Dossier / Elezioni francesi

Il nuovo re della Repubblica francese

09.05.2017

“Présidentielle 2017”, il racconto della corsa all’Eliseo. L’ambizione di Macron è ristabilire la perduta sacralità della carica presidenziale. Non sarà facile. Intanto, En Marche! verso le Legislative di giugno

IL pubblica “Présidentielle 2017”, la newsletter settimanale sulle elezioni presidenziali francesi curata da Francesco Maselli. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail
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1-Un presidente regale

Chi è il Presidente della Repubblica francese? Cosa rappresenta la funzione immaginata da Charles de Gaulle nel 1958? Ma soprattutto, chi diventerà Emmanuel Macron, da ieri sera il più giovane capo di Stato francese dalla creazione della funzione, nel 1848? La risposta non può che essere affidata alle sue parole, pronunciate l’8 giugno del 2015:

«Nel processo democratico e nel suo funzionamento c’è un assente. Nella politica francese a essere assente è la figura del re, che credo il popolo francese non abbia voluto vedere morto. Il Terrore ha scavato un vuoto emozionale, immaginario, collettivo: il re non è più lì! Abbiamo cercato di riempire questo vuoto mettendoci altre figure, ma ci siamo riusciti davvero solo nel periodo napoleonico e in quello gollista; a parte questi due periodi, la democrazia francese non è riuscita a riempire questo vuoto. La dimostrazione è la continua messa in discussione della figura presidenziale, costante da quando il generale de Gaulle è morto. Dopo il generale, la normalizzazione della figura presidenziale ha inserito una poltrona vuota nel cuore della vita politica: pretendiamo che il presidente della Repubblica occupi questa funzione, ma chi è eletto non riesce più a farlo. Tutto è fondato su questo malinteso».

Come fare, dunque, a re-incoronare il monarca repubblicano? La lunga cavalcata è necessaria, la storia fuori dal comune imprescindibile. I tanti traguardi della vita di Emmanuel Macron sembrano quasi preparati in anticipo: il percorso straordinario all’Ena (École nationale d’administration), la fucina dei funzionari pubblici francesi; l’ingresso all’ispettorato delle finanze, uno dei migliori dipartimenti della funzione pubblica; la nomina nella Commissione Attali, con i suoi potentissimi quarantadue componenti scelti nel 2007 per riformare lo Stato francese; la brillante carriera alla banca Rotschild, con un accordo da 8 miliardi di dollari gestito da protagonista; l’arrivo all’Eliseo, da segretario generale del Presidente; l’investitura a ministro dell’Economia come figura di punta della nuova politica liberale del quinquennat di Hollande; infine l’abbandono del governo; la campagna elettorale più facile del previsto, grazie agli errori infiniti degli avversari (colti e sfruttati appieno); la vittoria al primo turno; la vittoria delle elezioni.

Tutto straordinario, bello da raccontare, ma non sufficiente. Per fare il re c’è bisogno di un’immagine potente, che resti, come Napoleone che s’incorona il 2 dicembre del 1804, immortalato da Jacques-Louis David.

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In assenza di corone, il mezzo per ottenere analogo scopo può essere un grande discorso, come per Abramo Lincoln fu il discorso di Gettysburg. Ma Macron non è uno straordinario oratore. E allora serve un simbolo, un contorno capace di sostenere e far risaltare il momento storico oltre l’uomo che lo rappresenta. Ecco il perché di una camminata di tre minuti carica di evocazioni. Un’immagine che spiega da sola qual è il programma politico di Macron per i prossimi cinque anni, un programma che non c’entra nulla con le fredde liste di cose da fare, ma è più ambizioso. L’ambizione di Emmanuel Macron non è governare, è presiedere, è rendere di nuovo la carica per cui è stato eletto sacra, al di sopra delle parti, potente e intoccabile.

(qui il video della lunga camminata)

Il simbolo è quindi la marche: la musica di Beethoven in sottofondo, simbolo dell’Europa e della rinascita dopo la guerra; la Pyramide e il museo con le sue migliaia di opere d’arte, dal Rinascimento italiano all’antichità romana, dall’Egitto alla Grecia con la Nike di Samotracia, la vittoria, simbolo dell’audacia e della fortuna che il giovane presidente ha preso per le corna quando ogni ragione sembrava sconsigliare una scommessa impossibile da vincere; il palazzo del Louvre, la residenza dei re che abbraccia la piazza venuta a festeggiare il nuovo capo di Stato, simbolo di una carica unica al mondo per l’investitura diretta e universale dal popolo. Infine l’uomo, da solo, visibilmente emozionato e austero nel lungo cappotto scuro à la Kennedy che incontra il popolo che l’ha incoronato.

I tre minuti che separano Macron dal palco servono a questo, a rilanciare l’ambizione della Francia in Europa e nel mondo. Un mondo che, dopo lo sbandierato ritiro nei propri confini degli Stati Uniti di Donald Trump, ha bisogno di una nuova guida, necessita di esempi e di scelte politiche coraggiose. È quasi un secolo che la Francia sogna di poter tornare a essere un esempio per tutti, e quei tre minuti simboleggiano l’incrocio del destino personale di un uomo con quello della sua patria.

