Dossier / Elezioni francesi

Anche chi non mi ama mi segua

21.04.2017

“Présidentielle 2017”, il racconto della corsa all’Eliseo: in una campagna elettorale turbata dall’attentato di Parigi, François Fillon si appella agli elettori di destra ancora esitanti dicendo che «si sceglie un capo di Stato, non un amico»

IL pubblica “Présidentielle 2017”, la newsletter settimanale sulle elezioni presidenziali francesi curata da Francesco Maselli. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui

 

1-Ieri sera un poliziotto è stato ucciso in un attentato terroristico a Parigi. Cos’è successo e che impatto ha sulla campagna presidenziale?

2-«La Francia si è spostata a destra» è una frase ricorrente nelle conversazioni parigine. Eppure, dai sondaggi non sembra: dove sono finiti gli elettori di destra francesi?
 

1-L’attentato di Parigi

I fatti

Ieri sera alle 21.00 un uomo armato con un fucile automatico è sceso dalla sua auto in Avenue des Champs-Élysées e ha aperto il fuoco verso una camionetta della polizia, uccidendo un agente e ferendone un altro. L’uomo ha provato a continuare l’attacco dirigendosi verso gli altri agenti presenti sul posto ma è stato abbattuto prima che potesse uccidere ancora. Il bilancio totale dell’attacco è di un poliziotto morto, due altri agenti in gravi condizioni oltre a una turista lievemente ferita. Il procuratore di Parigi François Molins ha confermato che l’attentatore è Karim Cheurfi. Era stato emanato un mandato d’arresto per un presunto complice che però si è immediatamente presentato al commissariato di Anversa in Belgio. Non è chiaro se per costituirsi o per spiegare di essere totalmente estraneo all’attentato.

 
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L’infografica è stata realizzata da “Sud-Ouest”

 

Lo Stato Islamico ha subito rivendicato l’attacco che avviene in un momento di fortissima tensione e allerta terroristica. Il weekend scorso i candidati erano stati avvertiti dal ministero dell’Interno su una minaccia precisa verso la loro persona e la loro campagna, e le misure di sicurezza erano state aumentate (François Fillon ha dodici agenti di scorta e il livello del protocollo della sua protezione è 2, in una scala da 1 a 4, in cui 1 è il livello massimo). Martedì sono stati arrestati due sospetti terroristi a Marsiglia, e nel loro appartamento sono state trovate delle foto dei vari candidati, dei comunicati inneggianti alla “legge del taglione” in riferimento ai bombardamenti occidentali in Siria e 3 kg di esplosivo.

Già prima della conferma del procuratore di Parigi, Il Figaro riportava che il sospetto era Karim C., un uomo francese di 39 anni residente nel dipartimento di Senna e Marna già conosciuto sia ai servizi segreti sia alla polizia. Nel 2001 ha ferito due agenti a seguito di un inseguimento a bordo di un’auto rubata, una volta in commissariato ha attirato un terzo agente nella sua cella, l’ha disarmato e gli ha sparato ferendolo gravemente, prima di essere bloccato e neutralizzato. L’uomo era considerato “estremamente pericoloso e violento” dai servizi ed aveva un lungo passato giudiziario: condannato nel 2005 a 15 anni di carcere per tentato omicidio, era in libertà dal 2015, ma era controllato dai servizi antiterrorismo dal dicembre scorso per alcune minacce alla polizia.  Secondo le informazioni del Monde Karim Cheurfi non sarebbe però un “fiché S” la schedatura del ministero dell’Interno riservata agli individui particolarmente pericolosi per la sicurezza pubblica (che, nel caso in cui non fossero francesi o binazionali, Marine Le Pen vorrebbe immediatamente espellere dal territorio francese).

 

La polizia come bersaglio

Il luogo dov’è avvenuto l’attacco è uno dei più turistici della città, e uno dei più controllati dalla polizia. Nelle immediate vicinanze della grande avenue si trovano l’Eliseo, il Ministero dell’Interno e il commissariato del quartiere; in più è un luogo dove le misure di ordine pubblico sono rinforzate a causa della presenza di musei e negozi a grande afflusso di persone. Se l’attentatore avesse voluto compiere una strage come quella del novembre 2015 avrebbe potuto direttamente puntare verso una delle tante code che si formano ai negozi o uno degli affollati bistrot che si trovano lungo la strada. La scelta di attaccare la polizia è quindi deliberata: l’uomo si è semplicemente diretto in uno dei posti dove poteva trovare più bersagli di questo tipo.

