Explicit / Idee

Il ghiribizzo e la Siria

IL 91 28.04.2017

I grandi leader sanno come agire e reagire d’istinto. Ecco, il presidente americano non è un grande leader, ma ha intuito una verità

«Vorrei scrivere sullo stipite della porta “Ghiribizzo”. In realtà spero che sia qualcosa di meglio di un ghiribizzo, ma non possiamo impiegare tutto il giorno in spiegazioni». Così scrisse Ralph Waldo Emerson, il più grande dei saggisti americani, la cui grandezza è percepibile a prima vista. Emerson vuole dire che la vita non può essere ridotta a dottrina, né a fede. E vuole dire che la verità è una cosa effimera e che può essere soltanto afferrata al volo.

Eppure, “ghiribizzo”… Il ghiribizzo può essere un principio per Stati e principi? Un metodo con cui affrontare la politica estera? Con cui affrontare la guerra? Può esserlo. Deve esserlo. I grandi leader hanno sempre saputo come agire e reagire d’istinto e non soltanto secondo un piano. La sorpresa va bene, ma c’è qualcosa di meglio di una sorpresa: un barlume di realtà. Il grande leader è qualcuno che percepisce qualcosa, quando gli altri non sono riusciti a percepirla.

Quindi, ecco: il presidente americano, che non è un grande leader, ciò nonostante ha fatto una buona cosa, qualche settimana fa. Nella sua dichiarata dottrina sono sempre state previste la collaborazione con Vladimir Putin e il ritiro dal Medio Oriente e da qualunque altro luogo. La sua dottrina prevedeva che gli sforzi dell’America fossero soltanto per l’America e per niente e nessun altro. Ha fatto campagna su questi princìpi. Li ha espressi in ogni forma possibile, con rozzezza e poi con rozzezza ancora maggiore. Eppure, dopo aver visto le riprese televisive dalla provincia di Idlib, in Siria, le emozioni del suo stesso cuore hanno evidentemente avuto la meglio su di lui e un ghiribizzo lo ha spinto a reagire, e questa è stata una cosa più che buona. Le scene in televisione, che erano insostenibili, lo hanno condotto a vedere – a vedere con un colpo d’occhio – qualcosa di più di un attacco chimico. Ha visto che, nel momento critico, ognuno dei suoi princìpi in politica estera si è rivelato irrilevante o sbagliato. Ha visto che il potere militare americano permette, quantomeno, di punire i colpevoli, cosa che potrebbe dissuadere la dittatura di Assad da ulteriori utilizzi di gas velenosi. Ha visto che nulla si frapponeva tra lui e l’ordine di infliggere una simile punizione, se non le sue stesse dottrine, che potevano essere messe da parte. La sua oratoria ha suggerito che, forse, ha visto qualcosa di portata ancora maggiore. Ha detto: «Mi rivolgo a tutte le nazioni civili perché si uniscano a noi nel tentativo di far cessare il massacro e la carneficina in Siria e di far cessare anche il terrorismo di ogni tipo e di ogni specie». Nazioni civili? Unirsi insieme? Mi chiedo come si sia sentito provando a dire queste parole nuove.

Emerson dice: «In realtà spero che sia qualcosa di meglio di un ghiribizzo, ma non possiamo impiegare tutto il giorno in spiegazioni». In questo caso, in effetti, si è trattato di qualcosa di meglio di un ghiribizzo. Si è trattato di un’intuizione di quei princìpi che sgorgano dalle situazioni reali, come l’importanza di unirsi per difendere la civiltà. Ma questa sarà un’intuizione duratura – qualcosa con cui i suoi consiglieri più intelligenti potranno magari far pressione su di lui dopo un giorno di spiegazione? Emerson dice: «Spero». Io amo con tutto il cuore Ralph Waldo Emerson.

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