Dossier / Elezioni tedesche

Coalizione di lavoro

03.04.2017

“Noch 4 Jahre?”, il racconto della campagna elettorale tedesca a cura di Edoardo Toniolatti: la Spd fa campagna elettorale pensando a possibile alleanze future (Grosse Koalition bis? II “semaforo”? Il trio rosso-rosso-verde che si pensa ma non si dice?), la Merkel si rassicura un po’ analizzando i risultati nel Saarland, la Turchia è sempre in prima pagina e AfD teme il cortocircuito

Ogni due settimane IL pubblica “Noch 4 Jahre?”, la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

I fatti:

  • Le conseguenze del voto in Saarland
  • Continuano i problemi con la Turchia
  • Che prospettive di coalizione ha in mente la Spd?
  • I dolori della giovane Petry

 

A distanza di una settimana dal voto in Saarland inizia a esserci un po’ di chiarezza in più nell’analisi del voto e delle possibili conseguenze: lo Stern e lo Spiegel, ad esempio, hanno pubblicato due interessanti interviste con il politologo Robert Vehrkamp, ricercatore della Bertelsmann Stiftung, per cercare di spiegare meglio a cosa è dovuto il risultato sorprendente di cui parlavamo la volta scorsa.

La sorpresa, e in particolare la distanza fra le previsioni e i risultati effettivi, è secondo Vehrkamp dovuta soprattutto all’abbassamento dell’astensione. In Saarland è tornata a votare molta gente che non votava più, e di solito chi non vota non risponde neanche ai sondaggi; stavolta, invece, l’affluenza è cresciuta, e dunque è tornato alle urne un blocco consistente che nelle rilevazioni non era stato preso in considerazione. E l’aspetto più interessante è che questo ritorno al voto, a differenza delle elezioni locali dello scorso anno, non ha favorito Alternative für Deutschland ma i partiti tradizionali, Spd e soprattutto Cdu: anzi, si è assistito a una gegenmobilisierung der Mitte, una “contromobilitazione del centro” contro i populisti, in decisa controtendenza rispetto al passato recente.
 
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La traduzione di una parte dell’intervista allo Stern

 
Continua la tensione con la Turchia, ora che si avvicina il 16 aprile, data del referendum sulla riforma costituzionale voluta da Recep Tayyip Erdoğan. Le critiche al presidente turco si sono allargate dal governo a tutto lo spettro politico tedesco – il candidato cancelliere dei Grünen, Cem Özdemir, ha detto che se passa la riforma «la Turchia diventerà una prigione a cielo aperto», mentre Sahra Wagenknecht della Linke ha definito Erdogan «un terrorista» – ma soprattutto si è scoperto che i servizi segreti turchi stanno spiando alcuni membri (o presunti tali) del movimento di Fethullah Gülen residenti in Germania. Il governo di Ankara ritiene che ci sia questo movimento dietro il golpe fallito dello scorso luglio, l’ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche e ritiene dunque di avere il diritto di prendere precauzioni del genere: però non la pensa così il ministro degli Interni Thomas de Maizière, Cdu, che ha ribadito come «le attività di spionaggio su suolo tedesco sono perseguibili penalmente e non verranno tollerate». Si tratta di circa trecento persone spiate e di dossier con indirizzi, numeri di telefono, fotografie, video: una vicenda che, naturalmente, contribuisce a mantenere parecchio tesi i rapporti fra Berlino e Ankara.

 

Merkel

Con la vittoria in Saarland, Angela Merkel e la Cdu possono respirare un po’, soprattutto in questi giorni in cui una cinquantina di rappresentanti dell’ala più di destra della Cdu e della Csu ha costituito un gruppo esplicitamente in polemica con la politica di accoglienza della cancelliera nei confronti dei rifugiati: guidato da Alexander Mitsch, uno dei leader del partito nel Baden-Württemberg, il gruppo della Freiheitlich Konservativer Aufbruch (più o meno “Spinta liberal-conservatrice”) raccoglie chi nella Cdu si sente ormai “senza patria”, e propone un programma in 30 punti incentrato su una serie di politiche restrittive in tema di immigrazione, integrazione e altro (ad esempio contro le misure di salvataggio per i Paesi a rischio collasso nell’Unione europea e contro la “sessualizzazione precoce” nelle scuole). Non si tratta di scissionisti, ma di “energie positive” da rimettere in circolo nel partito, dice Mitsch: vedremo come reagirà Merkel, che però sembra rassegnata a cedere su alcuni dei punti su cui insistono i suoi critici, come ad esempio l’eliminazione della doppia cittadinanza per i figli di immigrati.
 
