Explicit / Non fiction

“Ho molti amici gay”

di FILIPPO MARIA BATTAGLIA
14.04.2017

Giò Stajano, in abiti maschili

Questa è, quasi sempre, la premessa di qualche frase discriminatoria. Ed è anche il titolo del nuovo libro di Filippo Maria Battaglia (Bollati Boringhieri) che racconta settant’anni di omofobia – a destra e a sinistra – della politica italiana. Ne pubblichiamo un estratto che ha come protagonisti Giò Stajano, una delle prime celebri transessuali italiane, Giulio Andreotti e un sorprendente Giorgio Almirante

È una serata calda e umida, quella romana del 6 luglio 1989. Al ninfeo di villa Giulia lo scrittore Giorgio Bassani ha appena finito di conteggiare le schede del premio Strega: La grande sera di Giuseppe Pontiggia ha battuto per una manciata di voti Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso. Dopo la premiazione, foto e brindisi di rito lasciano il varco ai congedi. La fila più lunga per i saluti non se l’aggiudica però il vincitore ma un ospite d’eccezione. Tutti quelli che gli si avvicinano lo chiamano «Presidente»: a giorni, Giulio Andreotti tornerà a Palazzo Chigi per la sesta volta. Chiacchiere, battute al vetriolo, persino un paio di autografi: la coda della serata scivola senza intoppi fino a quando il politico dc non si ritrova davanti una signora che lo stacca di molti centimetri in altezza. Capelli biondo platino, due fili di perle al collo, un vistoso fiore bianco sulla giacca, si congratula con lui stuzzicandone l’orgoglio letterario. «Ho letto quasi tutti i suoi libri», gli dice mentendo. Andreotti è lusingato, si ferma a parlare, la ringrazia, le stringe la mano, poi si sente dire: «Sa, onorevole, io sono Giò Stajano!». Un paio di secondi e le sue dita svicolano «come viscidi tentacoli», mentre i fotografi continuano a scattare all’impazzata. Stajano è stato uno dei primi gay dichiarati nel Dopoguerra e da qualche anno è una delle più note transessuali. I fotografi (e il «Presidente») lo sanno bene, eppure, ricorderà la diretta interessata, il giorno dopo nessuna immagine esce sui quotidiani.

Il siparietto in quell’ultima estate degli anni Ottanta restituisce bene il clima di imbarazzata sospettosità con cui la politica si approccia in pubblico a omosessuali e transessuali. Ben rispecchiando, del resto, i pregiudizi della maggioranza degli italiani: qualche mese prima di quell’incontro, un’indagine demoscopica ha rivelato che nella scala di antipatie suscitate dai «diversi», gli omosessuali sono in vetta, prima di «zingari» e drogati.

A suscitare stupore allora, semmai, è la reazione assai differente di un altro politico di primo piano, il segretario msi Giorgio Almirante. La signora Stajano lo incontra in un ristorante di Sabaudia. Appena sa che è nipote del segretario del partito fascista Achille Starace, il leader missino si alza da tavola, si inchina e le bacia la mano, pregandola di fare alla madre «i suoi ossequi più sentiti». Non è chiaro se Almirante, quella sera, abbia consapevolezza dell’identità di Giò. Ciò che è certo, però, è che in settant’anni di storia repubblicana la sua reazione, se non isolata, rimane sicuramente minoritaria.

© 2017 Bollati Boringhieri editore, Torino. Tutti i diritti riservati

Filippo Maria Battaglia
Ho molti amici gay. La crociata omofoba della politica italiana
Bollati Boringhieri 2017
135 pagine, 11 euro

Il libro sarà presentato a Milano il 23 aprile alle 11.30 a Tempo di libri (pad. 2, sala Helvetica), con l’autore, Paola Concia ed Eliana Di Caro.

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