Explicit / Non fiction

La democrazia francese rischia di fare PRAF!

IL 91 28.04.2017

Molti elettori sono addirittura oltre il voto di protesta perché non sono neanche più in collera con i politici

La prima forza politica di Francia non è il Front National di Marine Le Pen, non è En Marche!, il movimento di Emmanuel Macron, non è l’astensione. Sono i PRAF e cioè, nella versione moderata, i plus rien à faire (quelli che non hanno più niente a che fare con la politica) e, nella versione più radicale, i plus rien à foutre (quelli che se ne fottono della politica). Sono i francesi disgustati, indifferenti, ormai lontani da un dibattito pubblico sempre uguale a se stesso. «Non è un gruppo sociale, e ancor meno un partito politico», scrive Brice Teinturier, direttore dell’istituto Ipsos e fresco vincitore del Prix du livre politique 2017 proprio con il saggio Plus rien à faire, plus rien à foutre. La vraie crise de la démocratie. «Anche se misuriamo una maggiore PRAF-attitudine nella classe media, chiunque può diventarlo, e succede sempre di più», scrive Teinturier. I PRAF rappresentano oggi tra il 28 e il 32 per cento dell’elettorato francese e, no, non c’entrano nulla con gli elettori del Front National: in Francia è nato un quarto polo inconsapevole.
Il voto per Marine Le Pen è un voto di adesione, presuppone un forte impegno politico che si salda con la collera verso l’attuale sistema. I PRAFisti non sono in collera o delusi dal sistema politico ma ne sono disgustati o addirittura indifferenti, il tipo di rapporto è diverso: «Quando si è in collera o delusi, come in amore, esiste ancora una qualche forma di relazione. Al contrario, indifferenza o disgusto segnano la fine della relazione, un divorzio che è ormai consumato».
Un polo del genere non nasce in poco tempo, e non è legato soltanto alla “crisi del risultato”, cioè all’incapacità, vera o presunta, della politica di risolvere i problemi come promesso. I PRAF sono il risultato del lungo cammino dell’elettore francese, che fino agli anni Ottanta era un credente («Eravamo appassionatamente gollisti, comunisti o socialisti, la nostra era un’adesione senza riserve, come fossimo fedeli di una chiesa») e poi è diventato un deluso, sia dalla promessa mitterrandiana del 1981 di “cambiare la vita dei francesi” sia dall’impegno chiracchiano di ridurre “la frattura sociale” ereditata dalla sinistra. Entrambe le promesse non sono state mantenute, nutrendo il mostro lepenista arrivato al secondo turno nel 2002. Infine il decennio perduto, incarnato da Nicolas Sarkozy e François Hollande, presidenti talmente impopolari da essere rigettati persino alle primarie del proprio partito – è il caso del primo – o incapaci di candidarsi alla propria successione – è il caso del secondo – e da generare un sentimento d’indifferenza e di fastidio più che di odio. Mai la Francia aveva vissuto un’alternanza così perfetta in sessant’anni di Quinta Repubblica: dal 2007 al 2012 i francesi hanno sperimentato un vero quinquennat di destra, seguito dal 2012 al 2017 da un vero quinquennat di sinistra. Risultati? Pochi e contraddittori. I PRAFisti sono quindi i veri “bambini” di questi dieci anni perduti, che da un lato hanno sdoganato il “vaffanculo” lepenista e dall’altro hanno prodotto una schiera di spalle scrollate, di persone convinte che la politica non possa incidere sulla loro vita quotidiana: sono il 36 per cento dei francesi.

Teinturier è abbastanza conosciuto, in Francia, per essere una persona equilibrata, quasi distante quando commenta la vita politica francese attraverso i dati raccolti dal suo istituto. Nel libro, invece, l’autore appare a tratti innervosito dalla vacuità dei propositi dei presidenti, dalla loro tendenza alla drammatizzazione che esaspera i PRAFisti. È l’introduzione della “teoria del coraggio” in politica a risultare insopportabile: «In questo paradigma essere coraggiosi vuol dire accettare il fatto di essere impopolari. Dietro quest’idea si nasconde il nume tutelare Charles de Gaulle, gigante coraggioso che svetta al di sopra della mediocrità di chi dirige la Francia» e capace, appunto, di decisioni difficili e apparentemente impopolari. Ma coraggio e impopolarità non vanno di pari passo: sostenere che una misura necessaria e favorevole all’interesse generale sia necessariamente impopolare implica immaginare i francesi come ciechi e imbecilli, senza considerare che de Gaulle era, lui sì, coraggioso e popolare.
Nei circoli politici della capitale francese PRAF è diventato l’acronimo più utilizzato, affiancato alla solita, vecchia ossessione transalpina: l’arrivo di un nuovo Charles de Gaulle che salvi Marianne, la Repubblica, da se stessa, dal disastro rappresentato oggi dai distruttori del Front National, domani dall’egemonia indifferente dei PRAFisti, vero pericolo per la democrazia. A loro dovrà rivolgersi chi entrerà all’Eliseo la sera del 7 maggio. Vaste programme.

Brice Teinturier

Plus rien à faire, plus rien à foutre. La vraie crise de la démocratie

Robert Laffont 2017
198 pagine, 18 euro
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