La protagonista assoluta di “Uno zero” di Hanif Kureishi è l’ironia

«Una notte — proprio adesso che sono vecchio, malato, totalmente a secco di sperma e abbastanza pieno di problemi per conto mio — li risento, quei rumori. Non c’è dubbio: nella camera di Zenab, accanto alla mia, stanno facendo l’amore».

Comincia così Uno zero, l’ultimo libro (un racconto lungo, più che un romanzo) di Hanif Kureishi, che è appena uscito in Italia quasi in contemporanea con l’edizione inglese, tradotto per Bompiani da Davide Tortorella.

A perdersi in quelle fantasticherie che sono insieme tormento e sogno è Waldo, regista vecchio e infermo, ossessionato dall’idea che Zenab, la dolce Zee, la moglie più giovane e devotissima, abbia un amante. Torturato dalla certezza che la sera, una volta finito di assisterlo, se la spassi con Eddie, il giornalista cinematografico che fa loro visita un po’ troppo di frequente, arriva sempre un po’ troppo tardi, e la notte resta volentieri a dormire sul divano, perché guarda caso non ci sono più mezzi per tornare a Soho.

Zee ha ventidue anni meno di Waldo e ha trascorso una vita al suo fianco, sono stati sposati per vent’anni e lei è sempre stata sincera, mite, affettuosa. Almeno così il marito ne ricostruisce la figura mentre continua ad averla accanto senza più poterla toccare, perché la malattia e l’impotenza lo costringono immobile su una sedia a rotelle. Intanto, il mondo giù in strada continua a esistere con suoni e odori che ricordano a Waldo una sola cosa: nessuno si ferma se qualcuno si sta disfacendo, nessuno interrompe davvero la propria vita di fronte alla morte di un altro

(«Volpi che gridano, ubriachi, sirene della polizia, poveracci che invocano aiuto, la vita segreta dei muri e il ronzio del vibratore di mia moglie, simile a un rasoio elettrico»).

A questo personaggio perverso e pieno di vita non resta che fantasticare su ciò che avviene di là dal muro che lo separa dal resto della casa, sul divano nella stanza degli ospiti, dove Waldo immagina la moglie e l’amante nudi, eccitati e felici. Sente brandelli delle loro conversazioni, ne segue i sospiri, si rassegna alle loro risate e ai mugolii, se li rappresenta forsennati, intenti a toccarsi e baciarsi. C’è una forma di eccitazione in questo supplizio che gli fa continuare a tenere la porta aperta, con la scusa che di notte potrebbe aver bisogno di Zee, e c’è un disperato attaccamento alla vita nell’immaginare le notti della moglie: dietro l’apparenza da devota infermierina è una donna con una robusta scorta di felicità, un essere umano che non smetterà di vivere insieme a lui.

Waldo ha girato decine di film e documentari, ha reso l’arte del vedere il centro di tutta la sua vita, è un guardone di mestiere.

«Guardare mantiene meraviglioso il mondo»,

sostiene, e ora che non è più libero di andare in giro a farlo, quel mondo deve inventarselo al chiuso di una stanza. Ora che il corpo non risponde più, Waldo deve inventarsi i sensi che lo hanno abbandonato.

«L’attività sessuale può anche venir meno, ma la libidine, come Elvis e la gelosia, è immortale. Conosco copulatori di ottantacinque anni. Chi l’ha detto che per il sesso ci vuole un’erezione, un corpo, un orgasmo?».

Una delle chiavi di Uno zero è quanti e quali colori può avere l’ossessione, un’altra il rapporto fra sensualità e fisicità con i loro confini mobili e mai fissati una volta per sempre; però qui la vera protagonista è l’ironia, ovvero uno degli strumenti a disposizione degli scrittori per accompagnare il giro che può fare una nevrosi a vuoto. Una folle, distaccata libertà permea la voce di un personaggio talmente consapevole ed estremo da farci attraversare con lui una storia in cui, nel giro di poche pagine, nessuno somiglia più a chi sembra. Così è nella vita quando tutte le ossessioni, inseguendo loro stesse, si trasformano in qualcosa di diverso e intanto restano sempre attente a non mancare il bersaglio. Waldo odia il suo presunto rivale, lo odia ancora di più quando Zee gli racconta il segreto di Eddie, allora è Waldo a raccontarlo ad Anita, la sua “altra” ragazza, un’attrice che gli sta accanto e gli vuole bene:

«Le ha confidato di essere stato vittima di abusi sessuali. È un afrodisiaco, cara mia. Le donne impazziscono dalla voglia di aiutarlo e gli sganciano subito dei soldi».

Eddie visto da Waldo è un uomo spavaldo fuori e misero dentro, e noi, fino alla fine, non capiamo da quale angolo illuminarlo. Su Eddie ruota tutto, proprio mentre lui dice di sentirsi nulla; Eddie riempie le vite degli altri e invece non è che uno zero: proprio come i fantasmi senza cui le nostre vite sarebbero più vuote.

Hanif Kureishi
Uno zero

Bompiani 2017
128 pagine, 16 euro
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