Yolo / Serie TV

Parte 1993, e speriamo sia meglio del 1992

IL 91 18.04.2017

Parte il 16 maggio la seconda stagione della serie Sky. Che cosa dobbiamo aspettarci? Ci piacerebbero meno luoghi comuni, imprecisioni e inutili manicheismi superati dalla Storia

Se una stagione finisce male è difficile che la successiva parta bene: 1992 terminava con il pubblicitario Leonardo Notte esclamare: «Sarà uno splendido 1993». Il 1993 tutto fu meno che splendido: le bombe di Milano, Firenze e Roma; il rifiuto di Scalfaro sul decreto Conso; i molteplici suicidi – i due più noti in quel luglio, Cagliari e Gardini, ma furono 10; il processo teletrasmesso con Tonino Di Pietro eroe nazionale a immaginare declinazioni e una classe politica tremebonda e con la bava alla bocca; il miliardo di Carlo Sama a Botteghe Oscure mai trovato; Leoni Orsenigo a mostrare il cappio in Parlamento; fino alle monetine teleguidate del Raphaël lanciate contro il più ladro di tutti che non era, Bettino Craxi. No, non fu un anno splendido tranne forse per il personaggio che interpreta Accorsi e per tutto l’inner circle di quella Publitalia dellutriana alle prese con il lancio a tavolino del partito pigliatutto del sciur padrùn. Dal 16 maggio vedremo rappresentato tutto ciò sugli schermi di Sky, in 1993, seguito di quel 1992 che, ironie a parte, prese le mosse da una (buona) idea di Accorsi e poi si sviluppò male: imprecisioni, semplificazioni tristi, una Milano stereotipata da barzelletta sui carabinieri, un Di Pietro tra Il giustiziere della notte e un accademico della Crusca. Il 1993 fu l’anno cruciale, l’anno che condizionò i successivi venti e per capirlo bisognerebbe imparare a memoria il quasi omonimo libro di Mattia Feltri (speriamo gli abbiano almeno telefonato). Se una stagione finisce male è difficile che la successiva parta bene, si diceva, e questo vale a qualsiasi livello testuale: i più attenti si ricorderanno che 1992 terminava con Leonardo Notte e Bibi Mainaghi davanti a un cartellone pubblicitario in Duomo. Il cartellone raffigurava il volto di un neonato e sotto lo slogan: «Fozza Itaja». Se la stagione successiva ci ha regalato nientemeno che l’«Inda»; quella televisiva ancora non sappiamo quale scherzo ci riserverà.

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