Dossier / Elezioni francesi

La rincorsa di Madame No

01.05.2017

“Présidentielle 2017”, il racconto della corsa all’Eliseo. In vista del ballotaggio, Marine Le Pen cerca di raccogliere intorno a sé quel 54,7 per cento dei francesi che nel nel referendum del 2005 bocciò la Costituzione europea

IL pubblica “Présidentielle 2017”, la newsletter settimanale sulle elezioni presidenziali francesi curata da Francesco Maselli. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui

 

Le Presidenziali passano da Amiens

Una campagna elettorale vive anche di simboli. La regione Nord-Pas-de-Calais-Normandie è uno di questi, ricca com’è di contraddizioni, dati, statistiche e storie che ne fanno un teatro perfetto per un ballottaggio tra due candidati che condividono solo la lingua e l’ambizione di guidare il proprio Paese. Regione tra le più toccate dalla disoccupazione (12,8 per cento contro il 10,2 per cento della media nazionale), ha visto, oltre al transito di decine di migliaia di migranti per cui Calais è diventata tristemente famosa, numerose fabbriche chiudere una dopo l’altra. Come riporta l’Obs, dalla regione sono sparite moltissime aziende negli ultimi cinque anni: Goodyear ha licenziato 1.000 persone, Continental 700, Sapsa-Bedding 156.

La regione si trova in quel Nord-Est che ha votato ampiamente per Marine Le Pen, in testa con il 31,03 per cento, e per Jean-Luc Mélenchon, al 19,59 per cento; è la Francia più colpita dalle delocalizzazioni, quella ormai famosa per voi e per me, che ha perso la sfida della globalizzazione. Ad Amiens, una delle principali città della zona, ha sede uno stabilimento che da mesi è al centro delle cronache e dei dibattiti televisivi: la fabbrica della multinazionale americana Whirlpool che da anni sta cercando di ridurre la propria presenza in Francia. L’azienda, che nel 2002 dava lavoro a 1.300 persone, oggi ha soltanto 290 dipendenti e ha comunicato l’intenzione di chiudere lo stabilimento e di portare la produzione in Polonia dove il costo del lavoro è infinitamente più basso. Nel comunicato si legge che la decisione è presa per adattarsi “a un contesto di mercato sempre più concorrenziale”.

Nella consueta agenda che Emmanuel Macron invia alla stampa all’inizio della settimana era prevista una sua visita allo stabilimento per incontrare i delegati sindacali e occuparsi del problema. Si tratta, tra l’altro, di una promessa fatta durante un dibattito televisivo a François Ruffin, un giornalista molto impegnato politicamente; Ruffin, direttore del sito satirico Fakir, autore del documentario di successo Merci Patron con cui ha vinto il premio César (e in quell’occasione ha invitato dal palco François Hollande a «muovere il culo» per salvare lo stabilimento), è anche candidato alle elezioni legislative del prossimo giugno con il movimento di Mélenchon.

La visita era quindi abbastanza attesa visto che per Macron il Nord-Est è una “terra di conquista”, una delle regioni dove deve evitare un exploit di Marine Le Pen, una delle parti della Francia in cui il suo messaggio non ha raccolto entusiasmo o curiosità. Il leader di En Marche! ha però scoperto che in un ballottaggio la campagna elettorale non è un esercizio solitario, di fronte ha un avversario molto aggressivo che sta preparando da mesi un duello del genere. Mentre Macron era alla camera di commercio di Amiens, ricevuto dai sindacati, di sorpresa, davanti ai cancelli della Whirlpool, è apparsa Marine Le Pen.

Risultato? Un trionfo immortalato dalle telecamere, con la leader frontista acclamata e applaudita dagli operai, qualche grido “Marine présidente”, molti selfie, abbracci e ringraziamenti per il suo impegno. Impegno che è costante da mesi, visto che il Front national organizza quasi quotidianamente volantinaggio davanti alla fabbrica e ha utilizzato più volte il caso Whirlpool come emblema della globalizzazione selvaggia che distrugge l’industria e i posti di lavoro francesi. L’azienda è spesso citata nei comizi e persino nel primo dibattito televisivo, a dimostrazione di come il colpo di comunicazione è stato in qualche modo studiato e voluto.

Avvicinatasi poi ai giornalisti, che nel frattempo si erano precipitati sul posto, Marine Le Pen non ha perso occasione per marcare la sua differenza con Macron e ribadire il vero clivage, il vero bipolarismo: «Sono qui al fianco dei lavoratori, davanti alla fabbrica, non in un ristorante di Amiens». Ha poi promesso che se dovesse essere eletta l’azienda non chiuderebbe perché, come ha poi spiegato in un comunicato abbastanza vago, «sarà messa sotto protezione temporanea, con una partecipazione dello Stato, se necessario». Mezz’ora per costringere l’avversario a scoprirsi ed entrare nel vivo della campagna.

