È sede di Documenta, una manifestazione quinquennale di arte contemporanea tra le più importanti in assoluto, arrivata quest'anno all'edizione numero 14. L'appuntamento qui è per il 10 giugno

 
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Kassel

Superficie 107 km²
Abitanti 194.087
Densità 1.818 ab./km²

 
 
Butta un dito nel centro della mappa della Germania. Ecco, lì c’è Kassel. La notte del 22 ottobre 1943 gli Alleati hanno fatto cadere sulla cittadina, antica capitale dell’Assia dove hanno vissuto per vent’anni i fratelli Grimm, 416mila bombe incendiarie. Kassel, per il Terzo Reich, fabbricava le locomotive, e fu una delle prime comunità a organizzare convogli per i campi di sterminio. Già nel 1941 ne partirono tre. «Poi basta. I deportabili erano esauriti», dice Cecilia Winter, guida e memoria storica (seppure nata a Merano) della cittadina. «Durante la Guerra fredda la Germania dell’Est era ad appena 25 chilometri in linea d’aria. Era proibito salutarsi da una sponda all’altra del fiume Werra, che segnava il confine. Una mattina d’autunno del 1989 stavo lavorando nell’ufficio turistico della stazione centrale. A un certo punto alzo lo sguardo: il piazzale è invaso da Trabant di cartapesta, le auto della Ddr, e capisco. Poco dopo, al supermercato, c’era un signore dalla faccia grigia che piangeva di fronte alle decine di marche di yogurt del banco frigo. Mormorava: “Quanto ci hanno ingannato”».

Oggi Kassel produce pezzi di ricambio per tutte le Volkswagen del mondo ed è sede di una delle manifestazioni di arte contemporanea più importanti in assoluto, Documenta (da docere e mens). La fondò nel 1955 il professor Arnold Bode, come costola di una fiera di giardinaggio, per mostrare alla popolazione i capolavori censurati dal nazismo in quanto «degenerati», tra cui quelli di Picasso e di Kandinskij. Una volta ogni cinque anni, questa cittadina nel bel mezzo della brughiera centroeuropea la cui gente, secondo Cecilia, «in origine non era propriamente aperta e cosmopolita», si ricopre di installazioni d’avanguardia, provocazioni concettuali, bizzarrie e intuizioni materiche di alcuni fra i più importanti artisti viventi. Un’intermittente opera d’arte totale, una foresta di caducifoglie artificiali. L’estate del 2017 sarà una stagione di fioritura. Nell’edizione del 2012 i visitatori furono più di 900mila. Ora si punta a superare il milione. Quest’anno, eccezionalmente, Documenta 14 si articola in due fasi: dall’8 aprile al 16 luglio ad Atene, poi a Kassel dal 10 giugno per i classici cento giorni tedeschi. Titolo: Imparare da Atene.

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Wilhelmshöhe

Un lungo viale porta alla collina che domina la città e ospita la statua di Ercole

+ kassel.de

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Staatspark Karlsaue

Con Rahmenbau di Haus-Rucker-Co e Spitzhacke di Claes Oldenburg

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Bahnhofsplatz

Man Walking to the Sky di Jonathan Borofsky creato per Documenta 9 (1992)

+ documenta.de

L’obiettivo del curatore, il polacco Adam Szymczyk, è raccontare e sublimare attraverso l’arte il contrasto tra Nord e Sud. Documenta in Grecia come «simbolo di una situazione globale in rapido cambiamento», dice, dove confini identitari e sociali vengono ridisegnati. Fino all’inaugurazione, quasi ogni altra notizia è secretata come da tradizione. Già nel 2011 il New York Times scrisse che Szymczyk era una specie di «curatorial rock star» contornata da un’«aura of cool aloofness». Gli abitanti di Kassel, meno ficamente distaccati, non hanno preso benissimo la decisione di condividere il festival con la Grecia. «Documenta è una cosa nostra. Adesso Atene. E tra cinque anni, chi altro? Magari tra dieci la perdiamo del tutto», dice un signore con bassotto al guinzaglio nel parco di Karlsaue (2–4), a pochi metri da Idee di pietra di Giuseppe Penone, un albero di bronzo con un grosso masso incastrato tra le fronde. Per evitare che questa installazione di Documenta 13 venisse venduta altrove, più di settecento cittadini hanno partecipato a una raccolta fondi. In effetti, è l’intero tessuto urbano a essere puntellato da alcune opere delle edizioni precedenti. L’Orangerie, limitrofa al parco, è inquadrata come un dipinto dalla cornice metallica su un promontorio: Rahmenbau del collettivo Haus-Rucker-Co, edizione 1977. Il sabato, un raggio verde di 7.325 metri collega una torre del Museum Fridericianum alla statua di Ercole che domina la città dalla vetta della collina Wilhelmshöhe (1): è Laserscape di Horst Baumann, sempre del 1977. Ogni abitante interessato si è simbolicamente comprato un metro di raggio per l’equivalente di dieci euro. In sei mesi l’intera retta di fotoni è stata acquistata dalla cittadinanza. Di fianco al museo, sopra all’ingresso colonnato di quello che oggi è un negozio di moda, si alzano tre statue antropomorfe. Volti mesti, abiti colorati, borse e valigie tutt’attorno. Sono tre delle dieci figure – «l’installazione era molto cara», spiega Cecilia – che componevano Die Fremden (“stranieri”) di Thomas Schütte, realizzata nel pieno della guerra in Jugoslavia nel 1992. Sulle rive del fiume Fulda, il manico del titanico Spitzhacke (“piccone”) di Claes Oldenburg (1982) punta di nuovo alla statua di Ercole. E, in Bahnhofsplatz (5), di fronte al Burger King, c’è un oggetto costato 630mila marchi, Man Walking to the Sky dell’americano Jonathan Borofsky (1992). Su un’asta obliqua di 25 metri un uomo scalzo procede con la faccia rivolta all’universo. Una bambina bionda, a mano con la mamma, lo guarda e dice: «Non torna più».

Di sicuro, quest’anno, qui a Kassel torneranno molte altre opere. Cecilia sa per certo che verrà eretto di fronte all’Orangerie un oggetto di dieci metri dedicato all’immigrazione. «E davanti al Museum Fridericianum un’artista argentina, con l’aiuto degli operai della Volkswagen (main sponsor di Documenta), costruirà un Partenone con i libri che sono stati proibiti nel corso della storia», dice Cecilia. Ci sarà anche il Mein Kampf?

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