Dossier / Elezioni tedesche

Schulz si è seduto sulla riva del Reno

02.05.2017

“Noch 4 Jahre”, il racconto della campagna elettorale tedesca. Dopo il risultato deludente in Saarland, il candidato cancelliere della Spd è scomparso dai radar: sta aspettando la vittoria annunciata in Renania Settentrionale-Vestfalia per rilanciare la campagna in grande stile, in vista di settembre

IL pubblica “Noch 4 Jahre?”, la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

I fatti:

  • Il voto in Schleswig-Holstein
  • Thomas de Maizière e la Leitkultur
  • Notizie di Martin Schulz?
  • L’inquietante storia di Franco A.

Maggio è mese di voto locale in Germania: aspettando le elezioni del 14 in Renania Settentrionale-Vestfalia, il Land più popoloso del Paese, si comincia con lo Schleswig-Holstein il 7.
Il piccolo Land al confine con la Danimarca è attualmente guidato, come dicevamo un paio di settimane fa, da una coalizione che include Spd, Grünen e il partito della minoranza danese, la Ssw (Südschleswigscher Wählerverband); il governatore è Torsten Albig, della Spd, che si ricandida. Il principale sfidante è Daniel Günther, giovane candidato della Cdu dalla singolare somiglianza con Eddie Redmayne.

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Dai, è uguale

L’esito del voto è tutt’altro che scontato: secondo gli ultimi sondaggi Albig è ancora molto popolare (e se si votasse direttamente il governatore sarebbe in vantaggio di parecchi punti percentuali), ma i due partiti sono vicinissimi, e quasi tutti gli istituti di ricerca danno la Cdu leggermente avanti.
C’è un problema, però: Günther, il candidato Cdu, è sostanzialmente sconosciuto ai più. Secondo lo Spiegel, un terzo degli elettori non ha idea di chi sia: a un evento di campagna elettorale, a Kiel, molti degli elettori Cdu addirittura si domandavano come si chiamasse quel giovanotto sul palco.
Neanche il confronto tv fra i due principali candidati ha aiutato molto in questo senso: anzi, ha contribuito a mettere sì Günther sotto i riflettori, ma per il motivo sbagliato. Erano previsti, infatti, interventi da parte del pubblico: e una donna ha attaccato il candidato Cdu sostenendo che non sia «un amico dei sindacati»; quando Günther ha cercato di ribattere, la donna ha ricordato di essere stata da lui definita Verdi-Schlampe (più o meno “sgualdrina di Ver.Di” – una delle organizzazioni sindacali tedesche).
Naturalmente Günther nega («Una terminologia di questo tipo mi è del tutto estranea»); la donna – tra l’altro si è scoperto che è un’iscritta della Spd – dice che il fatto è successo, ma di non poterlo provare. Insomma, i dettagli sono decisamente poco chiari, tanto basta però perché in molti se lo domandino: ma l’ha detto sul serio?

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Il tweet di NDR SH, l’emittente televisiva locale che ha trasmesso il confronto: «Abbiamo parlato con la donna. Dice che il fatto è successo a margine di una riunione, ma di non poterlo provare»

 

