Yolo / Musica

Sun Kil Moon per darsi una svegliata

IL 90 15.03.2017

“Common As Light And Love Are Red Valleys Of Blood” è il disco di un uomo arrabbiato con il suo ecosistema e critico con la contemporaneità

Queste poche righe non bastano a elencare le mille cose che ha fatto Mark Kozelek nella sua carriera musicale, prima con i Red House Painters, poi da solo e con i Sun Kil Moon. Un paio di anni fa ha pure interpretato se stesso in Youth di Paolo Sorrentino, per dire. Ma è difficile anche raccontare adeguatamente le due ore di flusso di coscienza del nuovo disco dei Sun Kil Moon, Common As Light And Love Are Red Valleys Of Blood, sedici canzoni da sette o otto minuti ciascuna scritte tra gennaio e agosto del 2016 al modo ombelicale del romanziere Karl Ove Knausgård più che di un cantautore tradizionale. Non è un cantautore tradizionale, Kozelek, diciamo che è un uomo molto arrabbiato, che vuole apparire antipatico, che aveva iniziato, perlomeno il progetto Sun Kil Moon, da clone moderno del Neil Young acustico (April, 2008) ma che, passando da un album ispirato alla musica classica genere Segovia, è arrivato a un post rap per bianchi e anziani che a tratti suona come un disco dei Radiohead.

Sembra un casino, e lo è, è davvero un casino questo disco di Sun Kil Moon, ma è anche un gran bell’album, magnetico e coinvolgente: la magnum opus di un uomo di mezza età che racconta che cosa gli succede intorno e si sfoga contro l’America che in quel preciso momento si apprestava a votare Trump, ma anche contro i fighetti liberal che trascorrono le loro giornate sui social network. Quanto odia Twitter e la Silicon Valley, Kozelek! E agli assidui dei social, che definisce «segaioli», dice che avrebbero il cervello per essere i nuovi Norman Mailer, la longevità per essere le nuove Elizabeth Taylor, la classe per essere i prossimi James Spader, ma invece «state seduti al cesso a guardare il telefono come dei burattini fatti perfettamente a misura».

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