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Alexander Mitsch

 
Inizia intanto la cerimonia degli incontri in vista delle possibili coalizioni di governo. I vertici della Cdu hanno incontrato Martin Schulz, e si intravede qualche piccolo segnale di distensione fra la Cdu e i liberali della Fdp: Merkel ha infatti partecipato a Berlino alla presentazione dell’ultimo libro di Sabine Luetheusser-Schnarrenberger, ex ministro della Giustizia della Fdp.

 

La Spd

Anche nella Spd il tema principale sono le coalizioni possibili: e se, come dicevamo, Schulz ha incontrato i vertici della Cdu, uno dei punti più discussi dopo il voto in Saarland è lo stato di salute di una potenziale coalizione di governo rosso-rosso-verde, con la Linke e i Grünen.

Il risultato elettorale di domenica scorsa si può infatti leggere più o meno così: in termini generali puntare sul rosso-rosso-verde è in linea con lo spirito della Schulz-hype, ma parlarne troppo apertamente è rischioso perché può spaventare parte di quell’elettorato che la Spd vuole sottrarre alla Cdu. Da un lato è necessario distanziarsi il più possibile dalla Grosse Koalition per rappresentare meglio un’idea di cambiamento, però dall’altro flirtare troppo con la Linke può fornire argomenti a chi, nella Cdu, paventa il pericolo di una deriva a sinistra: il fatto poi che capolista della Linke in Saarland fosse Oskar Lafontaine, uno dei volti più noti – e più polarizzanti – del partito, certo non ha aiutato.

La strategia cambierà ma non di molto, diciamo: non si escludono altre possibilità (tanto che si torna a parlare di semaforo, la coalizione cioè con Grünen e Fdp), ma la prospettiva preferita rimane rosso-rosso-verde. Però, meglio non dirlo troppo in giro. Insomma, forse si fa ma comunque non si dice.
 
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Anche l’ex cancelliere Gerhard Schröder è intervenuto sul tema delle coalizioni: un’intesa con la Linke è poco realistica, ha detto, finché “la famiglia Lafontaine” detta la linea. Non dimentichiamo, infatti, che la candidata cancelliera del partito, Sahra Wagenknecht, è la moglie di Lafontaine

 
Schulz, intanto, ha ricevuto a Berlino Benoît Hamon, il candidato alle presidenziali francesi del Partito socialista, e in un’intervista alla Bild am Sonntag ha spiegato cosa farà nei primi 100 giorni del suo governo: tra i punti più rilevanti, maggiore trasparenza ed equità nel calcolo dei salari, rafforzamento dell’Unione europea, tetto agli stipendi dei manager e asili gratis. E anche il matrimonio egualitario per le coppie omosessuali.

 

Gli altri a destra

I liberali della Fdp hanno presentato alcuni dei punti del proprio programma, in una conferenza stampa tenuta a Berlino a fine marzo. Christian Lindner, il leader del partito, ha parlato soprattutto di economia digitale e di istruzione, oltre che di un imponente piano di restituzione delle tasse che, da oggi fino al 2021, dovrebbe riportare nelle tasche dei cittadini tedeschi circa 30 miliardi di euro.

Ma sono soprattutto le vicende dentro AfD a tenere banco a destra: dopo il risultato deludente in Saarland e la caduta in picchiata nei sondaggi, durante un congresso del partito in Sassonia, a Weinböhla, Frauke Petry è stata votata capolista sì, ma con il 72 per cento dei voti, un risultato che non fa che mettere sempre più in luce le difficoltà della leader a contenere il dissenso. Petry è riuscita a eliminare Björn Höcke, protagonista di una polemica di cui parliamo ormai da un paio di mesi, dalle liste elettorali per settembre, ma non ha potuto evitare che molti difensori del deputato della Turingia vi trovassero posto; e soprattutto ha dovuto – forse definitivamente – rinunciare al sogno di una candidatura solitaria al Cancellierato. Quasi certamente, infatti, nel congresso decisivo che si terrà ad aprile a Colonia verrà ufficializzata una candidatura doppia: e insieme a lei è probabile che correrà Alexander Gauland, suo vice nel partito e una delle voci più critiche nei suoi confronti.

