Explicit / Idee

Che abbaglio quelli che «Meglio i populisti dei riformisti»

di SALVATORE CARRUBBA
IL 92 17.05.2017

Idee di scorta

Mi ha molto incuriosito, durante le presidenziali francesi, che parte della sinistra radicale non abbia nascosto di considerare meno peggio far vincere Marine Le Pen piuttosto che Emmanuel Macron: ossia che, messo alle strette, quel pezzo (non insignificante) di sinistra consideri il riformismo di mercato più diabolico della chiusura reazionaria. È un fenomeno tanto più singolare quanto più forte è stata la tradizione dell’internazionalismo marxista. Del resto, era stato Marx, non Adam Smith, a riconoscere le virtù rivoluzionarie, anzi «distruttive», del libero scambio: «Esso dissolve le antiche nazionalità e spinge all’estremo l’antagonismo fra la borghesia e il proletariato. In una parola, il sistema della libertà di commercio affretta la rivoluzione sociale. È solamente in questo senso rivoluzionario, signori, che io voto in favore del libero scambio».

È curioso che esponenti significativi della sinistra — anche in Italia — pur di rifiutare aprioristicamente tutto ciò che sa di apertura, globalizzazione e riforme, rinuncino a svolgere il ruolo che ci si attenderebbe da loro, ossia quello di governare e gestire il cambiamento e i costi sociali che esso, inesorabilmente, determina. Tra l’altro, le idee su come rispondere a queste sfide, e su come riformare il welfare state (perché di questo si tratta) sono tutt’altro che univoche: segno che ci sarebbe grande spazio, e bisogno, di riflessioni su questo aspetto, non su come bloccare la globalizzazione.

I benefici elettorali di una strategia tutta sulla difensiva si stanno dimostrando molto ipotetici: in Europa, per esempio, Podemos rischia la marginalizzazione; Alexis Tsipras segue pedissequamente (salvo qualche periodica sceneggiata pro forma) i dettami della Troika; vedremo tra poco se un segnale in controtendenza arriverà dalle urne inglesi. La tentazione del “liberal populism”, del populismo di sinistra, come l’ha definito uno studioso libertario, Richard Epstein, è dunque molto rischiosa: perché gli elettorati, messi alle strette, se devono scegliere, si affidano sempre agli originali, non alle brutte copie. Per questo, la lezione francese è eloquente per tutti (anche per la destra): l’alternativa al populismo sono solo le riforme.

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