Dossier / Elezioni francesi

Tutti i simboli (e un primo ministro) del presidente

15.05.2017

“La Francia in marcia”, il racconto settimanale a cura di Francesco Maselli. Emmanuel Macron si mostra molto attento nella scelta di ben precise liturgie legate alla carica di capo dello Stato. Ecco che cosa significano i suoi primi passi e qual è la squadra che lo affianca. Intanto, è stato annunciato il nome del primo ministro: Édouard Philippe

IL pubblica “La Francia in marcia”, la newsletter settimanale di Francesco Maselli che racconta i primi mesi della presidenza di Emmanuel Macron, in attesa delle elezioni legislative del prossimo giugno. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui

 

La cerimonia e il passaggio dei poteri

Emmanuel Macron è un politico molto attento ai simboli. Ha iniziato la sua presidenza con una delle serate più simboliche della Quinta Repubblica, e durante la settimana appena passata ha continuato a far capire che le sue apparizioni pubbliche saranno studiate nei minimi dettagli. Macron è letteralmente scomparso da tv, radio e giornali e si è fatto vedere in pubblico soltanto in due occasioni commemorative: lunedì 8 maggio alla cerimonia della vittoria della Seconda guerra mondiale e mercoledì 10 maggio alla cerimonia per l’abolizione della schiavitù. Una comunicazione antica e monarchica bilanciata dalla contemporaneità: il selfie con la sua équipe di campagna che ha fatto il giro del mondo.

foto-selfie
Laurent Fabius, il presidente del Consiglio costituzionale incaricato di investire ufficialmente il nuovo presidente della Repubblica, ha trovato un’efficace sintesi: «Lei è un uomo del nostro tempo, per la sua formazione, per le sue scelte. Come ha scritto François-René de Chateaubriand, per essere l’uomo del proprio Paese, bisogna essere l’uomo del proprio tempo».

La giornata del passaggio dei poteri è stata un’altra occasione per lanciare una serie di segnali simbolici non soltanto alla Francia, ma anche all’Europa e al mondo intero, citato più volte come orizzonte dal nuovo presidente, consapevole che il suo Paese avrà un ruolo molto rilevante dal punto di vista dei rapporti internazionali nei prossimi cinque anni.

Macron ha innanzitutto sottolineato la continuità istituzionale della sua presidenza. Nel suo primo discorso dopo la cerimonia Macron ha citato tutti i suoi predecessori con parole di elogio, sottolineando la qualità migliore di ognuno, a dimostrazione del suo rispetto per la carica e per gli uomini che l’hanno ricoperta. La volontà è, come detto più volte, presentarsi come l’uomo della Repubblica, come un presidente consapevole di essere parte di una storia che va oltre la sua persona. «Il presidente non è un uomo normale», ha ripetuto più volte negli ultimi anni, la cerimonia e il discorso ribadiscono quest’idea quasi mistica che Macron ha della sua funzione.

Il secondo segnale l’ha dato utilizzando un veicolo militare per la tradizionale sfilata all’Avenue des Champs-Élysées di cui è protagonista ogni nuovo presidente. Macron ha voluto far capire che assume pienamente il suo statuto di capo delle forze armate, che è consapevole dei tanti impegni internazionali del suo Paese e che, benché sia giovanissimo e poco ferrato sulle questioni della “potenza pubblica”, si comporterà di conseguenza. La sfilata su un veicolo di questo tipo non ha precedenti nella storia della Quinta Repubblica, particolare molto sottolineato dagli analisti e dai giornalisti che hanno seguito la cerimonia in diretta.
foto-2
La terza scelta simbolica di questa giornata particolare è in linea con il ruolo di capo delle forze armate. Tutti i presidenti appena insediati hanno un protocollo abbastanza rigido da seguire: arrivano all’Eliseo e hanno un colloquio privato con il presidente uscente, cui seguono la proclamazione ufficiale e il conferimento della Croce di gran maestro della Legione d’onore; i neo eletti tengono poi un primo discorso alla nazione dalla sala delle feste del palazzo, e passano in rassegna gli ordini militari nel cortile dell’Eliseo mentre vengono sparati 21 colpi a salve dall’Hotel des Invalides; raggiungono poi l’arco di Trionfo per deporre una corona al milite ignoto dopo aver camminato per gli Champs-Élysées. Infine è sempre prevista una visita alla Mairie, al comune, di Parigi, dove il nuovo capo di Stato è accolto dal sindaco.