Alcuni parlano addirittura di un possibile ritiro di Petry, ma è improbabile che accetti di rinunciare alla leadership, nonostante gli attacchi da più parti. Vedremo come va, però il congresso di aprile è sempre più vicino.

 

Gli altri a sinistra

Anche dalle parti della Linke il risultato nel Saarland viene più o meno ridimensionato, e ricondotto a specifiche dinamiche locali.

Soprattutto, però, e sempre in tema di possibili coalizioni, si critica la Spd: la leader del partito Katja Kipping dice che i socialdemocratici devono distanziarsi molto di più dalla Cdu, altrimenti non sarà possibile realizzare quel programma di giustizia sociale di cui Martin Schulz parla da quando è stato candidato – e che la Linke ritiene prerequisito essenziale per sedersi al tavolo delle trattative. Un segnale piuttosto chiaro: bisognerà vedere tuttavia come verrà accolto dalle parti della Spd, dopo quanto successo in Saarland.

 

Bonus Tracks

Uno studio dell’Università di Costanza ha rivelato che le possibilità di riconoscimento delle richieste di asilo variano considerevolmente da Land a Land: esistono infatti criteri diversi, e dal diverso peso, nelle regioni tedesche. In cima alla classifica il Saarland e Brema, che riconoscono rispettivamente il 69 per cento e il 55,7 per centodelle domande; in fondo, invece, Berlino e la Sassonia, con una quota del 24,6 per cento e del 26,9 per cento.

In più, sono emersi diversi casi di sprechi – per cifre consistenti: si parla di 400 milioni di euro – nell’organizzazione e nella gestione dei corsi di lingua per i rifugiati.

Constantin Schreiber è un giovane giornalista tedesco che da giovane ha passato parecchi anni in Siria e ha lavorato per giornali e media tedeschi, libanesi ed egiziani. Di recente ha realizzato un programma in arabo per i rifugiati e i migranti che arrivano in Germania, per favorire i percorsi di integrazione: Marhaba – Ankommen in Deutschland (“Ciao – Arrivare in Germania”).

Schreiber ha passato l’anno scorso in giro per la Germania, a visitare le moschee sparse sul territorio tedesco, e grazie alla sua conoscenza dell’arabo ha potuto farsi un’idea di cosa si dice lì dentro: idea che ora è diventata un libro, Inside Islam – Was in Deutschlands Moscheen gepredigt wird (“Cosa viene predicato nelle moschee in Germania”). Un quadro un po’ desolante, quello dipinto da Schreiber: chiusura verso il mondo occidentale, poca voglia di integrazione, conservatorismo estremo e un forte intreccio di religione e politica.

Infine, una tradizione che rischia di aprire la porta a uno scivoloso precedente. È infatti usanza che, dopo le elezioni, l’apertura dei lavori e il primo discorso nel nuovo Parlamento eletto vengano affidati al membro più anziano dell’assise, l’Alterpräsident (decano): il problema è che, dopo il voto di settembre, è assai probabile che questo ruolo venga ricoperto da Alexander Gauland, vice di Petry nella AfD e simpatizzante di Pegida, settantaseienne. Per evitare questo scivoloso precedente l’attuale Presidente del Bundestag (il Parlamento federale), Norbert Lammert della Cdu, suggerisce un’interpretazione leggermente diversa del concetto di anzianità: non anagrafica, ma di servizio. Se passasse la proposta di Lammert, il nuovo decano diventerebbe Wolfgang Schäuble, il ministro delle Finanze in carica, che è in Parlamento dal 1972.
 
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Alexander Gauland. Dice che dentro Pegida non vede estremisti di destra, ma “cittadini preoccupati”.

 

Qui potete recuperare i numeri precedenti
 

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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