Dossier / Salone del Mobile 2017

Salviati, l’arte del vetro sotto i binari

di Sara Deganello
fotografie di MATTIA BALSAMINI
29.03.2017

Ben Gorham e Luca Nichetto firmano Decode/Recode

Una storica azienda del vetro di Murano e un nuovo spazio della Milano Design Week: sono le coordinate dell'installazione Decode/Recode, nei Magazzini raccordati della stazione ferroviaria, ora scenografia del progetto di Ventura Centrale

6.072 pezzi di vetro prodotti per tre lampadari enormi, 506 moduli luminosi che li sostengono, quattro tecniche diverse, otto colori per un prodotto che sfrutta trasparenze e opacità del materiale sovrapposto: ladies and gentlemen, ecco Strata. Pyrae invece consta di 53 totem diversi con 225 moduli, 15 colori, dieci tecniche produttive. Sono le due lampade dell’installazione Decode/Recode di Salviati al Fuorisalone di Milano dal 4 al 9 aprile. La superficie luminosa di una storia che viene da lontano.

Murano non è quella succursale di Venezia presa d’assalto dai cacciatori di ninnoli, smaniosi di vedere un mastro vetraio soffiare dentro le lunghe canne che gonfiano bolle di vetro fuso, dopo aver creato un cavallino rampante da un ammasso incandescente. Se le fornaci turistiche restituiscono un’immagine decadente dell’antica arte del vetro artistico, gli appuntamenti della Milano Design Week mostrano invece la vera sfida di questo patrimonio: restare al passo coi tempi. Una scommessa raccolta da Salviati, azienda che si affaccia sul canale di San Matteo a Murano e fa risalire la propria fondazione al 1859, all’avvocato vicentino Antonio Salviati. Tracce della sua storia si possono trovare ovviamente nel locale Museo del Vetro, in delicati calici ottocenteschi, e accanto a Salviati i nomi sono sempre Barovier, Toso, Venini, Seguso, gli stessi che si trovano anche quest’anno a Euroluce.

Alcune fasi della lavorazione dei pezzi di Decode/Recode

Salviati non sarà in fiera, al Salone a Rho, ma si approprierà di uno dei nuovi spazi – pure loro ultracentenari – del Fuorisalone 2017: i Magazzini raccordati della Stazione centrale di Milano, la zona di stoccaggio a livello stradale delle merci sotto il Rilevato ferroviario, cioè la sopraelevata costruita nel 1914 per far correre i binari: stanzoni inaccessibili da oltre trent’anni. Quest’anno via Ferrante Aporti diventa Ventura Centrale, progetto bis di Ventura Projects, già responsabile del rilancio di Lambrate come polo del design nei giorni del Salone. Qui espongono Lee Broom, Marteen Baas, il collettivo olandese Baars & Bloemhoff, Matteo Zorzenoni, lo studio svizzero Panter&Tourron, FaberExposize, ci sono un Mendini for Ecopixel, una scialuppa di salvataggio riconvertita a food boat di panini di mare (Sea Food Mobile) e Salviati Venezia 1859.

Pyrae

Pyrae

«Avremo due hangar: la nostra è una sfida che comincia proprio dallo spazio», spiega Dario Stellon, executive member dell’azienda. Le volte di cemento con dettagli tardo liberty sono il contenitore e contesto di Decode/Recode, pensata da Luca Nichetto e Ben Gorham. Designer veneziano con studio a Porto Marghera e a Stoccolma il primo (e la direzione creativa dell’azienda di design di Pechino Zaozuo) ed ex cestista svedese fondatore del brand di profumi Byredo il secondo. «Lifestyler», lo chiama Stellon: «È stato una sorpresa, ha portato una sensibilità nuova, soprattutto sulla delicatezza delle sovrapposizioni di luce e colore. Mentre con Nichetto c’è una storia personale, visto che siamo la prima azienda con cui ha cominciato a lavorare dopo la laurea: si è soffermato di più sui dettagli tecnici. Sono approcci diversi, provenienti da mondi lontani che portano soluzioni innovative sul mercato».

Strata

Decodificare e ricodificare è un esercizio di linguaggio. Continua Stellon: «Viviamo tempi da interpretare, per poi ricostruire secondo il nostro Dna. Guardiamo al mercato, ma siamo un’azienda di Murano. Viviamo su un’isola tra i riflessi dell’acqua: che si traduce in stimoli visivi, cromatici. E abbiamo 150 anni di storia del vetro alle spalle». Salviati ha 12 dipendenti ed è un’azienda in rilancio, dopo alcuni momenti difficili: «La laguna può essere un limbo che ti imprigiona. Raccogliere sollecitazioni provenienti da strade diverse è la chiave per entrare nel mondo contemporaneo e internazionale. Magari verrà un momento per parlare tutti insieme, noi muranesi, che nessuno da solo ce la farà». Arte vetraria for president. Magari il generale ritorno all’artigianalità che si respira nei lavori di una nuova leva di designer (come per esempio Giacomo Moor) potrà pure dare una mano. «Già abbiamo contatti con lo Iuav di Venezia: aprirsi ai giovani è fondamentale».

Nell’attesa che vengano montati i 6.072 pezzi di Strata («ma è un prodotto modulare, che può essere rimpicciolito, appiattito: presenta molte possibilità», assicura Stellon) accanto ai totem di Pira («umanoidi ispirati ai feticci delle diverse culture, fatti di pezzi impilati, con l’idea di creare qualcosa di personalizzabile») arriva il dubbio dell’ultimo momento: chissà se i treni diretti alla Stazione centrale faranno impercettibilmente tintinnare tutto questo vetro. Forse non sarebbe male.

Chiudi