È megalomania e vanagloria oppure senso e coscienza della storia? La domanda è legittima, anche perché caricando così tanto la sua figura, a tratti al limite del narcisismo, il racconto di Macron rischia di andare in pezzi al primo scontro con la realtà, ad esempio quando i sindacati di sinistra andranno in piazza a protestare contro la sua riforma del mercato del lavoro. Ho deciso di raccontarvi questa marche così carica di simboli perché è stato un momento molto evocativo ma, come ci ha abituato il nuovo presidente, una tale mise en scène è l’ennesima grande scommessa. 

E se tra un anno scoprissimo che Emmanuel Macron, così giovane e inesperto, non è quell’uomo politico salvifico che in questi giorni tutti i giornali internazionali celebrano?

 

2-Chi ha votato e come

Venerdì avevo sottolineato come una delle domande più interessanti che rivolgono i sondaggisti agli elettori fosse «Come ve la passate con il vostro stipendio alla fine del mese?», perché contiene sia l’indicatore oggettivo del reddito sia la percezione soggettiva della propria condizione. La spaccatura tra i due elettorati è evidente e rende l’idea, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di quanto siano distanti i francesi che hanno votato per Macron dai francesi che hanno scelto Marine Le Pen.

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Il sondaggio è stato realizzato da Ipsos

Un altro indicatore molto interessante e peculiare a questa strana elezione è l’alto numero di schede bianche che, come vedete dal prossimo grafico, raggiungono una percentuale e un numero assoluto da record: 4.066.802 di francesi (pari al 11,49 per cento dell’elettorato) hanno inserito nell’urna una scheda bianca.

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Il grafico è del “Parisien”

Questi numeri sono il sintomo di un popolo che, al di là delle evocazioni ricordate prima, è tutt’altro che rapito dalla retorica di Emmanuel Macron. E infatti il 51 per cento di chi ha scelto scheda bianca l’ha fatto perché rigetta entrambi i candidati, mettendoli implicitamente sullo stesso piano (e questo è un grande problema per Macron). Il 39 per cento, invece, non rigetta i candidati ma pensa, laicamente, che nessuno dei due rappresenti delle idee “votabili”. Se poi guardate la motivazione per gli elettorati dei candidati eliminati al primo turno vi rendete conto che nella scelta al secondo turno ha pesato molto la posizione “né l’uno né l’altro” di Jean-Luc Mélenchon.

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I problemi per Macron, però, non sono finiti: come sapete, tra un mese esatto si vota per le elezioni legislative che eleggeranno la futura Assemblea nazionale, la Camera che dà la fiducia al governo. Solo il 39 per cento degli elettori desidera che il nuovo presidente riesca a ottenere una maggioranza assoluta per governare, segno che per Macron l’elezione del Parlamento sarà tutt’altro che una passeggiata.

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D’altronde, che questa fosse un’elezione per difetto appariva chiaro anche alla vigilia: la maggioranza degli elettori degli altri candidati ha scelto Macron soltanto in opposizione alla sua avversaria, e alle elezioni legislative difficilmente voterà per un candidato con l’etichetta En Marche!. Di sicuro, però, Macron può essere felice del 43 per cento degli elettori di François Fillon che l’ha scelto per una delle tre qualità indicate dal sondaggio che leggete di seguito: il rinnovamento politico, il suo programma e la sua personalità.

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Gli ultimi tre sondaggi sono realizzati sempre da Ipsos ma li trovate in un altro archivio

È necessario guardare agli elettori di Fillon perché è a quell’area politica che in questo momento il nuovo presidente deve rivolgersi, dato per assodato che gran parte degli elettori tradizionali del Partito socialista e dei movimenti centristi vota già per lui. Se dovesse nominare un primo ministro gradito al centro-destra moderato, Macron potrebbe esercitare una pressione notevole sia sugli elettori naturali dei repubblicani sia sui dirigenti che si sono detti disponibili a lavorare insieme al nuovo presidente in caso non riuscisse ad avere la maggioranza. Di questo parleremo meglio domenica prossima ma è uno scenario che bisogna iniziare a tener presente.

Il personaggio della settimana

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Richard Ferrand è stato uno dei primi deputati del Partito socialista ad appoggiare il movimento e la candidatura di Emmanuel Macron. È il segretario di En Marche!, cioè il personaggio che ha tenuto le redini del movimento in tutti questi mesi. La vittoria di ieri è dovuta senza dubbio anche a uomini come lui che hanno ben consigliato Macron, e hanno lavorato, soprattutto all’inizio, con l’ostilità del proprio partito di appartenenza.

 

Bonus!

A proposito di camminate tra monumenti con l’inno alla gioia di sottofondo, guardate qui, dal minuto 4.30 (e grazie a Marc per la segnalazione del video).

 

Consigli di lettura

-Per una lettura più tecnica del voto di domenica scorsa vi consiglio l’analisi di Matteo Cavallaro su Agi;

-Una troupe ha seguito tutta la campagna elettorale di Emmanuel Macron potendo filmare il dietro le quinte della cavalcata presidenziale. Il documentario completo è stato trasmesso su TF1, qui un racconto dell’idea su Slate;

Secondo Gilles Kepel, esperto di jihadismo, il progetto dello Stato Islamico e dei gruppi terroristici è aiutare l’ascesa di partiti come il Front national per favorire un clima da guerra civile. Grazie a Lorenzo per la segnalazione!

In ogni caso qui trovate il calendario della prossime settimane, per farvi un’idea di cosa ci aspetta.
Per oggi è tutto, a domenica prossima!

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