Appunti a margine della lettura di “Rivoluzione” (La nave di Teseo), in attesa del ballottaggio: Macron sembra aver colto in pieno l’esigenza di una Francia contemporanea, diversa dalla propria immagine ma non da se stessa

Ai programmi elettorali spesso posticci e burocratici e quindi fortemente inattuabili, Emmanuel Macron risponde con una visione; materia rara al giorno d’oggi perché, se tale, non può sostenersi solo su giochi retorici facilmente smontabili, ma ha bisogno di uno sguardo che sappia cogliere le ombre e le prossimità di una società complessa, evitando così facili semplificazioni e immaginando più che proponendo soluzioni generative.

L’aspetto più curioso della vicenda biografica di Emmanuel Macron è che la sua formazione culturale e politica rispecchia in toto le aspettative di una scuola classica e pienamente repubblicana. Una struttura morale e valoriale che poggia i propri piedi e li affonda in quella costruzione francese che ha fatto della diversità, ma anche della solidità il perno di un impianto sociale e politico che, nonostante tutto, è giunto fino a oggi dal Dopoguerra ancora totalmente integro.

Il limite di questo sistema è stato quindi principalmente nella sua interpretazione più che nella sua sostanza. Un’interpretazione spesso di comodo se non talvolta meschina, un’interpretazione che ha declinato sempre più verso una forma di continua subalternità rispetto alle dinamiche globali. Una subalternità nata più dalla saccenza che da un’insicurezza reale, più dalla convenienza che da una crisi sostanziale dello Stato.

Se François Mitterrand, come amava egli stesso definirsi, è stato l’ultimo monarca (decadente) di un’aristocrazia politica in via d’estinzione, probabilmente lo stesso François Hollande ha rappresentato la fine di quella classe politica che ha confuso la mediocrità con la moderazione e il populismo con il liberismo (Nicolas Sarkozy non è che l’altro lato del medesimo fallimento). E in questo contesto Macron ha avuto il coraggio di superare l’incapacità di visione e di realizzazione dei vecchi partiti repubblicani, così come di superare il rassicurante radicalismo di facciata della sinistra e della destra estrema. E lo ha fatto proponendosi semplicemente come alfiere della Repubblica, come depositario di una costruzione sociale e politica a cui molti nelle classi dirigenti francesi sono stati educati, senza che però ne cogliessero mai l’insita efficacia e la straordinaria forza di apertura.

Macron canta la “Marsigliese” insieme ai suoi sostenitori al Paris Event Center, il primo maggio

Getty Images

Rivoluzione, appena pubblicato in italiano da La nave di Teseo, è dunque un percorso che prende avvio dalle origini per dare forma a una storia intima in cui la cultura si fa sostanza quotidiana e la politica scelta urgente e necessaria. Una logica che si oppone alla insensatezza e tenta di riportare al centro la provincia francese nella sua sostanza e non in una visione parodica di terrore o di splendore che dir si voglia.

La mancanza di programma, cosa di cui viene accusato in continuazione Macron, diviene così in realtà una scelta di ostinata concretezza, perché i programmi, come le strutture e le procedure, in Francia (come in Europa) sono presenti da almeno trent’anni, ma quello che manca è una dinamica capace di dare forza a un progetto che può soltanto ripiegarsi in assenza di un coinvolgimento popolare attivo e quindi consapevole e responsabile.

Rivoluzione è l’ingaggio della realtà e quindi la presa del “possibile” come massima ambizione e non come moderata rinuncia: il “possibile” diviene nelle mani di Emmanuel Macron, in questo inizio di secolo, come lo spazio obbligato di un’azione di governo. Ingaggiare la realtà significa anche restituire alla Storia le storie che la compongono, senza rinnegarle e senza camuffarle ma affrontandole per quello che sono e per quello che possono dare in termini di sguardo, consapevolezza e responsabilità.

Mentre scriviamo non sappiamo ancora l’esito di quella che sarà la scelta dei francesi chiamati a decidere tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen: si avverte però uno sgretolamento di quello che fu, ai tempi del ballottaggio tra Jacques Chirac e Jean-Marie Le Pen, il fronte repubblicano. Pare una brutta notizia, ma in realtà è un’ottima notizia: infatti proprio la spaccatura di una costruzione ideologica, scarna di ogni entusiasmo, è la via obbligata per un’assunzione di responsabilità che vedrà chiamato ognuno singolarmente. E questa, per certi versi, è già una vittoria di Macron. Non esistono più parapetti o difese possibili, non si governa lo status quo, ma si può governare rivoluzionando lo status quo. Questa è la sfida di Macron, un candidato presidente che sembra aver colto in pieno l’esigenza di una Francia contemporanea, diversa dalla propria immagine, ma non da se stessa.

Emmanuel Macron

Rivoluzione

La nave di Teseo 2017
240 pagine, 18,00 euro
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