Dossier / Elezioni tedesche

Troppo rosso? Schulz si ferma al semaforo

19.04.2017

“Noch 4 Jahre?”, il racconto della campagna elettorale tedesca a cura di Edoardo Toniolatti: l’attesa per i voti locali di maggio; le manovre pre-successione nella Cdu; il corteggiamento (soltanto temporaneo e strumentale?) dei liberali da parte della Spd; il Congresso di AfD che deve decidere quanto di estrema destra debba essere da grande

Ogni due settimane IL pubblica “Noch 4 Jahre?”, la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

I fatti:

  • Chi sale e chi scende nella Cdu
  • Riavvicinamenti fra Spd e Fdp?
  • Arriva il Congresso di AfD
  • Tanzverbot!

Smaltito l’effetto del voto in Saarland, con le dovute considerazioni e i necessari aggiustamenti, i partiti stanno iniziando i preparativi per il mese di maggio, quando si voterà in due Länder: nello Schleswig-Holstein, a Nord, il 7, ma soprattutto il 14 in Renania Settentrionale-Vestfalia. Il risultato in questo secondo Land fornirà le indicazioni più significative, in vista del voto di settembre: intanto perché si tratta della regione più popolosa, e quindi statisticamente più rilevante, ma soprattutto perché alla campagna prendono parte i pesi massimi di quasi tutti gli schieramenti, in un antipasto di quella che sarà la volata finale per le politiche. La Spd ricandida la governatrice uscente, Hannelore Kraft, figura ai vertici del partito, e in uno degli eventi a sostegno ha mandato anche Martin Schulz; Angela Merkel, invece, era a Münster al fianco di Armin Laschet, candidato Cdu. Per la Fdp corre il leader Christian Lindner, per AfD Marcus Pretzell, il compagno di Frauke Petry.
 

Merkel

Nella Cdu si inizia a fare sul serio, e si registrano i primi veri sommovimenti interni: in particolare, è arrivato il momento di Peter Altmaier, uomo di fiducia di Angela Merkel e suo capo della Cancelleria. Funzionario di grande esperienza, Altmaier ha ricevuto l’incarico di guidare la campagna elettorale per settembre, compito che tradizionalmente sarebbe spettato al segretario generale del partito, Peter Tauber. Di conseguenza, dovrà anche scrivere il programma con cui la Cdu si presenterà al voto: un accumulo di incarichi criticato da Spd e Fdp, che rende il capo dello staff di Merkel uno degli uomini più potenti negli uffici della politica berlinese.
Come leggere questa mossa? Forse la cancelliera ha finalmente deciso che è giunto il momento di iniziare davvero la campagna, e ha dunque scelto, tramite interposto Altmaier, di assumere il controllo delle operazioni; certo è che a uscirne sconfitto è Peter Tauber, come nota la Süddeutsche Zeitung con un efficace gioco di parole.
 
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Peter Tauber è il Generalsekretär (“segretario generale”) della Cdu: con la nomina di Altmaier, però, è stato retrocesso “da generale a segretario”.

