Dossier / Elezioni francesi

Macron sulle ali del voto

10.04.2017

“Présidentielle 2017”, il racconto settimanale della corsa all’Eliseo: il candidato di En Marche! tiene nei sondaggi, ma il suo elettorato appare ancora come il più volatile; la competizione a cinque sembra ridotta a quattro, per la debolezza di Hamon; l’influenza delle “altre elezioni” (le Legislative di giugno) sul voto alle Presidenziali.

Ogni lunedì IL pubblica “Présidentielle 2017, la newsletter settimanale sulle elezioni presidenziali francesi curata da Francesco Maselli. Per ricevere ogni domenica sera la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

1-Il settimanale L’Obs ha analizzato la composizione dell’elettorato di Emmanuel Macron. Lo studio è interessante e conferma, in parte, la grandissima differenza tra la Francia che vota per l’ex ministro dell’Economia e la Francia che vota per Marine Le Pen.

2-Non si vota soltanto per le elezioni presidenziali, ma anche per quelle legislative, esattamente un mese dopo il secondo turno. Come influiscono queste elezioni sulla campagna elettorale?

3-L’elettorato resta molto indeciso, e ormai i candidati potenzialmente qualificabili al secondo turno sono quattro. La situazione è molto aperta, e diventa sempre più difficile parlare di “favoriti”.

 

1-L’elettorato e i rischi di Emmanuel Macron

Emmanuel Macron è l’unico dei cinque maggiori candidati a non aver mai partecipato a un’elezione e ad aver fondato un movimento dal nulla, senza alcun radicamento sul territorio. Il fenomeno è completamente nuovo ed è quindi molto interessante comprendere da chi è composto il suo elettorato, anche perché non abbiamo precedenti su cui basare le analisi. In questo primo grafico potete notare come la parte più rilevante degli elettori di Macron provenga dall’elettorato di François Hollande del 2012 ma, come analizzato la settimana scorsa, esiste una componente rilevante che alle scorse elezioni scelse Nicolas Sarkozy: un quinto di chi oggi dichiara di essere pronto a votare per Macron nel 2012 ha votato Ump. Infine il 15 per cento degli elettori potenziali dell’ex ministro dell’Economia votò per François Bayrou, mentre una più modesta percentuale, nel 2012, scelse i due estremi, Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon.

sondaggio-1

Il leader di En Marche! ha sempre rivendicato la sua centralità nel sistema politico francese, per contrapporla al centrismo, un posizionamento che non è mai riuscito a diventare egemone: proprio François Bayrou, oggi suo alleato, nel 2007 provò a scardinare l’alternanza socialisti-gollisti ottenendo un ottimo risultato (il 18,5 per cento) ma non qualificandosi per il secondo turno. La sfida di Macron è appunto questa: presentarsi come un candidato capace di incarnare il meglio di quanto hanno proposto negli anni la destra e la sinistra per cambiare la Francia al di là delle etichette dei vecchi partiti. Può essere la sua forza, ma anche la sua debolezza, e l’indecisione del suo elettorato lo conferma: piace potenzialmente a tutti ma non convince fino in fondo.

L’analisi della sociologia elettorale, cioè delle categorie sociali da cui è composto il suo elettorato, conferma in parte la percezione di Macron come il candidato di chi ha vinto la sfida della globalizzazione. Questo è vero, visto che Macron è il più apprezzato nelle fasce benestanti della popolazione: il 32 per cento della classe media superiore dichiara di votare per lui. Anche i risultati tra gli elettori che hanno condizioni economiche più modeste sono però di tutto rispetto: Macron raccoglie il 27 per cento fra chi appartiene alla classe media inferiore e non crolla neppure tra gli elettori che fanno parte degli strati più poveri della popolazione che per il 19 per cento sono con il leader di En Marche!.

