Visita guidata attraverso i 200mila metri quadrati della fiera internazionale del mobile di Milano: la più importante del mondo, a Rho

Il Salone Internazionale del Mobile di Milano non è la Design Week, non è la città che si riempie di installazioni e designer, né i cocktail nei palazzi e nei giardini aperti per l’occasione. È una fiera che si svolge a Rho, nei padiglioni che si aprono sotto la vela di Fuksas. Occorre ricordarlo, a volte. E soprattutto, vale sicuramente la pena andare a vederla, pagando il supplemento interurbano all’Atm. Se il SaloneSatellite, che raccoglie i prototipi dei giovani designer, è accessibile ogni giorno gratuitamente dall’ingresso Cargo 5 (alla porta Ovest), sabato 8 e domenica 9 aprile il Salone ufficiale sarà aperto al pubblico, al costo singolo di 30 euro. Considerata la vastità della superficie visitabile, 200mila metri quadrati, ecco i nostri consigli per ammirare qualche meraviglia, e poi tornare (più o meno) riposati in città per gli appuntamenti del Fuorisalone (o per chi volesse continuare il percorso architettonico hard core c’è una navetta che conduce direttamente al The Mall di piazza Lina Bo Bardi, luogo della mostra Space&interiors). O per chi non ci andrà proprio, ecco che cosa vi perdete.

Arper, Arcos di Lievore Altherr

Bd Barcelona, vasi Happy Susto di Jaime Hayon

Moroso, Meadow di Tord Boontje

Bosa, Primates di Elena Salmistraro

Momonster di Giovanni Motta


Padiglione 16

La metropolitana arriva alla porta Est, usate la navetta che percorre esternamente la fiera per raggiungere la porta Ovest e dirigetevi al padiglione 16. Insieme al 20 è il giardino delle meraviglie del design. Non che gli altri padiglioni ne siano privi, ma qui la concentrazione è forte. Il grande stand di legno al centro è di Arper: un sistema di moduli autoportanti progettati dallo studio Majo sul tema Togheter che creano tanti piccoli ambienti dove sono presentate le novità, tra cui la poltrona Arcos di Lievore Altherr Molina. Moroso ha affidato l’allestimento a Patricia Urquiola; l’ispirazione è la tessitura: stanze di corda racchiudono la colorata produzione dell’azienda friulana, con tanto di tavolo e sistema di mensole progettati dall’artista Olafur Eliasson (Green Light). Db, design Barcelona, accoglie il visitatore con i divertenti vasi Happy Susto di Jaime Hayon. E Bosa, che in tema di ceramica ha pure qualcosa da dire, non è da meno: il suo stand è una piccola Wunderkammer di esseri incantati, che si apre con le scimmie dei vasi Primates di Elena Salmistraro, a cui si aggiungono ora nuovi piatti. Vale una visita lo scrigno ramato di De Castelli che racchiude la collezione metallica Tracing Identity. E specchiarsi nelle superfici di vetro di Glas Italia. Mentre gli amanti del design nordico qui troveranno soddisfazione con Normann Copenhagen, Nikari, Arco, e15, Bla Station, Muuto, Swedese.

Magis, Fish (Ubaldini), Leaves (Drummond), Little Big (Big Game)