Emmanuel Macron, visibilmente preso in contropiede, ha improvvisato una conferenza stampa per ribattere alla “strumentalizzazione” fatta da Marine Le Pen e per annunciare che nel pomeriggio avrebbe incontrato i lavoratori dell’azienda proprio come il suo avversario. Una volta arrivato alla Whirlpool ha trovato un ambiente particolarmente ostile: fischi, ululati, qualche “Marine présidente” e un dialogo inizialmente impossibile. Dopo un po’ ha quindi fatto allontanare i giornalisti e le telecamere, per parlare in maniera più raccolta con i lavoratori e François Ruffin, presente sul posto, ripreso soltanto dai membri della sua équipe, che ha trasmesso lo scambio in diretta Facebook (una diretta seguitissima, tra l’altro).

Il leader di En Marche! è riuscito a rendere una situazione potenzialmente catastrofica in un piccolo spot: si è mostrato combattivo e coraggioso, ed è stato capace di rispondere punto su punto alle domande o alle critiche di chi gli stava di fronte e difficilmente lo voterà. Gli animi si sono lentamente calmati e Macron ha persino ricevuto i complimenti da parte di Ruffin per aver affrontato con prontezza la situazione e soprattutto evitato di tenere promesse impossibili o fare marcia indietro sulle sue convinzioni, altro grande rischio per un candidato accusato più volte di voler piacere a tutti.

 

La dinamica di Marine Le Pen

L’episodio è abbastanza emblematico di questa prima settimana di campagna elettorale per il secondo turno. Marine Le Pen non è stata protagonista di una cavalcata entusiasmante fino al 23 aprile, e infatti il suo risultato è stato sì storico, ma al di sotto delle aspettative. Ha trovato avversari popolari sul suo stesso terreno (Mélenchon) o in grado di portare avanti un discorso di rinnovamento molto popolare nell’elettorato francese (Macron). Da domenica sera però, il campo da gioco è cambiato, così come le strategie; lo abbiamo già detto, al ballottaggio si elimina, e in genere si elimina il Front national. L’unica possibilità di Marine Le Pen è cambiare il soggetto da eliminare, far dimenticare chi è, qual è il suo cognome, cosa rappresenta la storia del suo partito.

L’unico modo che ha per essere competitiva è trasformare il voto del 7 maggio in un’eliminatoria contro “l’oligarchia”, termine evocativo poco utilizzato sinora da Marine Le Pen, ma marchio di fabbrica di Mélenchon. Nulla è casuale. La leader frontista ci sta riuscendo: ha fatto passare il messaggio, paradossale, che sia necessario fare “barrage” contro Macron, candidato del sistema e della globalizzazione. Tutto ciò scegliendo i temi al centro del dibattito (e costringendo Macron all’inseguimento, come è accaduto ad Amiens), trovando dei simboli da impugnare e riuscendo a rompere dei tabù.

E infatti ecco l’altro simbolo, l’altro tabù: venerdì il candidato della destra sovranista, il sedicente gollista Nicolas Dupont-Aignan, è stato invitato come ospite al tg della sera di France 2 e lì ha annunciato il suo accordo di governo con il Front national. Il Front républicain non esiste più, la normalizzazione procede spedita e assume forza ogni giorno di più. Nessun partito aveva mai stretto alleanza con il Front national, nessun politico aveva mai considerato Marine Le Pen come presentabile. I due tengono una conferenza stampa ieri mattina, visi sereni, sorrisi e strette di mano. Il 23 aprile, come già sapete, non è stato solo Macron a scrivere la storia.
 
foto1
 
La contropartita è l’Hotel de Matignon, la residenza del primo ministro. In caso di vittoria di Marine Le Pen, sarà Dupont-Aignan a guidare il «governo dei patrioti e degli uomini e delle donne che amano la Francia». La strategia è chiara: ricostituire il fronte del “no” al referendum sulla Costituzione europea del 2005. In quella campagna elettorale si costituì uno strano fronte anti europeista composto dal Front national e da qualche esponente minoritario della destra e della sinistra. In particolare, votarono “no”, in contrasto con il proprio partito, Nicolas Dupont-Aignan, allora nel movimento gollista Ump, e Jean-Luc Mélenchon, allora ancora tesserato nel Partito socialista. Ma soprattutto votarono “no” il 54,68 per cento dei francesi, ignorando le consegne dei partiti che avrebbero poi votato alle elezioni presidenziali di due anni dopo. 