sondaggio-2

Che cos’è che tiene insieme queste persone con un tenore di vita così diverso? Come ha spiegato all’Obs Jérôme Fourquet, direttore dell’istituto che ha condotto il sondaggio, «la postura e il discorso molto ottimista e positivo di Emmanuel Macron sono elementi essenziali della sua performance. Al contrario, Marine Le Pen ha un risultato colossale tra i pessimisti. Ecco che abbiamo due Paesi completamente diversi rappresentati dai due candidati. Non è solo la Francia che sta bene a votare Macron, ma anche la Francia che pensa che andrà bene nel futuro, che la situazione potrà migliorare. Sono gli ottimisti a votare per il leader di En Marche!». E infatti, specularmente, sono le classi più pessimiste a votare per Marine Le Pen che è molto popolare soprattutto tra gli operai (siamo intorno al 40 per cento), una delle classi sociali più esposte alla globalizzazione e agli effetti che produce o potrebbe produrre (delocalizzazione, abbassamento dei salari, aumento del tempo di lavoro).

sondaggio-3

Ma, come ben sa chi segue da tempo Présidentielle 2017, Macron ha un elettorato molto volatile: il fatto che lo ricordi a me stesso e a voi ogni settimana non è un ottimo segno e la leggera flessione osservata nelle ultime due settimane nei sondaggi ne è un sintomo. Molto del suo successo si basa sulle debolezze dei suoi avversari, specialmente di François Fillon e Benoît Hamon, ma la situazione potrebbe evolvere. Mancano quindici giorni di campagna elettorale e nulla esclude un repentino cambiamento di opinione del suo elettorato, magari affascinato dallo stile e da alcune proposte ma alla fine non troppo convinto di un’avventura piena di incognite, soprattutto per quanto riguarda le successive elezioni legislative. Infine c’è la questione astensione: tutti i gran risultati di Macron sono tarati sul 66 per cento di partecipazione, molto bassa se consideriamo i precedenti: nel 2012 votò il 79,5 per cento, nel 2007 quasi l’84 per cento, nel 2002, quando l’astensione fu considerata molto alta, votò comunque il 71,6 per cento dei francesi. Cosa succede se l’astensione ritorna a livelli fisiologici?

sondaggio-4

Questo sondaggio e quelli che seguono sono elaborati dall’istituto IFOP, nel riepilogo settimanale di giovedì 6 aprile

 

2-La questione delle elezioni legislative

In molti mi stanno ponendo la domanda sulle elezioni legislative che si terranno a giugno, subito dopo quelle presidenziali, quindi è utile mettere qualche punto fermo, perché se ne parlerà sempre di più.

Che cosa si vota e come si vota?

Un mese dopo le elezioni presidenziali viene rinnovata l’Assemblea nazionale, la Camera bassa francese che dà la fiducia al Governo (ma non al presidente che, eletto direttamente dal popolo, non è legato dal rapporto di fiducia con il Parlamento). Se Assemblea e presidente sono di un partito diverso si genera il fenomeno della cohabitation, perché il presidente deve convivere con un governo impostogli da una maggioranza parlamentare ostile. Questa situazione si è presentata più volte nella storia della V Repubblica perché Assemblea e presidente erano eletti in momenti diversi, la prima ogni cinque anni e il secondo ogni sette. Dal 2002 sono stati uniformati i due mandati, con il risultato che le elezioni legislative sono diventate un’elezione di conferma: finora la regola è sempre stata che chi vince le elezioni presidenziali vince anche quelle legislative.

Il territorio francese è diviso in 577 collegi uninominali a doppio turno assegnati con il meccanismo seguente: se nessun candidato arriva al 50 per cento al primo turno si qualificano al secondo tutti i candidati che hanno ottenuto almeno il 12,5 per cento degli iscritti alle liste elettorali, il che vuol dire, calcolando l’astensione, più o meno il 20 per cento dei voti validi. In uno scenario in tre blocchi è possibile che si creino molti scontri “triangolari” tra un candidato di sinistra (oggi con più probabilità un candidato di En Marche!), uno di destra e uno del Front national.

Qual è il problema allora? Il problema è che le elezioni legislative non sono quelle presidenziali: il carisma del candidato presidente e la sua capacità di parlare a una parte ampia della popolazione non basta a vincere nei collegi, dove i meccanismi di scelta degli elettori possono essere diversi. Storicamente, le elezioni legislative – come qualunque elezione che preveda i collegi uninominali – privilegiano i partiti molto organizzati sul territorio con candidati che spesso sono eletti per decenni nella loro circoscrizione. Per intenderci, il Front national, che alle ultime Presidenziali ha raggiunto il 17,9 per cento, ha raccolto solo il 13,6 per cento alle successive Legislative. Risultato? Soltanto due deputati eletti.