Questo atteggiamento diverso era già stato sottolineato in occasione degli attacchi al Louvre, dov’era stato ferito un poliziotto, e a Orly, dove una poliziotta era stata quasi disarmata da un attentatore prima che questi venisse neutralizzato dai colleghi della pattuglia. Le forze dell’ordine francesi devono non solo proteggere le persone ma anche proteggere se stessi: è un tipo di terrorismo diverso da quello a cui siamo tristemente abituati in Francia e rende il lavoro delle forze dell’ordine più difficile e più stressante. Va tra l’altro sottolineata la professionalità degli agenti di polizia costretti ad aprire il fuoco verso l’attentatore in un ambiente molto frequentato.

A chi giova?

Non lo sappiamo, e chi scrive o sostiene il contrario mente. Quello che è certo è che la lotta al terrorismo non è stata al centro del dibattito di queste elezioni presidenziali, nemmeno in occasione delle due aggressioni citate prima. I candidati si sono concentrati sul rapporto con l’Europa, la disoccupazione, la politica estera, oltre che, come sapete bene, sui vari scandali che hanno segnato la campagna elettorale. Il terrorismo è stato oggetto di discussione molto più durante le primarie della destra che durante questi ultimi due mesi di colpi di scena, ologrammi e dibattiti televisivi inediti. 

Possiamo però essere certi che il terrorismo segnerà le due settimane che ci separano dal secondo turno, essendo tornato prepotentemente al centro delle preoccupazioni dei francesi e dei candidati. Per ora ha già avuto un impatto notevole sulla logistica della campagna: François Fillon, Marine Le Pen e Emmanuel Macron hanno annullato i loro impegni pubblici previsti per oggi e hanno organizzato una conferenza stampa sull’argomento presso i loro rispettivi comitati elettorali.

 

2-L’elettorato di destra esiste, è maggioritario ed esita

Torniamo alla politica, per quanto sia complicato parlarne dopo quello che è successo. La situazione di incertezza è cosa abbastanza nota, ma è utile tenerla ben presente. Come potete vedere dal prossimo grafico sono quattro i candidati in grado di accedere al secondo turno, per quanto Emmanuel Macron conservi un relativo vantaggio e pare abbia consolidato il suo elettorato.

 
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Guardate invece i soliti dati sull’indecisione
 
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Entrambi i sondaggi sono stati realizzati dall’istituto Ifop per “Paris Match”

 

Ragioniamo però sull’elettorato di destra. In una puntata recente mi ero chiesto dove fosse finito l’elettorato che aveva scelto Nicolas Sarkozy nel 2012, sottolineando come François Fillon convincesse troppo poco il suo elettorato naturale per poter sperare di arrivare al secondo turno. Sono state scritte moltissime analisi su quanto la società francese si sia spostata a destra negli ultimi anni. Questa chiave di lettura non è data solo da intellettuali e editorialisti dei principali media francesi, ma anche dai politici stessi che impostano le loro campagne elettorali di conseguenza. 

Nicolas Sarkozy nel 2012 ha recuperato uno svantaggio di quasi dieci punti nei confronti del suo avversario in poco meno di un mese perdendo le elezioni di poco più di un punto percentuale, proprio spostando molto a destra la sua campagna; per affrontare le primarie François Fillon è partito dalla stessa analisi della società per proporre un programma molto liberale in economia ma soprattutto durissimo sulle questioni di società e sicurezza. Il suo libro Vaincre le totalitarisme islamique (Vincere il totalitarismo islamista) è stato uno dei tasselli che gli hanno permesso di vincere la competizione interna al suo partito, e il fatto che in questa fase della campagna elettorale il terrorismo sia finito in secondo piano l’ha sicuramente penalizzato.

Il ragionamento è coerente anche e soprattutto se consideriamo i risultati delle elezioni “intermedie” che si sono svolte durante la presidenza di François Hollande. Se si sommano i voti dell’Ump poi Lr (la destra gollista) a quelli del Front national ci si accorge che la Francia era molto più a destra di quanto sembri trasparire dagli ultimi sondaggi. Alle elezioni europee del 2014 l’Ump raccolse il 20,8 per cento e il Fn il 24,8 per cento. In quel caso il centro, oggi in gran parte alleato della destra, si presentò da solo, raccogliendo il 9,9 per cento; alle elezioni dipartimentali del marzo 2015 l’unione della destra e dei centristi prese il 36 per cento, il Front national il 25 per cento; alle Regionali del dicembre 2015 la destra gollista alleata con Udi (la coalizione attuale) e Modem arrivò al 31 per cento e il Front national al 27 per cento. In tutti questi casi la percentuale dei voti espressi al primo turno è stata superiore al 50 per cento, nel 2015 addirittura intorno al 60 per cento.

