Dossier / Elezioni francesi

La trumpizzazione di Marine

05.05.2017

“Présidentielle 2017”, il racconto della corsa all’Eliseo. Fino al dibattito di mercoledì scorso, la candidata del Front national aveva cercato di emanciparsi dal ruolo di semplice candidato di protesta, capace di convogliare la collera degli elettori e niente più. Ma negli ultimi giorni della campagna elettorale ha deciso di rompere le “regole del gioco”.

IL pubblica “Présidentielle 2017”, la newsletter settimanale sulle elezioni presidenziali francesi curata da Francesco Maselli. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui

 

Le conseguenze del dibattito

Come sapete, mercoledì scorso i due candidati hanno animato il grande dibattito che tradizionalmente viene organizzato tra primo e secondo turno. È stato il settimo dibattito televisivo della V Repubblica; il primo si tenne nel 1974 tra Valéry Giscard d’Estaing e François Mitterrand e solo una volta, nel 2002, il confronto non ebbe luogo per il famoso rifiuto di Jacques Chirac di dare diritto di cittadinanza alle idee del Front national e del suo candidato Jean-Marie Le Pen.

Non serve che io vi faccia il riassunto di quanto è stato detto nelle 2 ore e 40 di confronto, ma potete leggere l’analisi del Monde e il riepilogo del Post. Ci sono però alcune cose che è interessante notare. Per quale motivo Emmanuel Macron ha accettato di dibattere con Marine Le Pen? L’opzione contraria, e cioè rifiutare il confronto, era politicamente impraticabile: i due si erano già affrontati due volte, sia nel dibattito a 5 che in quello a 11, e un rifiuto a questo punto della campagna elettorale sarebbe stato inspiegabile. In più, come ha spiegato lo stesso Macron la mattina successiva, era suo interesse ribattere punto su punto alle insinuazioni e agli insulti di Marine Le Pen. Il Front national è ormai all’interno del paesaggio politico, che piaccia o meno; Macron ne ha semplicemente tratto le conseguenze.

La seconda e più importante riflessione riguarda la strategia che ha tenuto Marine Le Pen durante il dibattito. Della dédiabolisation, la normalizzazione del Front national, abbiamo parlato più volte e l’atteggiamento tenuto da Macron durante il dibattito ne è stata l’ennesima conferma. Soltanto una volta Macron ha posto l’accento sulla storia del partito lepenista, soltanto una volta ha usato l’espressione “estrema destra” per definirlo, persino in un contesto molto teso e molto aggressivo. Il nuovo clivage, il nuovo bipolarismo progressisti/conservatori, apertura/chiusura è rivendicato anche dal leader di En Marche!, quindi uno scontro del genere è persino funzionale perché giustifica e rafforza le sue posizioni politiche.

Sicché se il punto di partenza era la dédiabolisation, Marine Le Pen ci ha sorpreso tutti. Da quando è stata eletta, la leader del Front national ha dedicato tutti i suoi sforzi alla normalizzazione del partito. Ha mandato in televisione persone rispettabili come Florian Philippot, Nicolas Bay e la nipote, Marion Maréchal Le Pen. Ha “ucciso il padre” Jean-Marie, con cui persino i rapporti personali sembrano compromessi, escludendolo dal partito e dichiarando più volte che le sue prese di posizione, i suoi toni e i suoi modi non hanno più cittadinanza nel Front national. E ha trasformato il partito lepenista nel partito marinista. Sul plateau di TF1 questa strategia è andata completamente in pezzi. Marine Le Pen non ha quasi mai lasciato parlare il suo avversario, l’ha insultato, deriso, accusato di nefandezze non meglio identificate, ha insinuato che Macron potrebbe avere un conto segreto alle Bahamas o essere complice del fondamentalismo islamista. La candidata del Front national ha rotto tutte le regole dei dibattiti televisivi disturbando persino l’appello finale del suo avversario e rendendo l’esercizio molto faticoso da seguire per chi era a casa.

Il dibattito doveva servire a trasformare Marine Le Pen da un candidato di protesta radicale in un candidato di potere, doveva rassicurare chi ancora vede la sua candidatura soltanto come un modo di esprimere la propria collera. Marine Le Pen rappresentava quest’aspirazione rispetto al padre: esercitare il potere riuscendo a conquistare la massima magistratura dello Stato. E invece non ha mai assunto questa postura e non ha mai dato l’impressione nemmeno di volerlo fare. Le 2 ore e 40 passate di fronte a Emmanuel Macron hanno visto un cambio di rotta talmente brusco da apparire cacofonico e per molti incomprensibile.

Chi di voi è appassionato di politica americana può paragonare questo atteggiamento a quello tenuto da Donald Trump. Ma credo che in questo caso non sia molto calzante: Trump era quel tipo di candidato, una persona che ha rivendicato più volte la necessità di rompere tutti gli schemi, che aveva costruito un personaggio in tal senso, Trump faceva Trump. Marine Le Pen al contrario aveva costruito un profilo diverso, aveva speso anni per rendere la sua immagine più accettabile e far dimenticare il cognome pesante che porta (sparito da tutti i manifesti elettorali da quasi un anno ormai).