L’unico, al momento, in grado di garantire una maggioranza parlamentare solida è François Fillon, a capo di un partito strutturato e con candidature storiche e competitive in moltissimi collegi. Gli altri due candidati in testa nei sondaggi non possono affermare lo stesso, anche se le aspettative nei loro confronti sono diverse. Non essendo favorita per la vittoria finale, Marine Le Pen non riceve molte domande o critiche sulla sua probabile incapacità di formare una maggioranza presidenziale; la stessa cosa non si può dire per Emmanuel Macron, che invece al momento è favorito e quindi viene spesso interrogato sull’argomento.

Macron presenterà candidati in tutti i 577 collegi, ma per adesso ne ha investiti ufficialmente solo 14. Questo sta cominciando a essere un problema: in moltissime circoscrizioni i candidati degli altri partiti sono già in campagna elettorale. Presentare uno sconosciuto può anche andar bene, ma servono tempo e risorse per conoscere il territorio, chi ci abita, quali sono i suoi problemi specifici. L’accusa mossa a Macron è di avere dei “candidati internet”: persone senza alcun radicamento territoriale, che non hanno mai fatto politica e che non riusciranno a essere elette.

Perché En Marche! ha impiegato così tanto tempo a scegliere i suoi candidati? Si possono trovare tre possibili risposte. La prima è il tempo: il movimento di Macron è nato esattamente un anno fa e si propone di portare al potere una nuova classe dirigente. Il movimento è sì verticale, perché non può prescindere dalla figura del suo leader, ma allo stesso tempo è (o si pretende che sia) orizzontale, perché ha costruito il suo programma dopo una grande campagna di ascolto dei problemi del Paese e ha dato, appunto, la possibilità a chiunque di proporre la propria candidatura su internet. La candidatura è stata poi selezionata da un’apposita commissione di investitura che ha lavorato a tempo pieno: «un lavoro titanico», ha spiegato Jean-Paul Delevoye, il presidente della commissione, che ha avuto bisogno di tempo e grandissimi sforzi per individuare i candidati adatti.

Il secondo motivo è che a En Marche! sono convinti che la vittoria alle Presidenziali basti per vincere alle Legislative e che quindi i candidati nei collegi beneficeranno automaticamente dell’affermazione di Macron, senza dover fare campagna. «Se i francesi eleggono Macron – mi ha detto un deputato marcheur sabato scorso a Marsiglia – è perché vogliono che governi. Se ti eleggono poi ti danno il potere; è sempre successo così. Anche se candidassimo lei che è italiano in un collegio, e se il collegio fosse competitivo, sarebbe eletto». Ora, non metto in dubbio il mio ascendente sull’elettorato francese, ma un atteggiamento del genere mi è parso abbastanza ingenuo: Macron ha rotto troppe regole delle Presidenziali per essere così convinto che l’unica valida sia quella, che a lui sarebbe molto conveniente, secondo la quale elezioni presidenziali e legislative abbiano lo stesso risultato.

Infine, e questo è il motivo più probabile, Macron è consapevole del fatto che non avrà una maggioranza monocolore all’Assemblea nazionale e sta quindi aspettando la vittoria alle Presidenziali per formare una sorta di grande coalizione. Un’ipotesi del genere è praticabile anche perché alcuni esponenti dei partiti tradizionali si sono già detti disponibili: la settimana scorsa erano stati i deputati vicini a Manuel Valls a evocare un sostegno a Macron, ma non è escluso che la corrente più centrista dei repubblicani possa iniziare a ragionare nello stesso modo, soprattutto se Fillon dovesse essere eliminato con una percentuale molto bassa.

