Da Colonia a Lipsia, tra spazi industriali riconvertiti e una nuova scena creativa internazionale: il nostro reportage

 
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Fa un celebre detto: «I tedeschi amano gli italiani, ma non li stimano. Gli italiani stimano i tedeschi, ma non li amano». Almeno dai tempi di Goethe i tedeschi scorrazzano regolarmente per la Penisola. Conoscono osti toscani e bagnini romagnoli, tassisti romani, gondolieri veneziani, pasticceri siciliani, conoscono i nostri laghi, le nostre coste, città d’arte e campagne. Non è raro incontrarne qualcuno che sa spiccicare alcune frasi in italiano. «È la mia lingua da vacanza», spiegano. Invece i nostri connazionali che non sono emigrati in Germania per lavorare, i tedeschi, per lo più, non li conoscono. Conoscono Berlino, l’Oktoberfest, qualche calciatore e qualche politico, Beethoven, Marx, Schumacher, magari un paio di dj d’elettronica. Punto. Se loro ci amano e non ci stimano a ragion veduta, noi li stimiamo ma non li amiamo a occhio e croce. Dalla Vestfalia fino a Lipsia, passando per Kassel, si attraversa da Ovest a Est il centro della Germania, si disegna la cintura del più popoloso Paese dell’Unione Europea. E si impara a conoscere meglio i suoi abitanti: spesso non sanno l’inglese, non portano sandali e calzettoni di spugna, a volte fumano dentro ai locali, si lamentano perfino della rigidità normativa dell’Ue. Inoltrandosi nei Länder meno gettonati si decriptano anche le ragioni della nostra stima. Perché i tedeschi, un po’ ovunque, hanno trasformato le devastazioni della guerra in un’occasione per reinventare lo spazio urbano, le strutture abbandonate dell’industria pesante in immensi contenitori di bellezza, gli sconvolgimenti della riunificazione in fermento creativo, il carbone in arte, il grigiore in colore, il völkisch in pop. Il pragmatismo nordico, un teutonico sacrificio dell’individualismo, un’estetica post-ideologica, un gusto troppo spesso misconosciuto dai mediterranei hanno creato un lifestyle votato a un giudizioso edonismo in cui quasi tutti si sentono coinvolti. Il pop-olismo tedesco.

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