 
È chiaro, comunque, che anche la promozione di Altmaier si inserisce nel quadro di una questione sempre più rilevante all’interno della Cdu: quella della successione.
Due linee sembrano essere le più serie pretendenti al trono: da un lato quella più moderata e tradizionale, più “modello Merkel” e more of the same che vede nella appena riconfermata governatrice del Saarland, Annegret Kramp-Karrenbauer, la sua interprete più credibile; dall’altro quella più giovane e radicale, più tendente a destra, tra le cui fila si fa notare sempre più il sottosegretario alle Finanze, Jens Spahn. In Parlamento da quando aveva 21 anni, esperto di questioni sanitarie e spesso molto critico con le misure più “di sinistra” della cancelliera, dopo il voto del 2013 Spahn avrebbe gradito la Segreteria generale del partito ma fu sconfitto da Tauber: ufficialmente perché lui, della Renania Settentrionale-Vestfalia, avrebbe ingrossato la già ben nutrita truppa di vertici provenienti da quel Land (Tauber invece viene dall’Assia), ma il vero motivo forse aveva a che fare con la sua omosessualità dichiarata – e col fatto che probabilmente la Cdu non era ancora pronta ad avere un segretario generale gay.
Spesso in polemica con la politica di accoglienza di Merkel (viene talvolta considerato un Seehofer più acuto ed elegante), Spahn si definisce “burkafobo” e propone l’introduzione di una vera e propria Islamgesetz (“legge sull’Islam”), un provvedimento che includa misure come l’istituzione di un registro delle moschee – per sapere quante sono, dove sono, cosa ci viene predicato e chi le finanzia – e controlli più severi sulle scuole che formano gli imam, che tra l’altro secondo lui dovrebbero svolgere le proprie attività didattiche esclusivamente in tedesco.
In questo scenario la nomina di Altmaier rappresenta probabilmente un tentativo, da parte di Merkel, di rimanere in controllo e poter così gestire dall’alto il processo di transizione. Molto dipenderà, naturalmente, dal voto di settembre: ma è ormai abbastanza diffusa la convinzione che ci sia in giro troppa Merkel-Müdigkeit, troppa “stanchezza di Merkel”, e che quindi questa campagna sarà comunque la sua ultima corsa. Una corsa che, se va bene, potrà regalarle altri quattro anni di governo: dopo quelli, però, basta così.
I sondaggi, intanto, danno la Cdu di nuovo avanti di cinque punti percentuali rispetto alla Spd, una piccola inversione di tendenza rispetto al picco della Schulz-hype; soprattutto, e in certa misura contrariamente a quanto uno si aspetterebbe, il 47 per cento di chi a settembre voterà per la prima volta sceglierebbe Merkel, se si potesse eleggere direttamente il cancelliere. Solo il 29 per cento darebbe la sua preferenza a Schulz.
 
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Il sondaggio dello Spiegel Online, al 10 di aprile

 

La Spd

La battuta d’arresto nel Saarland ha fatto capire che molti elettori sono spaventati dalla prospettiva di una coalizione rosso-rosso-verde, insieme ai Grünen ma soprattutto alla Linke, e che bisogna fare i conti con il timore di un eccessivo spostamento a sinistra: una situazione che pone Martin Schulz e i suoi di fronte a un dilemma. Da un lato, è necessario continuare a presentarsi come l’alternativa alla Grosse Koalition, ma dall’altro spingersi troppo in là rischia di far perdere troppi voti: si fa quindi nuovamente strada, fra gli strateghi della Spd, l’ipotesi semaforo – il modello di coalizione che sostituirebbe la Linke con i liberali della Fdp, il cui colore è tradizionalmente il giallo.
Non sarebbe la prima volta per un’alleanza social-liberale nella politica tedesca: lo schema Spd-Fdp fu alla base dei due governi di Willy Brandt, fra il 1969 e il 1974, e resse ancora fino al 1982, quando i liberali decisero di togliere il proprio sostegno al cancelliere Helmut Schmidt e si spostarono dalle parti della Cdu. Ricordando quei tredici anni, Martin Schulz ha detto in una recente intervista che «la coalizione social-liberale ha certamente reso la Germania più moderna e più democratica», ed è difficile non leggere in dichiarazioni di questo tipo un tentativo di ricalibrare il discorso generale “verso destra” (o meglio: verso il centro). Il leader della Fdp, Christian Lindner, dal canto suo rimane piuttosto freddo: a livello federale se ne può parlare («Naturalmente incontrerò il signor Schulz così come incontrerò la signora Merkel», ha detto), ma una prova generale di coalizione in Renania Settentrionale dopo il voto di maggio è da escludere categoricamente.
Volendo ci sarebbe un altro esempio di semaforo già funzionante, in Germania: il Land della Renania-Palatinato, guidato dalla governatrice Spd Malu Dreyer, in cui i tre partiti si suddividono i compiti – la Fdp alle questioni economiche, i Grünen a quelle ambientali, la Spd a quelle sociali. Uno schema strutturato così potrebbe tornare utile a Schulz in questa fase, ma rischia alla lunga di danneggiare l’impostazione che il candidato cancelliere dei socialdemocratici ha impresso alla sua campagna, orientata sui temi dell’occupazione, del sostegno alle fasce più deboli e della redistribuzione – temi che nei sondaggi gli hanno permesso di sottrarre voti agli altri partiti, ma che suonano decisamente poco attraenti alle orecchie dei liberali. Alla fine, è probabile che tutti questi discorsi altro non siano che il modo in cui la Spd tenta di guadagnare tempo mentre lavora a rendere più digeribile la sua prima scelta: insomma, prima di tornare a parlare di rosso-rosso-verde, parliamo di qualcos’altro.
E fra quello di cui parlare, oltre alle possibili coalizioni, alcune proposte che spaziano dal sostegno alle famiglie fino ai diritti civili. Il ministro Spd per la Famiglia, Manuela Schwesig, ha presentato infatti un progetto di riforma dei congedi familiari, che consentirebbe ai genitori di ridurre per due anni l’orario di lavoro e darebbe diritto a un sussidio fino a 300 euro; e si continua, inoltre, a discutere di matrimonio egualitario per tutti.
 

