Yolo / Personaggi

Cari millennials, salite sul palco con me

a cura di REDAZIONE
20.04.2017

Beatrice Venezi, direttore principale dell'Orchestra Scarlatti di Napoli

Klaus Bunker

Direttore d'orchestra a 22 anni (praticamente un record), Beatrice Venezi guida la Nuova Orchestra Scarlatti. Ha coronato un sogno, ora ne vuole realizzare un altro: portare la musica classica nelle cuffiette dei suoi coetanei

Donna, giovane e bella, Beatrice Venezi sfida tutti i luoghi comuni riferiti alla musica classica; vuole rinnovarne l’immagine, un obiettivo che cerca di raggiungere con ogni mezzo: frequentando trasmissioni televisive (l’abbiamo vista di recente ospite di Giovanni Floris a DiMartedì), partecipando agli MTV Digital Days, lanciando hashtag su Twitter. «La classica non è per persone antiquate», spiega, «al suo interno ha un vero potenziale capace di poter coinvolgere e stupire le nuove generazioni».
Nata a Lucca nel 1990, è diventata direttore d’orchestra a 22 anni e dal 2014 guida la Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli – l’ex orchestra della Rai del capoluogo campano – affiancando a questo incarico un’acclamata carriera di pianista e compositrice: «In Italia non esistono orchestre giovanili sotto Firenze. Voglio che la Scarlatti torni ad essere l’orchestra della città e di tutto il Meridione. Bisogna allargare il pubblico della musica classica». 

Klaus Bunker

Intraprende lo studio del pianoforte a 7 anni. La prima insegnante consigliò di iscriverla al Conservatorio di Lucca quando ne aveva 9, e così fu; poi gli studi all’Accademia Chigiana di Siena, quindi subito al lavoro: prima con l’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, poi con la Foundation Bulgaria Classic, il Teatro Bolshoij di Minsk, la State Orchestra of Armenia e l’Orchestra Filarmonica Nazionale di Odessa – solo per citare alcune tappe della sua carriera. Ora è stata designata per il 2017 e 2018 Direttore Principale Ospite del Festival Puccini: sarà sul podio per dirigere La Rondine del centenario e avrà il compito di sviluppare il progetto della Fondazione Festival Pucciniano. Lei è molto legata alla figura del suo concittadino («Sono cresciuta a pane e Puccini…»), in special modo per la forte tematica femminile presente nel repertorio del grande compositore toscano.
Beatrice dirige prevalentemente senza bacchetta. L’uso esclusivo delle mani è una tendenza molto recente, che mira a una maggior espressività e che dà il segno dei tempi che cambiano anche per la musica classica; una tendenza innovatrice che Beatrice sposa pienamente, è che va nella direzione di cui si parlava all’inizio: il desiderio di rompere gli schemi per creare una realtà culturale più accessibile e in grado di catturare l’attenzione della generazione più giovane. Ma quando non lavora, il direttore, che musica ascolta? «Dalla barocca alla contemporanea: solo così si fa l’orecchio», ha raccontato a La Stampa. «Mi piace andare ai concerti e alle prove aperte per vedere il processo. In macchina ascolto i Coldplay, Rino Gaetano e il jazz… Se metto la classica mi distraggo troppo perché inizio a dirigere». 

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