In genere c’è un fuori programma, un omaggio non previsto: François Mitterrand nel 1981 andò al Panthéon, Nicolas Sarkozy nel 2007 andò a rendere omaggio alla tomba di Georges Clemenceau e Charles de Gaulle, François Hollande nel 2012 andò a depositare dei fiori sulla tomba di Jules Ferry e Marie Curie. Macron ha scelto il mondo dei vivi: all’ospedale Percy di Clamart ha incontrato, senza telecamere e con nessun giornalista autorizzato ad assistere, i militari feriti nelle operazioni all’estero, tappa finale del suo debutto come capo delle forze armate.

L’agenda

Oggi Emmanuel Macron ha nominato primo ministro il repubblicano Édouard Philippe, già deputato e già sindaco di Le Havre, un uomo vicino ad Alain Juppé.
edouard_philippe-ok
Nel pomeriggio, il presidente vola a Berlino per incontrare Angela Merkel. Domani verrà nominato il nuovo governo e mercoledì ci sarà il primo consiglio dei ministri presieduto dal nuovo presidente. Infine, venerdì Macron dovrebbe incontrare le truppe francesi impegnate all’estero, precisamente in Mali. Poi le elezioni legislative, di cui inizieremo a parlare approfonditamente dalla prossima settimana.

 

I personaggi della settimana

 

1-Alexis Kohler, segretario generale dell’Eliseo
 
foto-3
Questa volta facciamo una piccola eccezione. Introduciamo gli uomini di fiducia del nuovo presidente, uomini che saranno poco mediatici ma che danno delle prime indicazioni sulla nuova “amministrazione”. Se avete visto The West Wing sapete benissimo quanto è importante lo staff del presidente, se qualcuno di voi non l’ha visto, lo faccia.

 Il segretario generale dell’Eliseo è il membro più importante dello staff ed è praticamente colui che segue da vicino la politica interna del Paese. Il presidente della Repubblica è spesso impegnato tra viaggi all’estero, cerimonie e impegni ufficiali; per intenderci, Hollande da gennaio a oggi ha avuto un impegno ogni due giorni lontano dall’Eliseo. Il segretario generale resta sempre a Parigi, per non perdere di vista i dossier più importanti del presidente. Non è un ruolo tecnico, ma è il ruolo politico per eccellenza: sono diventati primi ministri dopo aver ricoperto questa carica Édouard Balladur, Pierre Bérégovoy, e Dominique de Villepin, e ministri degli Esteri lo stesso Villepin, Michel Jobert, Jean François-Poncet, Hubert Védrine. 

L’ufficio del segretario generale è separato dall’ufficio del presidente soltanto da una piccola anticamera e il segretario può entrare dal presidente senza essere annunciato; è inoltre il superiore gerarchico di tutto il personale dell’Eliseo. Sarà Alexis Kohler a ricoprire questa carica delicatissima. Kohler ha 44 anni, ha fatto l’ENA, la famosa scuola dell’amministrazione pubblica e ha alle spalle una lunga carriera da funzionario. Ha lavorato al Fondo monetario internazionale, è stato il consigliere del ministro dell’Economia Pierre Moscovici dal 2012 al 2014 ed è rimasto a Bercy dopo la nomina di Emmanuel Macron.

Secondo Macron, «Kohler è la persona più intelligente che conosco, è più intelligente di me»; Brigitte Macron ha spiegato alla stampa che non ha mai visto suo marito intendersi così velocemente con nessuno, tanto che è stato il solo, secondo L’Opinion, a beneficare di una deroga speciale durante la campagna elettorale: ha potuto cumulare il suo nuovo lavoro (direttore finanziario di MSC crociere, a Ginevra) con quello di consigliere speciale di Macron, con l’obbligo di tornare ogni mercoledì (giorno della riunione dell’ufficio politico della campagna elettorale) e ogni week-end a Parigi.

 

2-Philippe Etienne, consigliere diplomatico
 
foto-4
È, secondo la felice definizione del Monde, il personaggio che in politica estera «dà ordini a tutti tranne che al presidente». Ha alle sue dipendenze una decina di altri consiglieri ed è, di fatto, l’uomo che ha nelle sue mani la gestione della politica estera della presidenza della Repubblica.