Gli altri a destra

È ormai imminente il Congresso di AfD, che si terrà a Colonia il prossimo fine settimana: appuntamento decisivo da cui uscirà il nome del candidato (o dei candidati) alla Cancelleria, ma soprattutto il vincitore della lotta per il comando che scuote ormai da mesi il partito, e che entra ora nella fase cruciale.
Frauke Petry ha in mente un piano ben preciso: costringere il movimento a compiere una scelta fondamentale. Sta infatti da tempo lavorando a un documento in cui sono presentate le due opzioni principali che AfD si trova ora di fronte: da un lato imboccare la strada di Realpolitik dei partiti popolari, con l’obiettivo di ritrovarsi nei prossimi anni nelle condizioni di poter entrare in coalizioni di maggioranza, sia a livello locale sia a livello federale. Dall’altro, rinchiudersi in una strategia di “opposizione fondamentale” il cui unico sbocco sarebbe invece il crescente isolamento del partito. Petry vuole ampliare e influenzare il dibattito politico, in modo che le questioni poste da AfD appaiano centrali (e, in certo modo, “centriste”): anche per questo motivo ha intenzione di proporre, durante il Congresso, che nel manifesto del partito venga inserito ufficialmente il rifiuto di ogni ideologia razzista, antisemitica e nazionalista – una mossa pensata proprio per mettere in difficolta i suoi avversari interni, quelli della strategia di “opposizione fondamentale” come Alexander Gauland e Jörg Meuthen, che invece tendono a flirtare con il mondo dell’estremismo di destra. Non sarà facile per Petry, comunque, visto che i suoi oppositori non stanno con le mani in mano: lo Spiegel riporta di un incontro dei vertici più critici con la leader, tenutosi la scorsa settimana, con all’ordine del giorno l’individuazione del modo migliore per impedire la sua candidatura solitaria.
E cosa, o meglio chi, sembra sia risultato essere lo strumento più efficace per raggiungere lo scopo?
 
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Eggià

 
Proprio lui, Björn Höcke, il deputato della Turingia che da ormai tre mesi è al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni ai limiti del nazismo, e per il tira-e-molla fra chi vorrebbe espellerlo dal partito (Petry) e chi invece lo difende a spada tratta e anzi suggerisce a mezza voce che sia lui a rappresentare davvero lo spirito autentico del movimento (Gauland, Meuthen). Petry è riuscita a ottenere che Höcke non venga candidato nelle liste per le elezioni di settembre, ma, nonostante tutti i divieti, la base del partito in Turingia ha comunque votato per mandarlo come delegato al Congresso di Colonia: un segnale da non sottovalutare, e che spinge molti commentatori a ipotizzare uno spostamento ormai inevitabile di AfD sempre più verso la destra estrema. Come suggerisce la Frankfurter Rundschau, Höcke verrà inviato al Congresso non benché sia un estremista di destra, ma proprio perché lo è. E chissà cosa succederà domenica prossima, a Colonia.
 