Driade, Sissi di Ludovica+Roberto Palomba

Kartell, Be Bop di Ludovica+Roberto Palomba

Kettal, Bela di Doshi Levien

Dedon, The Others di Stephen Burks

Edra, On the Rocks di Francesco Binfaré

Dedon, The Others di Stephen Burks

Vitra


Padiglione 20

Dentro il grande parallelepipedo argentato di Vitra e Artek, composizioni mobiliari eleganti, mentre al centro offre ristoro ai visitatori il nuovo divano Grand Sofà di Antonio Citterio. Magis presenta accanto ai mobili, e sotto alle sculture di rete Fish di Benedetta Mori Ubaldini, le serigrafie Leaves di Blaise Drummond. Da Driade c’è un esercito delle nuove sedie Sissi di Ludovica+Roberto Palomba. Kartell scommette sul «metissage» e ha organizzato le nuove collezioni in palchi contaminati da foto, colori, grafiche nel segno della più pura ContamiNation. Sotto i faggi di Kettal, marchio di outdoor spagnolo, si possono sentire il frinire dei grilli e i rumori del bosco accanto alle nuove corde in 18 colori Bela di Doshi e Levien. Nel padiglione Molteni non c’è solo la poltrona D.156.3 di Gio Ponti della discordia (con Cassina), ma anche una grande agave americana, su terra rossa e sotto vetro come le altre piante, in un allestimento firmato da Vincent van Duysen. Citco si presenta sotto enormi colonne pendenti di (finto) marmo. Dedon sottoforma di Hideaway Beach: un progetto di Werner Aisslinger con tante piante, le illustrazioni di Bureau Borsche, un finto mare interno e le lampade The Others di Stephen Burks che invitano al selfie. Si può concludere la visita al padiglione 20 sul morbido divano On the Rocks di Francesco Binfaré per Edra, all’interno di uno spazio buio e caleidoscopico in cui vengono proiettati filmati di alberi e palazzi neoclassici.

Seletti, Monkey Lamp di Marcantonio Raimondi Malerba

Flos, Arrangements di Michael Anastassiades

Foscarini


Euroluce

All’uscita dal padiglione 20 basta attraversare il corridoio centrale del Ponte dei Mari per trovarsi alle porte di Euroluce, che occupa i numeri 9, 11, 13, 15. Qui nel buio diffuso si apre una selva di manufatti luminosi in cui è facile perdersi. Anche qui i grossi nomi del design italiano non deludono. Foscarini (pad. 11) si affida a Ferruccio Laviani per un allestimento che esternamente colpisce con enormi lettere effetto neon a comporre il nome del marchio, internamente si apre a una dimensione quasi museale, con carta da parati vintage e grandi teche a proteggere la nuova collezione con pezzi quali la lampada Filo di Andrea Anastasio o Arumi di LucidiPevere. Al centro dell’esposizione di Artemide (pad. 11) la lampada Yanzi di Neri & Hu, minimale, geometrica, poetica con le forme in bronzo che ricordano uccellini su un filo. Il percorso di Flos (pad. 13), disegnato da Calvi Brambilla, è un viaggio di stanze dove ammirare la prima collezione “industriale” dei Formafantasma, le lampade WireRing e Bush, o le emozionanti geometrie sospese di Michael Anastassiades: Arrangements. Per avere qualche altro assaggio del designer nato a Cipro, c’è lo stand del suo studio, proprio lì vicino. Per un’atmosfera più scanzonata, Seletti (pad. 13) mette in scena le proprie lampade-animali in resina: una delle novità del 2017 è Elephant Lamp, che si aggiunge a quelle con topo e scimmia sempre di Marcantonio Raimondi Malerba.

DeLightFuL, Access to All

Yoshie Nishikawa

DeLightFuL, Shanghai

DeLightFuL, Vegas

DeLightFuL, Shanghai

DeLightFuL, Hall of Art

Yoshie Nishikawa


DeLightFuL

All’interno del padiglione 15 c’è una delle mostre promosse dal Salone, firmata da Ciarmoli Queda Studio, e che ruota attorno a quattro idee: Design, Light, Future, Living. È un’interpretazione dello spazio domestico contemporaneo attraverso diverse stanze arredate con pezzi di design italiano. Ciascuna tradisce nel nome l’ispirazione: Cave (un corridoio buio con in fondo una sedia in ottone bianco co-firmata da Álvaro Siza), Hall of Art, Access to All, Vegas, Shanghai, Egeo (il mare si vede dalla finestra, ma è digitale). La tappa finale è un piccolo cinema affollato da divani di varia foggia, tutti bianchi e, inutile dirlo, comodissimi. È il momento finale di relax, in cui abbandonarsi agli 8 minuti del corto di Matteo Garrone che vi porta in un bosco popolato da esseri umani e tavoli e letti e poltrone dei più importanti marchi italiani. La visita può considerarsi finita. Uscite alla porta Ovest, riprendete la navetta. Milano vi aspetta.