Explicit / Fiction

Il delitto e il castigo di Elif Batuman

IL 91 28.04.2017

Elif Batuman

© Beowulf Sheehan

La colpa: un bel libro non serioso sulla letteratura russa. La pena: l’odio dell’erudito slavista. Ora la scrittrice turco-americana ci riprova con il suo primo romanzo

Qualche tempo fa, visto che l’argomento era più suo che mio, ebbi la malaugurata idea di chiedere a un amico critico cosa ne pensasse di un libro che a me era piaciuto parecchio. Si trattava di un delizioso libro di viaggi e divagazioni dietro ai grandi autori della letteratura russa, scritto con piglio colto e umoristico, mai noioso né pedante. Prima di fare in tempo a sentire questa mia definizione estasiata, l’amico borbottò: «Va bene il cazzeggio, ma qui è troppo». D’accordo, era uno slavista, era un critico, era un erudito, ma a fatica mi trattenni dal recuperare la fatidica scure di Raskol’nikov e calargliela sul cranio per porre fine al dialogo, all’amicizia e anche alla sua slava(ta) esistenza.

Non credo che I posseduti abbia venduto molto in Italia, mentre negli Stati Uniti è stato un piccolo caso. Forse Einaudi ha sbagliato a collocarlo nella legnosa collana Frontiere, sì. Ma non sarà che ancora oggi la parola “divulgazione” (di per sé orribile, ne convengo, poi in questo caso preferirei “Letteratura Che Non Se La Tira”, ma capisco che come dicitura su uno scaffale sia difficile da collocare),  non sarà che ancor oggi il senso di quella parola, una saggistica intelligente e dotta, talvolta spiritosa, senza sfoggio o senza la volontà obbligata di sprofondare nello Scavo (lo Scavo sta alla nostra letteratura come il Degrado al nostro cinema), è ancora vista con sguardo ostile da molta parte del sistema editoriale e di riflesso da quello dei lettori, subito pronto (timidamente, ossequiosamente) a replicarne i tic sbagliati? «Mi sono divertito a leggerlo, allora non è niente di che». E così per anni ci siamo sciroppati Michail Bachtin, scritto così cosà, tradotto così così, perché era un approccio serio e non giocoso – paradossalmente: non carnascialesco – a Fëdor Dostoevskij. Ok, ci si può anche sedere con la matita e studiare, evviva l’accademia. Ma perché non tenere due binari? Perché il mondo della letteratura deve sempre escludere l’altra ipotesi – serietà contro ironia, sapienza contro umorismo – fino a trasformarsi in un faticoso percorso a ostacoli che allontana e basta dalla lettura?

Tutto questo per dire che l’esordio di Elif Batuman, scrittrice americana di origine turca, andrebbe letto da molte più persone, soprattutto da tutti quelli che in qualche momento della vita sono sprofondati nell’Ottocento russo e hanno cominciato a fantasticare di samovar, suicidi filosofici, notti bianche, parricidi, e ne sono usciti più ricchi e felici, a dispetto del nichilismo. I posseduti è ancora in circolazione, ma se il lettore porterà pazienza fra non molto arriverà un nuovo libro, l’esordio nel romanzo, già disponibile in originale. S’intitola, manco a dirlo, The Idiot.

Di cosa parla questa volta la nostra divulgativa-non-penitenziale autrice? Di giovinezza, in sostanza. Di quella lunga perdurante idiozia (e non in accezione dostoevskijana, o almeno solo in parte) che è la giovane età. Selin è una ragazza di origine turca che si affaccia all’università. Siamo negli anni Novanta, è appena nata la mail e ancora nessuno si è bevuto il cervello con la dipendenza da social network. Ma siamo lì. E infatti, smarrita nella babele dei corsi, comincerà a sviluppare una precoce e profetica dipendenza dai messaggi di Ivan, un compagno partito per la California. Tra docenti sciroccati che la rimproverano perché alla sua età loro s’impasticcavano di brutto, amiche patologicamente disfunzionali che alla stregua di McDonald’s la premiano con la coccarda “Coinquilina del mese”, un’estraneità al prossimo vissuta con sguardo buffo e rassegnato, pacate riflessioni sulla passione per le lettere e il linguaggio («Potevo stare ore a fissare una parola»), Batuman orchestra invece un romanzo di formazione gentile, armonico, curioso tanto quanto lo sguardo della sua protagonista. Come dice Selin, a proposito di una mail di Ivan: «Lo stile era giocoso, ma anche serio». Con buona pace dei patiti di Bachtin.

Elif Batuman
The Idiot

Penguin 2017
432 pagine, 27 dollari
La traduzione italiana uscirà per Einaudi nel 2018
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