il racconto, spesso poco più che indiziario, dei diciannove anni di vita di un ragazzo che si attrezza di due idee in croce in una breve esperienza da studente a Cáceres, che a lui può già sembrare una metropoli, e che poi decide di sacrificare la sua vita “all’idea” (anzi, a quelle due idee in croce), in battaglie dagli esiti splatter. L’idealizzazione della nipote Blanca, che del giovane zio serberà per sempre un ricordo che nessuna ombra potrà mai sciupare. L’affanno di un figlio, Javier Cercas, che non trova le parole per spiegare a sua madre Blanca che lo zio Manuel non è l’Achille dell’Iliade immolatosi nel fior degli anni nella “bella morte”, ma – e di qui il titolo del romanzo – è forse l’Achille dell’Odissea che si lamenta così con il visitatore dell’Ade (nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti):

«Non lodarmi la morte, splendido Odisseo.
Vorrei esser bifolco, servire un padrone,
un diseredato, che non avesse ricchezza,
piuttosto che dominare su tutte l’ombre consunte».

E, infine, la cronaca in prima persona dal laboratorio di uno scrittore recalcitrante che si arrovella a lungo e poi capisce quello che deve fare:

«Raccontare non una storia, ma la storia di una storia, e cioè la storia di come e perché alla fine mi sono messo a raccontare la storia di Manuel Mena, benché io non volessi raccontarla, non volessi farmene carico e non volessi diffonderla, benché per tutta la mia vita io avessi creduto di aver fatto lo scrittore proprio per non scrivere la storia di Manuel Mena».

Proprio per la forza convincente con cui sviluppa quest’ultimo elemento (Scrivo? Non scrivo? Come lo devo scrivere? E poi cosa diranno? E la mamma cosa dirà?), emancipandolo da un birignao stucchevole, Cercas si conferma, una volta di più, come uno dei più straordinari illuminatori della storia recente di un Paese.

Javier Cercas
El monarca de las sombras
Literatura Random House 2017
282 pagine, 20,90 euro

Il romanzo, con il titolo Il sovrano delle ombre, uscirà il 18 aprile per Guanda (trad. di Bruno Arpaia)
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