Per questo comportamento ci sono due possibili spiegazioni. La prima è che Marine Le Pen abbia ritenuto che fosse necessario adottare una tattica à la Trump, come dicevamo: insultare il sistema, smascherarlo, “cantargliene quattro”. Insomma rompere tutte le regole del gioco, un gioco finora fasullo tra “due candidati del sistema che erano d’accordo su tutto o quasi”. Portare la contrapposizione fino all’esasperazione, delegittimare chi le era seduto di fronte, ridere di continuo, mostrarsi contraria persino quando Emmanuel Macron ha evocato una maggiore attenzione da parte dello Stato alle persone portatrici di handicap. Questa prima spiegazione è stata data direttamente da Marine Le Pen la mattina dopo, interrogata da Jean Jacques Bourdin proprio sulla sua inattesa aggressività.

Una seconda spiegazione è invece più sottile: Marine le Pen ha interiorizzato che perderà, che i più di 20 punti di distacco registrati dai sondaggi non possono essere colmati. Ha capito che non può sovvertire il pronostico visto che nemmeno dopo una prima settimana di campagna elettorale entusiasmante è riuscita a invertire la tendenza in maniera decisiva. Il suo dibattito è stato quindi un preludio, in più di 2 ore, di come verrà impostata l’opposizione ai prossimi cinque anni di presidenza Macron: un attacco violento e continuo senza esclusioni di colpi.

L’obiettivo privilegiato di questo atteggiamento (che a guidarlo sia stata la prima o la seconda strategia non importa) è chiaramente una parte degli elettori che al primo turno hanno votato per Jean-Luc Mélenchon. Mi riferisco a chi ha scelto il candidato della France Insoumise per le istanze protestatarie e radicali che incarnava e che quindi non ha alcun motivo per votare per Emmanuel Macron. Il problema è che, come spiegano i sondaggi pubblicati da Elabe subito dopo il dibattito, il 66 per cento di chi l’ha guardato e ha votato Mélenchon al primo turno ha giudicato molto più convincente Macron rispetto a Marine Le Pen. Questo non vuol dire che queste persone automaticamente voteranno per l’ex ministro dell’Economia ma vi dà l’idea dei risultati della strategia di Marine Le Pen, che tra l’altro ha deluso una parte non indifferente dei suoi simpatizzanti visto che il 12 per cento di questi ritiene che Emmanuel Macron sia stato più convincente (guardate il dato eguale e contrario).

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Ah, vi ricordate di Nicolas Dupont-Aignan, il primo ministro già designato in caso di vittoria di Marine Le Pen? Onnipresente in tv fino al dibattito, da mercoledì notte è letteralmente introvabile.

I suggerimenti dei sondaggi

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Il sondaggio è stato realizzato dall’istituto Ipsos

Come vedete, la buona prestazione di Emmanuel Macron nel dibattito si traduce in un netto miglioramento nelle intenzioni di voto; la partita sembra scontata tanto che, come ha titolato il Figaro, «i macronisti si vedono già all’Eliseo», e il candidato di En Marche! ha detto stamattina di aver scelto il suo primo ministro e che il nome sarà comunicato subito dopo la cerimonia del passaggio dei poteri. La cerimonia si terrà entro la mezzanotte del 14 maggio, cioè una settimana dopo il risultato del secondo turno.

Inutile che vi ricordi le incognite che pesano sull’esito delle elezioni: l’astensione, il comportamento di chi non ha votato per Macron al primo turno, la collera che si percepisce nel Paese. Di certo, se la settimana scorsa Marine Le Pen era stata protagonista di un’ottima campagna, in questi ultimi giorni è stata molto meno efficace.

Torniamo però al voto del 23 aprile. Come avevamo già analizzato, il primo turno ha dimostrato quanta distanza ci sia tra il voto della campagna e il voto delle città. Il grafico che segue indica quanto, all’allontanarsi dai centri urbani, il voto per Macron crolli, e come accada invece il contrario per Marine Le Pen. La cosa interessante è che Macron resta molto forte anche nella cosiddetta “cintura esterna” cioè nelle periferie e nei comuni confinanti con le grandi città.

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In questo altro grafico potete invece notare la grandissima progressione nelle zone rurali del Front national guidato da Marine rispetto ai risultati che raccoglieva il Front national guidato da suo padre. Quello che impressiona però è il dato stabile nelle grandi città, che non è quasi per nulla cambiato (avevamo già notato come a Parigi Marine Le Pen perda addirittura voti rispetto al 2012).

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Anche questa mappa è molto interessante: indica com’è cambiata la percezione dei francesi del ritardo economico della loro regione; le opinioni espresse nel 2015 sono messe a confronto con quelle del 1963.

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I due grafici precedenti e questa mappa sono stati elaborati dall’istituto Ifop

Adesso confrontate la mappa qui sopra con quella dei i risultati elettorali del 23 aprile. È abbastanza impressionante.

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Un po’ di informazioni per la giornata di domenica. Io seguirò i risultati al comitato di Macron, sarò spesso in collegamento con Rainews24 e commenterò con voi quello che sta succedendo su twitter con l’hashtag #maratonamaselli. Alle 23.20 sarò poi ospite allo speciale del Tg1 per commentare i risultati.

Per oggi è tutto, noi ci sentiamo lunedì mattina, per commentare i risultati!

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