Dossier / Elezioni tedesche

Altro che kapò, Schulz rischia il k.o.

09.05.2017

“Noch 4 Jahre?”, il racconto della campagna elettorale tedesca. Dopo la sconfitta in Saarland, i socialdemocratici tedeschi perdono anche in Schleswig-Holstein e l’iniziale entusiasmo per il candidato cancelliere non sembra tradursi in voti. L’ultima partita (cruciale) prima delle elezioni nazionali si gioca domenica prossima in Renania Settentrionale-Vestfalia. E per la Spd è fondamentale vincerla.

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

Se per il voto in Saarland il termine più usato dai giornali era “sorpresa” – ah, tra l’altro: è stato trovato l’accordo, e si andrà avanti con la Grosse Koalition – per quello in Schleswig-Holstein si può parlare per certi versi di una conferma: la Schulz-hype è finita, e dalle parti della Willy-Brandt-Haus (il quartier generale della Spd a Berlino) bisogna ripensare a una strategia per invertire la rotta.
La Cdu ha vinto, staccando la Spd di quasi 5 punti. Come titola la Frankfurter Allgemeine Zeitung (riferendosi al candidato cristiano-democratico alla guida del Land, Daniel Günther), invece del “treno-Schulz” è arrivato il “treno-Günther”
 
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«La Cdu prende il largo sul treno-Günther»

 
E ha vinto di parecchio, la Cdu, andando decisamente oltre le aspettative: i sondaggi degli ultimi giorni davano un testa-a-testa, pur con i cristiano-democratici in leggero vantaggio. E invece.
 
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I risultati di ieri e il paragone con quelli del 2012, nel grafico dello “Spiegel”. In basso, la percentuale guadagnata o persa dai partiti.

 
L’attuale coalizione di governo, guidata dallo sconfitto della giornata, il governatore Spd uscente Torsten Albig, è ufficialmente finita: composta da Spd, Grünen e SSW (Südschleswigscher Wählerverband, il partito della minoranza danese), raccoglierebbe oggi soltanto 34 seggi nel Parlamento regionale, 3 in meno di quelli necessari per avere la maggioranza.
 
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L’attuale coalizione di governo del Land dopo il voto di domenica, nel grafico publicato dalla “Welt”

 
Degli schemi possibili, l’unico che coinvolge la SpdD – a parte, naturalmente, l’alleanza con la Cdu – è il “semaforo” con i Grünen e con i liberali della Fdp, che sono entrambi andati benissimo (hanno ottenuto, rispettivamente, il  12,9 per cento e l’11,5 per cento dei voti): ma i liberali hanno già fatto sapere che non se ne parla.
A questo punto l’opzione più realistica sarà probabilmente la “Jamaika-Koalition”, l’accordo cioè fra Cdu, Grünen e Fdp, un’alleanza che è vista con favore sia dai liberali sia dallo stesso Günther, il gran vincitore di ieri. Il candidato Cdu si è detto invece piuttosto contrario a una Grosse Koalition con i socialdemocratici, ed effettivamente, numeri alla mano, non ha alcun bisogno di chiedere aiuto agli sconfitti. Le trattative sono appena cominciate, questo è chiaro, e in Saarland ci sono volute quasi sei settimane, ma i rapporti di forza emersi dal voto di ieri sono decisamente ben delineati.
 
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Le coalizioni possibili nella grafica elaborata dalla rete televisiva ZDF

 
Dalle parti della Spd, naturalmente, la delusione è tanta e profonda – anzi, Martin Schulz è proprio furioso: una sconfitta del genere “entra sottopelle” e rattrista molto, specialmente quando ci si aspettava un risultato diverso. E chiaramente il candidato alla Cancelleria dei socialdemocratici si sente in qualche modo chiamato in causa: la traduzione in voti veri e propri dell’ondata di entusiasmo seguita alla sua nomina, finora, non si è vista neanche da lontano. Si sapeva che sarebbe stato praticamente impossibile mantenere l’hype fino a settembre, ma certo nessuno si immaginava che la bolla si sarebbe sgonfiata così presto: tanto che, per rimanere nell’ambito delle metafore calcistiche usate da Schulz all’indomani della sconfitta in Saarland, invece dell’ipotetico 2-1 per la Spd (che prevedeva, a fronte della sconfitta in Saarland, la vittoria socialdemocratica sia in Schleswig-Holstein sia in Renania Settentrionale) toccherà accontentarsi al massimo di dimezzare lo svantaggio, e anzi si inizia a temere un rotondo 3-0 a favore della Cdu. Un risultato che davvero getterebbe il partito nel panico, e che costringerebbe tutti – Schulz in testa – a farsi qualche domanda.
 
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Il tweet della trasmissione satirica “Extra3” coglie bene lo spirito che aleggia in alcune aree del partito: «La Spd trae le consequenze della sconfitta elettorale in Schleswig-Holstein: il popolare ministro degli Esteri diventa candidato cancelliere!». Da quando l’ex leader socialdemocratico Sigmar Gabriel si è fatto da parte e si è trasferito agli Esteri, infatti, la sua popolarità è decisamente aumentata – tanto che ieri sera in tv a commentare la vittoria di Emmanuel Macron in Francia c’era lui

 
Torsten Albig, governatore uscente dello Schleswig-Holstein e candidato della Spd alla guida del Land, si è preso tutta la responsabilità della sconfitta, ed effettivamente sono in molti nel partito a rimproverargli una campagna elettorale non impeccabile, culminata in quello che viene quasi unanimemente considerato un errore capitale: un’intervista concessa al magazine di gossip Bunte, tutta incentrata sulla sua vita privata e sulle sue vicende personali – e in cui, tra l’altro, Albig ha avuto un paio di uscite infelici sulla ex moglie Gabriele, «rimasta indietro» rispetto a lui perché «prigioniera» delle faccende domestiche mentre lui, a causa del suo ruolo pubblico, era «sempre in giro».
 
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Albig con la compagna, Bärbel Boy

 
L’intervista, uscita a fine aprile, è ora duramente criticata proprio perché ha spostato l’attenzione lontano dai contenuti su cui si giocava la partita elettorale: come nota Katarina Barley, Generalsekretärin (segretaria generale) della Spd, forse si è perso anche perché si son passate le ultime settimane a parlare della vita privata del governatore (e, incidentalmente, dell’immagine della donna che sembra avere in testa) invece che dei temi politici della campagna.

La linea nel partito, comunque, è chiara: ridimensionare il risultato collegandolo a dinamiche locali e agli errori di Albig, lasciarsi la sconfitta alle spalle e concentrarsi sul voto di domenica in Renania Settentrionale-Vestfalia, l’appuntamento decisivo da cui davvero sarà possibile trarre qualche indicazione in più in vista di settembre.
Hannelore Kraft, governatrice uscente e candidata Spd, è molto popolare, ma pure Albig lo era. L’unica speranza, per Schulz e per i suoi, è che la decina di punti di vantaggio che la Spd ha nei sondaggi si trasformi, stavolta, in voti veri.

 

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Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

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