Alla destra mancano quindi milioni di elettori che non si sono semplicemente volatilizzati ma sono dispersi. Alcuni hanno scelto senza dubbio Emmanuel Macron, ma altri sono con ogni probabilità tentati dall’astensione o non hanno ancora definito la propria scelta. Non possiamo escludere che Fillon riesca a convincerli, e che il popolo di destra scelga il suo candidato naturale: non lo amano, li ha delusi, ha condotto una campagna sopra le righe e lontana dall’immagine proba che aveva costruito, ma resta il candidato più solido in un momento di grande sbandamento del Paese.

François Fillon ha perso il suo più grande e gradito avversario: François Hollande. In genere le campagne presidenziali si costruiscono intorno al bilancio del presidente uscente, perché è su questo che si misurano il progetto di continuità e quello di rottura. Il candidato dei repubblicani non ha potuto strutturare la sua campagna in questo senso, ha avuto difficoltà a trovare un avversario privilegiato (anzi è stato schiacciato dal dualismo globalizzazione/chiusura rappresentato da Macron e Le Pen) e ha passato mesi a difendersi in maniera scomposta dagli scandali e dagli attacchi della stampa.

Nei momenti più difficili però François Fillon ha mostrato una resistenza e una caparbietà fuori dal comune, prima pretendendo e ottenendo che la sua candidatura venisse mantenuta e poi riuscendo a restare a galla nei sondaggi. Il repubblicano non è mai sceso al di sotto del 17 per cento, e ciò indica che il cuore del suo elettorato è rimasto fedele, tanta è la voglia di riprendere il potere dopo cinque anni di odiato hollandismo. Resta da capire quanto questa voglia di rivalsa spinga le persone ai seggi domenica. Fillon ha dimostrato di aver capito cosa sta succedendo, visto il tono di uno dei suoi ultimi appelli: «Non chiedo di essere amato ma di essere sostenuto. Non si elegge un presidente per amarlo, ma perché risponda ai problemi dei francesi. All’elezione si sceglie un capo di Stato, un comandante dell’esercito, un presidente che mantenga i suoi impegni, non si sceglie un amico». Insomma, gli elettori esistono, ma bisogna capire se il candidato è, nonostante tutto, quello giusto. E se poi la vera destra apparisse quella di Marine Le Pen?

Momento pubblicità: in settimana sono in Italia per un piccolo tour, mercoledì a Torino al circolo dei lettori con Lorenzo Pregliasco di Youtrend, giovedì a Milano alle 18.30 alla libreria Temporibus Illis con Lia Quartapelle e Giuliano da Empoli, venerdì a Roma alle 17 al LOFT della Luiss con Simone Massi. Infine il sito “Il caffè geopolitico” mi ha intervistato sulle elezioni presidenziali francesi.

 

Il personaggio della settimana

 
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Dominique de Villepin è stato ministro degli Esteri, dell’Interno e, dal 2005 al 2007, primo ministro durante la seconda presidenza di Jacques Chira . È molto famoso in Francia anche per aver tenuto il discorso alle Nazioni Unite con cui ha annunciato la decisione del suo Paese di non partecipare alla guerra in Iraq. Ieri sera ha annunciato il suo sostegno a Emmanuel Macron che, a più riprese, aveva dichiarato alla stampa la sua stima e la sua considerazione per l’ex primo ministro.

 

Consigli di lettura

 Una lunga e dettagliata analisi di Youtrend per agi.it su cosa dicono i sondaggi e come vanno interpretati, anche alla luce della demografia;

-Il programma di Macron analizzato da Andrea Goldstein per Lavoce.info

-Marine Le Pen ha avuto un relativo crollo nelle intenzioni di voto, e secondo il politologo e sondaggista Brice Teinturier (che ormai chi è iscritto alla mia newsletter conosce bene) bisogna smetterla di dire che «tutto è possibile» perché «Marine Le Pen non sarà presidente»;

 

Settimana scorsa ho scritto che Lille è una città del Nord-ovest, ma è a Nord-est. Scusate la distrazione!

 

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