Gli altri a sinistra

La Linke ha subodorato i timori della Spd di eccessiva esposizione a sinistra, e ha quindi iniziato una manovra coordinata di rassicurazione e affidabilità: le battagliere dichiarazioni di Sahra Wagenknecht sono ormai un ricordo, e tutti i vertici si affrettano a sottolineare la voglia di governare e la disponibilità a una coalizione guidata da Martin Schulz. Certo, la condizione di un’agenda di governo impostata sulla questione sociale rimane, ma è chiaro a tutti che ora si tratta davvero di non farsi sfuggire un’occasione preziosa.
La questione delle coalizioni tocca però molto da vicino anche i Grünen. La base dell’elettorato vedrebbe con più favore un accordo con la Spd, ma spostarsi verso la Cdu non sarebbe percepito come un tradimento; piuttosto, il problema vero riguarda i rapporti con la Fdp. I liberali sono infatti i nemici tradizionali dei Grünen, nonostante alcuni tentativi di coabitazione a livello locale (come, appunto, nel caso della Renania-Palatinato): sarà quindi parecchio interessante osservare l’evoluzione della situazione, se cioè si punterà sulle classiche linee di separazione fra i due partiti o se ci saranno dei tentativi di avvicinamento. La Süddeutsche Zeitung, ad esempio, nota come ci siano diversi elementi in comune nei due programmi: l’insistenza sugli investimenti per l’istruzione e la digitalizzazione, la lotta ai nazionalismi e ai populismi condotta con toni molto simili e anche il deciso sostegno ai diritti delle coppie omosessuali. L’aspetto più rilevante, però, ha a che fare con temi su cui tradizionalmente i due partiti sarebbero dalle parti opposte della barricata, e che invece ora li vedono in singolare consonanza: sulle questioni climatiche ed energetiche, ad esempio, i liberali iniziano a parlare della necessità di un cambio di paradigma, di un “nuovo inizio” e di una gestione più attenta anche a livello europeo – cose che ovviamente i Grünen ripetono da tempo.
Basterà per dare vita a una coalizione solida? E soprattutto, con quale partner di maggioranza? Altrimenti detto: quale scenario sarà più probabile e preferibile, il semaforo o la Giamaica?
 

Bonus Tracks

Gran articolo sull’edizione internazionale dello Spiegel: un ritrattone di Frauke Petry, fra poco mamma per la quinta volta.
Curiosità: la coalizione attualmente al governo nello Schleswig-Holstein, il Land più a Nord del Paese al confine con la Danimarca, è il cosiddetto Dänen-Ampel (“semaforo danese”) – una particolarissima combinazione di Spd, Grünen e SSW, la Südschleswigscher Wählerverband, cioè il movimento che raccoglie la minoranza di origine danese. Il colore della SSW è il blu, e per questo motivo la coalizione viene fatta rientrare nel gruppo delle Gambia-Koalitionen, dai colori della bandiera del Paese africano.
Un sondaggio condotto dall’istituto demoscopico Infratest dimap per la rete televisiva ARD ha rivelato che il partito più europeista di tutti è quello dei Grünen. Naturalmente AfD è in fondo alla classifica: sorprende però scoprire che la Spd si posiziona anch’essa piuttosto in basso.
 
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«In futuro più o meno politica comune per i Paesi dell’Unione Europea?». A sinistra i “più”, a destra i “meno”.

 
La Cdu ha svelato la sua arma segreta per la campagna elettorale: l’Haustür-Simulator, il “simulatore di porta di casa”. Si tratta essenzialmente di un software studiato per simulare tre profili di elettori, con cui esercitarsi in vista del porta a porta: il giovane studente scettico e disilluso, l’arrabbiato di mezza età che ce l’ha coi politici e la fan di Angela Merkel – che ti invita subito dentro per offrirti un caffè.
 
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Peter Tauber prova l’Haustür-Simulator

 
Veniamo dal weekend di Pasqua, e forse non lo sapete, ma questo in Germania significa soprattutto una cosa: Tanzverbot! Il Venerdì Santo (Karfreitag), cioè, in quasi tutti i Länder tedeschi è proibito ballare (oltre che fare un sacco di altre cose), e locali e discoteche restano chiusi per non incorrere in multe anche piuttosto salate. A Francoforte, però, qualcuno ha deciso di reagire a questa misura che sa tanto di miscuglio fra Stato e Chiesa: Die PARTEI, il partito-satira di cui avevamo già parlato qualche tempo fa.
Sabato pomeriggio, alcuni militanti del partito hanno infatti organizzato uno stand davanti al duomo, hanno distribuito Glühwein (il vin brulé tradizionalmente bevuto a Natale) e biscotti a forma di manina con le stimmate, e soprattutto hanno celebrato l’evento alla base della ricorrenza: la crocifissione, 1986 anni fa, di Brian di Nazareth.
 
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«Oggi, 1986 anni fa, un innocente Brian è stato inchiodato alla croce. #NeverForget»

 
Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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