Un nuovo documentario americano, Maurizio Cattelan: Be Right Back, tenta l’impossibile: far entrare l’arte contemporanea nel dibattito pubblico italiano

Il documentario sul più noto, quotato, discusso, imprendibile artista italiano in circolazione l’hanno prodotto gli americani: pare già un’installazione del tizio in questione. Si intitola Maurizio Cattelan: Be Right Back, arriva ora in Italia come evento speciale dopo le ottime recensioni internazionali, qui da noi con tutta probabilità non solleverà il dibattito: non tanto per il solito nemo propheta in patria, ma perché in Italia l’arte contemporanea resta confinata nelle Fondazioni che vestono Prada, vernici e prosecchini per i pochi che già sanno. Le urgenze del Paese sono altre, lo si sente ripetere da anni. E allora, prima che i cervelli, viene appunto la fuga dei documentari, che poi sono storie da raccontare. Maurizio Cattelan nasce a Padova da una famiglia proletaria e ora le sue opere sono battute all’asta per milioni di dollari, ma neanche questo sembra uno spunto avvincente qui in patria. Figurarsi il discorso sull’arte – no: sull’essere artista oggi – che è il cuore del film. «Maurizio non ha dedicato la sua vita all’arte, ma al successo nell’arte», sostiene il gallerista Massimo De Carlo, tra i primi a scoprirlo: è anche il poveretto crocifisso al muro con lo scotch nel famoso Perfect Day.

È questa la chiave per leggere l’arte contemporanea? I soldi, prima ancora della cara vecchia necessità? Lo dicono pure gli esperti interpellati dalla regista Maura Axelrod: nel picco della crisi delle Borse, l’arte contemporanea non ci ha rimesso affatto, anzi non ha mai goduto di una così ottima salute. Quando i bond mettono paura, si acquistano direttamente opere griffate. O forse la chiave è il posizionamento sociale: l’«ironia dolorosissima» (così nel film) di Cattelan è superficialmente compresa pure dai nuovi ricchi, che ne possono discettare sentendosi borghesi navigati. Be Right Back è una detective story destinata a restare senza soluzione, perché nell’arte non c’è verità. Eccolo, il nocciolo della questione.

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Il celebre papa Giovanni Paolo II appena colpito dal meteorite

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“Him”, il piccolo Hitler genuflesso in cera e resina è stato battuto a 17 milioni di dollari

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“Pinocchio è stato preso di mira più volte: indifferentemente annegato e appeso

A dar retta alle testimonianze che sfilano come in un interrogatorio, sta tutto lì: «Fin dagli esordi, Maurizio è stato bravissimo a falsificare la realtà»; «L’arte contemporanea è solo questione di crederci oppure no»; «The Lying Game», che poi è il titolo del pezzo dedicato da Vogue America al nuovo fenomeno del mercato, era il lontano 2001. La prova schiacciante è che quel Cattelan che rilascia dichiarazioni nel film non è lui, ma il suo “interprete” Massimiliano Gioni, altro gallerista che spesso gli ha fatto da doppio, spacciandosi per lui pure alle conferenze stampa.

Eccola, la verità di Cattelan: non rivelarne nessuna. Giocare con Hitler, appendere bambini impiccati agli alberi, annegare Pinocchio, piazzare il dito medio in Piazza Affari. Tutto il resto è un bluff, un’eterna dissimulazione, un finto mistero da lasciare risolvere a qualche americano volenteroso. A Maurizio di sicuro piacerà l’installazione involontaria che l’Italia ignorantissima mette in piedi ogni volta che lo si cita: «Cattelan chi? Quel simpatico ragazzo che conduce X-Factor?».

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