Miniere in disuso e vecchi gasometri sono stati riconvertiti: oggi ospitano musei del design o spazi espositivi. E la città di Essen, dove nel corso degli anni l'inquinamento aveva annientato la fauna, è la capitale verde d'Europa del 2017

 
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Ruhr

Superficie 4.535 km²
Abitanti 5,3 milioni
Densità 1.200 ab./km²

 
 
Da Colonia, guidando una settantina di chilometri verso Nord per il reticolo autostradale più fitto della Germania, di colpo tra le pianure della Ruhr spunta un cilindro alto 117,5 metri: il Gasometro di Oberhausen (1–4). Un monumento sia alla poetica visiva dei coniugi Becher sia alla potenza alchemica della volontà tedesca, capace di tramutare le pesanti strutture novecentesche in contenitori di idee a impatto zero. Salvando il profitto. Costruito nel 1929, poi caduto in disuso, dal 1994 a oggi ha ospitato 14 grandi esposizioni, totalizzando qualcosa come sei milioni di visitatori. All’ingresso, la ben nota banana. Fino a novembre 2017 è la volta di Wonders of Nature. Si susseguono gli scatti di maestri internazionali della fotografia scientifica: migrazioni di renne in Kamchatka, ghepardi in caccia, aquile volteggianti. «Le forme di vita si adattano costantemente. A volte superando le altre in astuzia, a volte alleandosi», dice il curatore Peter Pachnike. «Adattabilità del contenitore, adattabilità del contenuto», sintetizza Thomas Machoczek, addetto stampa del Gasometro. «Ci piace mettere i prodigi della natura dentro quelli dell’uomo». Il cuore della struttura, oggi, ha 58 milioni di pixel. È una gigantesca riproduzione della Terra, apparentemente sospesa nel vuoto, su cui dodici proiettori sparano milioni e milioni di foto. Il pianeta artificiale, realizzato con il Centro aerospaziale tedesco, gira e cangia nella penombra dello spazio siderale. Per tornare alla luce bisogna salire sul tetto del cilindro con l’ascensore panoramico. Tutt’attorno, le forme falliche delle religioni universali: campanili, minareti e ciminiere. Se campane e preghiere continuano a risuonare, in molti casi le miniere hanno smesso di fumare negli anni 90. «Nella Ruhr tutto si reggeva sull’industria del carbone e dell’acciaio», dice Machoczek. «Quella dell’acciaio, per esempio a Duisburg, è ancora fiorente. Quella del carbone è appassita da un pezzo». Non nega che nella regione la disoccupazione sia più alta che altrove in Germania. «Però è controllata. Sono decenni che ci impegniamo nelle riconversione: verso la microtecnologia, la logistica, l’istruzione universitaria, l’arte. Qui al Gasometro non chiediamo un soldo allo Stato. Arrivano famiglie di turisti da tutta la Germania, dall’Olanda e dal Belgio». Le colline che si alzano qua e là all’orizzonte, tra fabbriche, boschi e corsi d’acqua, non sono naturali, ma formate dagli scarti degli scavi minerari. Sulle loro cime svettano installazioni artistiche, perfino un teatro. Machoczek è laureato in filosofia. Cita un passo di Al di là del bene e del male di Nietzsche: «Le grandi epoche della nostra vita si hanno quando noi abbiamo il coraggio di ribattezzare il nostro male come quel che abbiamo di meglio».

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Gasometro di Oberhausen

Arenastraße, 11. Oberhausen

+ gasometer.de

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A Essen, antica sede della Krupp, che produceva carri armati e cannoni per il Terzo Reich, soltanto l’11 marzo del 1945 furono sganciate 4.661 tonnellate di bombe. Così va la vita. In città, nella storia recente, gli dèi dell’acciaio non furono gli unici a cadere. Il complesso dello Zollverein (5–7), per decenni, ha raffinato fino a 12mila tonnellate di carbone al giorno grazie a 8mila lavoratori. Donata, guida del sito, ricorda: «Appena mi sono trasferita dall’Italia con mio padre, nel 1966, su un giornale uscì la notizia che era stato pescato un pesce. Una notizia, sì. Perché l’inquinamento aveva annientato buona parte della fauna». Essen è stata proclamata capitale verde d’Europa 2017. Tra le motivazioni, l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 40 per cento e di riciclare il 65 per cento dei rifiuti urbani entro il 2020; quello di creare 20mila posti di lavoro nel settore ambientale entro il 2025; i 376 chilometri di piste ciclabili già realizzate e i 128mila metri quadrati di strade rifatte con asfalto fonoassorbente; la distanza dalle aree verdi urbane, inferiore ai 300 metri, a cui vive il 95 per cento della popolazione. L’ultima miniera chiuderà nel 2018. Quella dello Zollverein chiuse già nel 1986. «Ormai conveniva estrarre il carbone in Africa o in Brasile e poi importarlo qui per la lavorazione dell’acciaio», continua. Immenso reperto archeologico, brontosauro di cemento allo stesso tempo labirintico e simmetrico in ogni scorcio dei suoi 65 edifici, lo Zollverein ora ospita festival ed eventi come la notte della cultura industriale ExtraSchicht, un museo di storia della Ruhr nell’ex laveria del carbone, fa parte del patrimonio Unesco dal 2001, conta un milione e mezzo di visitatori all’anno. Donata mostra la fotografia consunta di una partita a calcio tra i parallelepipedi ingrigiti del complesso. «In pratica c’erano soltanto uomini, qui dentro. Quando sbucavano in superficie, giocavano», assicura. «Un vecchio minatore mi disse che erano tutti forti. Sotto terra c’era un solo buco d’entrata e uno solo d’uscita: se succedeva qualcosa dovevi essere velocissimo».

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Zollverein

Gelsenkirchener Straße, 181. Essen

+ zollverein.de

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Red Dot Museum

Gelsenkirchener Straße, 181. Essen

+ red-dot-design-museum.de

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Il Red Dot Museum (8–10), nei 4mila metri quadrati di quella che era la fornace della miniera, contiene gli oggetti vincitori del Red Dot Design Award, una delle competizioni di design più importanti del mondo. È un enorme intestino crasso, tutto tubi scuri e rigonfiamenti metallici, scale e contro scale à la Escher, che perennemente digerisce carrozzerie Audi, biciclette Speedmax, elicotteri Cavalon, sedie Gaber, rose di diffusori per doccia, sacchi a pelo esposti come sarcofagi e rasoi Philips in teche da diademi egizi.

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