Merkel

Dalle parti della Cdu è tornato alla ribalta il ministro dell’Interno, Thomas de Maizière, che in un articolo pubblicato sulla Bild am Sonntag (l’edizione domenicale della Bild) ha riacceso il cosiddetto Leitkultur-Debatte, il dibattito cioè sulla Leitkultur: concetto sfuggente e variegato che si può tradurre come “cultura condivisa”.
Al centro di vivaci discussioni fin dai primi anni Duemila, il termine, coniato inizialmente dal sociologo Bassam Tibi per identificare gli aspetti centrali e più caratterizzanti della cultura europea (la democrazia, il secolarismo, i diritti umani, l’Illuminismo), ha finito spesso con l’assumere nel dibattito tedesco tratti tipicamente nazionalistici, tanto da diventare una delle parole-chiave usate dalla destra per impostare il discorso sull’assimilazione degli immigrati.
Sono una decina i punti che de Maizière identifica come il cuore della Leitkultur tedesca: principi generali come l’istruzione per tutti, la meritocrazia, le istituzioni della democrazia basata sulla ricerca del consenso e del compromesso, ma anche cose molto più “piccole” – ad esempio il comportamento da tenere quando si incontra qualcuno per la prima volta: diciamo il nostro nome, tendiamo la mano, scrive de Maizière: «Siamo una società aperta. Mostriamo il nostro volto. Non siamo burqa (Wir sind nicht Burka)». Riaprire questo dibattito è necessario, secondo il ministro dell’Interno, perché «è forte solo chi è sicuro della propria cultura». Vedremo se basterà per accontentare l’ala destra del partito.
Angela Merkel intanto fa campagna in Schleswig-Holstein, dove però è stata vittima di un’operazione di guerrilla elettorale da parte di Alternative für Deutschland: un aereo con lo striscione “Votate AfD” fatto volteggiare proprio sopra la location di un evento a cui partecipava la cancelliera.

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La Spd

Dov’è finito Martin Schulz?, si chiede il Morning Briefing dello Spiegel. Effettivamente, dopo il voto in Saarland, il candidato socialdemocratico ha mantenuto un profilo bassissimo: scomparso dai radar, aspetta probabilmente il risultato del voto in Renania Settentrionale – Land in cui la Spd è avanti di una decina di punti nei sondaggi – per rilanciare la campagna in grande stile, in vista di settembre.
Intanto gli strateghi del partito stanno mettendo a punto un piano d’azione. Il punto di partenza è quanto successo in Saarland, che in parecchi nella Spd interpretano così: la prospettiva di uno spostamento a sinistra spaventa gli elettori e favorisce inevitabilmente la Cdu. Qualcosa di simile, tra l’altro, sta succedendo anche in Turingia: una deputata socialdemocratica, Marion Rosin, ha lasciato il partito ed è entrata nella Cdu, perché a suo dire la coalizione di governo (Spd/Grünen/Linke, guidata dal governatore della Linke Bodo Ramelow) è troppo sbilanciata a sinistra, prigioniera di dogmatismi ideologici e centralismi di metodo.
La parola d’ordine, quindi, è “normalizzazione”: e cioè mettere pressione sulla Linke perché sciolga alcuni dei nodi più delicati per l’elettorato “moderato” a cui punta la Spd, come ad esempio l’impegno europeista e la permanenza nella Nato. Vanno lette in questo senso le dichiarazioni di Olaf Scholz, sindaco di Amburgo e per qualche tempo nel giro dei possibili candidati alla Cancelleria prima della nomina di Schulz: «Essendo una potenza economica nel cuore dell’Europa, la Germania può essere governata soltanto da partiti che si riconoscono nell’Unione europea, nell’euro, nella Nato e negli impegni che ne derivano». È una frecciata piuttosto evidente nei confronti di alcuni esponenti di spicco della Linke e di qualche loro dichiarazione, diciamo così, problematica – e ogni riferimento sottinteso a Sahra Wagenknecht è, dalle parti della Spd, assolutamente voluto.
Chissà se funzionerà; intanto, però, Schulz deve affrontare la prima vera flessione nei sondaggi, che vede il suo partito tornare sotto il 30 per cento dalla sua discesa in campo.