Il percorso personale di Etienne aiuta a capire quali saranno gli orientamenti del nuovo presidente e quali sono le priorità secondo Emmanuel Macron: ha 61 anni, ha studiato all’École Normale e poi all’ENA, è poliglotta (parla inglese, tedesco, spagnolo, russo, romeno e serbo-croato) ed è stato rappresentante permanente della Francia presso l’Unione europea dal 2009 al 2014 e poi ambasciatore in Germania. Due ruoli molto significativi e decisivi nella sua nomina, oltre alla sua profonda conoscenza della Russia e dei paesi dell’Est visto che ha lavorato anche a Belgrado e a Bucarest. 

Il consigliere diplomatico è anche detto “sherpa” secondo il soprannome dato dall’Economist nel 1979; il soprannome è talmente entrato nel linguaggio comune della presidenza che Sarkozy ha iniziato a utilizzarlo anche nei documenti ufficiali: nel 2007 l’ambasciatore Jean-David Levitte è ufficialmente denominato “consigliere diplomatico e sherpa”, come recita solennemente la “gazzetta ufficiale” dell’epoca.

 

3-Patrick Strzoda, direttore del Gabinetto
 
foto-5
Strzoda ha 65 anni, ha studiato all’ENA e ha alle spalle una lunga carriera al servizio del ministero dell’Interno. È stato prefetto in Bretagna, poi capo di Gabinetto del ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve con cui ha gestito la strage di Nizza della scorsa estate, ed era stato nominato da poco prefetto di Parigi. Il suo ruolo sarà coordinare tutte le attività private e pubbliche del presidente, oltre che gestire la presidenza dal punto di vista amministrativo: Patrick Strzoda sarà alla testa di una delle amministrazioni presidenziali più complesse del mondo con più di 100 milioni di euro di budget e quasi mille dipendenti.

 

4-Ismaël Emelien, consigliere speciale
 
foto-6
Il consigliere speciale è in genere scelto per la sua vicinanza al presidente visto che diventa automaticamente il consigliere più importante per tutte le questioni di Stato. Spesso scrive anche i discorsi e, a seconda della sua personalità e della libertà lasciata dal presidente, può diventare una figura molto mediatica. È stato il caso di Henri Guaino, consigliere di Sarkozy che diventò una sorta di portavoce del governo sino a candidarsi alle elezioni legislative del 2012.

Il ruolo è affidato a Ismaël Emelien, giovanissimo braccio destro di Macron. Ha 30 anni, è laureato a Sciences Po, l’istituto di studi politici di Parigi, ed è stato molto vicino a Dominique Strauss-Kahn nella campagna elettorale per le elezioni primarie dei socialisti del 2006. Ha conosciuto Emmanuel Macron nel 2009 ed è poi stato il suo consigliere strategico prima al ministero dell’Economia, poi durante la campagna elettorale. Il nuovo presidente si fida ciecamente di Emelien, che infatti ha lasciato il ministero dell’Economia prima di Macron, per lavorare al lancio e alla struttura del movimento En Marche! nel 2016. 

Era l’uomo delle dichiarazioni durante la campagna elettorale: era lui ad avere l’ultima parola sulle dichiarazioni improvvise, sulle prese di posizioni ufficiali e sui rapporti con la stampa sulle questioni delicate.

È inoltre l’uomo delle nuove tecnologie: durante la campagna elettorale ha assunto, per poi lavorarci a stretto contatto, l’innovativa start up di strategia elettorale Liegey Muller Pons e con la piccola azienda di analisi semantica Proxem. È infine colui che ha coordinato la “campagna di ascolto al Paese” che En Marche! ha condotto per quasi un anno raccogliendo le opinioni dei francesi su quali dovessero essere le priorità del programma presidenziale.

 

Consigli di lettura

-Un lungo articolo di Carl Meeus, direttore del Figaro Magazine, in cui vengono spiegate le difficoltà che deve affrontare Emmanuel Macron che sta provando a corteggiare i repubblicani senza troppo successo (per ora);

-L’Obs spiega quali sono i 25 duelli più interessanti delle prossime elezioni legislative in una bellissima mappa;

La lunghissima intervista di Macron a Mediapart data prima del secondo turno, in cui il neo presidente parla di tutto, politica interna, politica estera e aspirazioni personali.

 

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

 

Se questa newsletter ti è stata utile consigliala a un amico, o condividila su Facebook!

Se hai una domanda, una critica o un’osservazione, scrivimi a francescomaselli@live.it

Se vuoi commentare l’articolo, puoi farlo su www.hookii.it che ospita ogni settimana questa newsletter. Ci trovi moltissimi altri articoli interessanti, per cui consiglio di farci un giro.

Mi trovi anche su Facebook e su Twitter

Qui le puntate precedenti

Chiudi