La scommessa è difficile, quasi impossibile da vincere, e i sondaggi confermano che lo scarto è ancora molto ampio. Ma la dinamica, per ora, è dalla parte di Marine Le Pen e mercoledì c’è il dibattito.
 
sondaggio1
 

Chiunque vinca avrà una Francia spaccata in due

Nelle scorse settimane abbiamo spesso analizzato il voto dal punto di vista sociologico, utilizzando gli indicatori di fasce di reddito, livello di istruzione e tipo di impiego. In questo senso il voto è molto polarizzato: i più istruiti, con un lavoro migliore e con un reddito alto hanno votato, tendenzialmente, per Emmanuel Macron e François Fillon, i meno istruiti, con un reddito più basso e un impiego precario o alienante, hanno votato per Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon. Una sintesi molto interessante la forniva in particolare un indicatore che tiene insieme il dato oggettivo sul reddito con quello soggettivo delle percezione della propria condizione: il modo in cui si arriva alla fine del mese. Chi ha più difficoltà vota per Le Pen, chi ne ha meno vota per Macron.
 
grafico-1
 
Insomma, la società è liquida, indecisa, molto diversa da quella che ha visto il trionfo della democrazia nel secondo dopoguerra. Eppure questo primo turno dimostra che esistono ancora i blocchi sociali, e questi blocchi sociali votano in maniera abbastanza omogenea. L’altra frattura che vorrei mostrarvi è conseguente, ed è importante visualizzare lo spazio geografico in cui si produce. L’analisi l’ha scritta Guillaume Tabard, editorialista del Figaro.
 
mappa-1
 
Come vedete, i voti per Marine Le Pen sono piuttosto omogenei in tutta la nazione, con delle concentrazioni particolari al Nord-Est, al Centro, e al Sud-Est. All’interno delle grandi aree viola, però, si notano dei punti gialli, che sono le città dove è invece in testa Macron. Se si leggono da vicino i risultati si scopre che la differenza città/campagna è generale. Prendiamo per esempio un dipartimento dove Marine Le Pen arriva in testa, quello dei Pirenei Orientali, con il 30,05 per cento. A Perpignan, suo capoluogo, è nettamente al di sotto, con il 25,86 per cento. La disparità centro-periferia è uguale e contraria per Emmanuel Macron, anche nei dipartimenti dove raggiunge i suoi migliori risultati: ad esempio in Gironda, arriva al 26,1 per cento, ma nel capoluogo Bordeaux fa nettamente meglio, con il 31,26 per cento.
 
mappa-2
 
mappa-3
 
Quest’altro grafico vi aiuta a capire ancora meglio la differenza tra le varie città e le campagne o periferie per ogni candidato. La frattura ricorda sicuramente Brexit (a Londra il Remain ha nettamente prevalso) o il fenomeno Trump-Clinton (a Manhattan Hillary Clinton ha raggiunto l’86 per cento). Ciò vuol dire che il Paese ha bisogno di una presidenza che cerchi di riconciliare le varie anime che non si parlano, non si conoscono. So che questo può apparire banale, che sono stati scritti centinaia di reportage sulla lontananza tra centro e periferia, eppure è bene avere in testa queste mappe per capire, visivamente, che la spaccatura non è solo astratta ma reale, si vede e si tocca anche se non siete mai stati in Francia. Se poi applichiamo questi risultati elettorali ai 577 collegi in cui viene divisa la nazione per le elezioni legislative di giugno, capite che il nuovo presidente avrà di fronte mesi piuttosto complicati.
 

Il personaggio della settimana

 
foto2
 
Florian Philippot è il vero regista dell’alleanza tra Marine Le Pen e Nicolas Dupont-Aignan. Teorico della dédiabolisation, Philippot ha più volte ripetuto durante la campagna elettorale che il leader di Debout la France è un alleato naturale del Front national e l’accordo è senza dubbio un successo della sua linea politica e della sua strategia di normalizzazione.
 
Domenica prossima si vota. Quindi, come in occasione delle elezioni primarie, vi arriveranno due newsletter, una venerdì, per fare il punto della situazione e una lunedì, per commentare il risultato.
 

Se questa newsletter ti è stata utile consigliala a un amico, o condividila su Facebook!

Se hai una domanda, una critica o un’osservazione, scrivimi a francescomaselli@live.it

Se vuoi commentare l’articolo, puoi farlo su www.hookii.it che ospita ogni settimana questa newsletter. Ci trovi moltissimi altri articoli interessanti, per cui consiglio di farci un giro.

Mi trovi anche su Facebook e su Twitter

Qui le puntate precedenti

 

Chiudi