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Sondaggio dell’istituto TNS Emnid del 29 aprile: «Se si votasse domenica prossima…» (“Union” è il termine con cui si intende l’unione di Cdu e Csu)

 

Gli altri a destra

Dopo la sua candidatura alla Cancelleria (in coppia con Alexander Gauland) per AfD, i tedeschi stanno scoprendo Alice Weidel, la giovane dirigente acclamata al Congresso di Colonia di una decina di giorni fa. Economista e consulente di start-up, dichiaratamente omosessuale, Weidel rappresenta probabilmente il tentativo, da parte di AfD, di mostrare il proprio volto liberale e moderno, in una fase in cui le prime pagine dei giornali sono ormai quasi esclusivamente occupate da quello invece più radicale ed estremista. Una misura di compromesso, insomma, un modo per attrarre ancora i delusi da Merkel che non si sentono però pronti per il grande salto verso la destra estrema.

Ed è tempo di Congresso anche per i liberali della Fdp, che si è riunita questo weekend a Berlino. Christian Lindner è stato confermato al vertice del partito col 91 per cento delle preferenze, ed è stato messo a punto il programma per settembre – con particolare enfasi sull’istruzione, la digitalizzazione e una maggiore regolamentazione dell’immigrazione (anche se, almeno secondo la Frankfurter Rundschau, la vaghezza regna sovrana).
L’obiettivo, comunque, rimane sempre quello: tornare nel Bundestag, il Parlamento Federale. Obiettivo a portata di mano: in Schleswig-Holstein il partito è dato quasi al 9 per cento, in Renania Settentrionale si parla addirittura del 12. A livello federale, però, sembra non si riesca a superare il 6 per cento – che sarebbe comunque sufficiente.

Gli altri a sinistra

Allarme in casa Grünen: continua il trend discendente nei sondaggi (il 10 per cento di gennaio è diventato ora il 6-7 per cento), tanto che anche il superamento della fatidica soglia del 5 per cento non appare più così scontato. La candidata del partito in Renania Settentrionale, Sylvia Löhrmann, ha detto alla Bild che bisogna lottare per garantire «l’esistenza parlamentare dei Grünen»: e l’impressione è che non si tratti di un problema solo in quel Land, ma in tutto il Paese.

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Il trend elaborato dall’istituto Forsa e pubblicato dallo “Spiegel”. I Grünen sono, ovviamente, la linea verde

 

Bonus Tracks

La Süddeutsche Zeitung lancia la rubrica Wahl-Watcher, una serie di interviste a intellettuali tedeschi sull’importanza del voto di settembre.
Il primo contributo è della scrittrice Thea Dorn: «Con le elezioni politiche tedesche è in gioco il futuro del mondo occidentale».

Due settimane fa parlavamo delle singolari consonanze, su alcuni punti, fra i liberali della Fdp e i Grünen. Ora, invece, i due partiti hanno trovato un’altra cosa su cui litigare: Mesut Özil e l’inno tedesco. Come forse saprete, il calciatore tedesco di origine turca non canta l’inno prima delle partite della nazionale: e secondo il leader della Fdp Christian Lindner, intervistato dallo Stern, invece dovrebbe. Una posizione che ha suscitato molte critiche: fra le più dure quelle di Jürgen Trittin, esponente di spicco dei Grünen, che su Twitter ha accomunato il capo dei liberali a un Gauland qualsiasi – visto che già l’anno scorso proprio da AfD si erano levate voci di condanna per questa abitudine di Özil.

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Il tweet di Jürgen Trittin

Su Politico.eu bel ritratto di Sahra Wagenknecht, «l’altra donna che può fermare Schulz».

Come fare a districarsi nel complicatissimo mondo delle coalizioni possibili? Arriva in soccorso la trasmissione satirica Extra 3, con il nuovo gioco della politica tedesca: il Koalitionstwister!

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«Chi ci governerà dopo le prossime elezioni? Giochiamoci su con il Koalitionstwister!»

C’è però un’altra notizia che in questi giorni scuote l’opinione pubblica tedesca: l’incredibile e inquietante vicenda di Franco A., un ufficiale dell’esercito tedesco sospettato di essere un estremista di destra che avrebbe progettato un attacco terroristico – e che per mettere a punto il suo piano si sarebbe anche registrato come rifugiato proveniente dalla Siria.

Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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