 

3-Verso una sfida a quattro

sondaggio-5

Chi segue da un po’ Présidentielle 2017 conosce bene la grande incertezza dell’elettorato. Questa incertezza comporta che i due candidati favoriti per l’accesso al ballottaggio siano molto fragili: Macron perché ha elettori meno motivati degli altri, seppure in aumento rispetto a due mesi fa, Marine Le Pen perché ha elettori molto motivati ma, per adesso, non è riuscita a convincere chi non ha ancora compiuto la sua scelta. Così, l’inaspettata solidità della candidatura di Fillon e la dinamica che stiamo osservando da parte di Jean-Luc Mélenchon diventano un rischio concreto che insidia la loro posizione, anche perché, come più volte detto, gli indecisi sono molti e sono potenzialmente decisivi, soprattutto con delle percentuali di accesso al secondo turno così basse.

sondaggio-6

Come potete notare, la volatilità è più alta per i tre candidati di sinistra che per gli altri due. François Fillon ha perso quasi dieci punti da quando ha vinto le elezioni primarie ed è quindi fisiologico che i suoi elettori siano più sicuri: sono di meno, più fedeli e non hanno cambiato idea durante la fase più critica dello scandalo, quindi non lo faranno adesso. Questo è ciò che gli ha permesso di rimanere in gioco sin qui e il suo piccolo recupero si spiega con la percezione diffusa che non sia un candidato spacciato e che dopotutto sia ancora competitivo. Marine Le Pen ha invece un elettorato abituato a votarla: si è mobilitato alle Europee del 2014 (24,8 per cento) e alle Regionali del 2015 (27,7 per cento) e nulla indica che non lo rifarà anche alle Presidenziali.

L’indecisione che invece osserviamo per i candidati di sinistra è giustificata da due motivi. Il primo è la prossimità: è meno costoso, per un elettore, passare da Hamon a Mélenchon o da Hamon a Macron che da Hamon a Marine Le Pen. Chi si ritiene di sinistra oggi in Francia ha un’offerta molto più ampia del solito tra i candidati maggiori, quindi tende a mettere più facilmente in discussione la propria scelta. A questo va aggiunta la componente “voto utile”: se fino a due settimane fa solo Macron poteva rappresentare un candidato competitivo per arrivare al ballottaggio, oggi non è più così. Mélenchon è distanziato di poco ed è protagonista di una dinamica molto positiva, può quindi essere percepito non solo come un voto identitario ma persino come un voto utile. Tutto questo va a detrimento di Hamon, ormai stabilmente sotto il 10 per cento e, a questo punto, pericolosamente vicino alla “soglia di scomparsa”, il 5 per cento sotto il quale le spese della campagna elettorale non sono rimborsate.

 

Il personaggio della settimana

foto1

Martedì c’è stato il secondo dibattito tra i candidati e stavolta hanno partecipato tutti. Tra i minori, quello che si è distinto di più è stato Philippe Poutou, non solo per l’abbigliamento poco convenzionale (eufemismo) ma anche per essere stato in grado di attaccare François Fillon e Marine Le Pen sui loro guai con la giustizia. È vero che per Poutou, candidato del Nouveau parti anticapitaliste, il dibattito ha rappresentato i famosi quindici minuti di celebrità warholiana, ma una campagna presidenziale vive anche di questi momenti.

 

Consigli di lettura

 

-Eric Dupin su slate.fr ha analizzato la sociologia elettorale di Emmanuel Macron e Marine Le Pen ed è arrivato alla conclusione che la vittoria del leader di En Marche! è meno scontata di quanto sembri. Grazie a Lorenzo per la segnalazione;

Una lunga intervista al filosofo Marchel Gauchet, che analizza l’ideologia di Emmanuel Macron;

Chi è Jean Pisani-Ferry, eminenza grigia di Emmanuel Macron? Un lungo ritratto, in inglese, di Politico;

 

Prima di finire, una correzione: la volta scorsa ho sbagliato il link all’articolo che racconta come Marine Le Pen possa vincere le elezioni presidenziali (qui il link). Scusate la confusione!

 

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

 

Se questa newsletter ti è stata utile consigliala ad un amico, o condividila su Facebook, puoi usare questo link!

Se hai una domanda, una critica o un’osservazione, scrivimi a francescomaselli@live.it

Se vuoi commentare l’articolo, puoi farlo su www.hookii.it che ospita ogni settimana questa newsletter. Ci trovi moltissimi altri articoli interessanti, per cui consiglio di farci un giro.

Mi trovi anche su Facebook e su Twitter

Qui le puntate precedenti.

Chiudi