Dossier / Elezioni tedesche

A volo d’Angela

12.06.2017

Martin Schulz, dopo una lunga esperienza politica in Europa, ha cercato di rendersi più “tedesco” per piacere all’elettorato nazionale. Ma la Merkel lo sta mettendo in ombra anche sul palcoscenico internazionale e plana, un’altra volta, verso la Cancelleria

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 
Quando a fine gennaio Sigmar Gabriel si è fatto da parte e la Spd ha finalmente scelto il suo candidato cancelliere, Martin Schulz era soprattutto Mister Europa: un politico dalla lunga e prestigiosa carriera internazionale, culminata nella presidenza del Parlamento europeo, perfettamente a suo agio a Bruxelles e profondo conoscitore delle istituzioni continentali.
Un punto di forza, soprattutto in una fase delicata come questa, che però gli strateghi della Spd hanno saggiamente deciso di mettere momentaneamente fra parentesi: contro un avversario come Angela Merkel, infatti, riuscire a costruirsi una credibilità come leader nazionale è decisamente una priorità, soprattutto per uno la cui unica esperienza “interna” è stata fare il sindaco della piccola cittadina di Würselen – come quelli della Cdu hanno prontamente fatto notare.
Schulz si è quindi concentrato su temi di politica interna, in particolare su questioni economiche e sociali, proprio per sviluppare un’immagine attendibile da politico tedesco e così risultare convincente per il ruolo di cancelliere, che significa pur sempre, come prima cosa, governare la Germania.
Sull’Europa, poi, le differenze con Merkel naturalmente ci sono, ma più di dettaglio che di sostanza: e, visto che l’obiettivo principale era distanziarsi il più possibile dalla cancelliera, e far apparire la Grosse Koalition un’anticaglia di cui sbarazzarsi al più presto, meglio parlare d’altro.
Questa strategia, però, ha lasciato scoperti tutti quei temi su cui Schulz partiva con un certo margine di vantaggio: e ad Angela Merkel sono bastate un paio di settimane di incontri al vertice in giro per l’Europa, un’ospitata di un ex presidente americano a Berlino e alcune decisioni discutibili di Donald Trump (come quella relativa agli accordi di Parigi sul clima) per sottrarli al suo avversario e farli suoi.
 
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Il tweet dei Grünen dell’Assia, il Land di Francoforte, a commento della decisione di Donald Trump

 
Le dichiarazioni sul futuro dell’Unione, che deve “prendere in mano il proprio destino” senza fare più affidamento su altri, la tensione che rimane alta con il regime di Recep Tayyip Erdogan in Turchia, le frecciate a Donald Trump e i sorrisi con Barack Obama di cui parlavamo due settimane fa rappresentano proprio il modo in cui la cancelliera è riuscita a ribaltare i rapporti di forza con il candidato Spd anche là dove in partenza era più debole: il prestigio internazionale e la capacità di muoversi con agilità e forza sullo scacchiere globale. E anche se lei dice di no – e probabilmente, in effetti, ne avrebbe fatto volentieri a meno – è difficile negare che Angela Merkel, in questo momento, sia la guida dell’Occidente: un fatto che conterà, inevitabilmente, in vista di settembre.
Naturalmente Schulz non è rimasto a guardare: in un’intervista allo Spiegel, ad esempio, ha criticato duramente la decisione di Trump sugli accordi di Parigi, arrivando addirittura a mettere in discussione i rapporti commerciali fra Stati Uniti ed Europa – un tentativo abbastanza evidente di ritornare a essere almeno un po’ Mister Europa. L’impressione, però, è che si ritrovi a dover rincorrere anche su un terreno in cui pensava, invece, di guidare la corsa.
E c’è da dire che, sempre sul tema della politica estera, quelli che dovrebbero essere i suoi interlocutori privilegiati non gli stanno dando una grossa mano. Lo schema di coalizione preferito dal candidato della Spd sarebbe ancora quello rosso-rosso-verde, insieme alla Linke e ai Grünen: per renderlo digeribile agli elettori, però, è necessario ridurre le frange più radicali dei due partiti (e della Linke in particolare) a più miti consigli, e abbiamo visto nelle scorse settimane come uno dei piani elaborati dai socialdemocratici andasse proprio in questa direzione – mettere pressione sul potenziale partner in modo che si dia una regolata e risulti elettoralmente “presentabile”. La Linke però questo fine settimana si è riunita a congresso a Hannover, e dal punto di vista della Spd non poteva andare peggio: il partito di sinistra ha infatti ufficializzato il suo programma, stendendo le condizioni per accettare di far parte di un governo di coalizione e, fra i punti votati dai delegati, ce ne sono parecchi assolutamente irricevibili per Schulz – in particolare riguardo alla Nato, che va dissolta, e alla Russia, che va coinvolta nella creazione di un sistema di sicurezza globale e contro cui non ci devono essere sanzioni per la questione dell’annessione della Crimea e del conflitto in Ucraina. Posizioni del tutto incompatibili con quegli impegni internazionali della Germania che il candidato Spd aveva ricordato solo un mese fa: ce n’è abbastanza, dunque, per dichiarare il game over sulle possibilità di un accordo fra Spd e Linke.
 
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Sahra Wagenknecht non ha risparmiato battute e critiche a Schulz, sul palco di Hannover, e neanche qualche nomignolo: ad esempio, “Zottelbart” (“ciuffo di barba”)

 
Vedremo se tutto questo avrà delle conseguenze sul programma dei socialdemocratici, che verrà presentato ufficialmente domenica 25 giugno quando il partito si riunirà a Dortmund: e che ce ne saranno è facilmente prevedibile. La Spd ha infatti cambiato il suo Generalsekretär (segretario generale): Katarina Barley ha ceduto il posto a Hubertus Heil, che aveva già ricoperto l’incarico fra il 2005 e il 2009. Heil è nel Parlamento federale dal 1998, e nel 2013 ha fatto parte della squadra Spd incaricata di trattare con Merkel per la formazione del governo di coalizione, guidando la delegazione del partito sui temi economici. È inoltre membro del Netzwerk Berlin, una delle tre correnti parlamentari della Spd: in particolare, si tratta di quella “di centro”, a metà fra quella più di sinistra (la Parlamentarische Linke) e quella invece più pragmatica, il cosiddetto Seeheimer Kreis (“Circolo di Seeheim”, dal nome del quartiere della cittadina di Darmstadt, in Assia, in cui si ritrovano ogni anno).
 
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Hubertus Heil

 
Heil è tornato alla Segreteria generale del partito anche grazie a un domino di cambio di posizioni: Barley infatti andrà a guidare il ministero della Famiglia, sostituendo Manuela Schwesig che, a sua volta, diventerà Ministerpräsidentin (governatrice) del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land settentrionale a guida Spd il cui attuale governatore, Erwin Sellering, ha deciso di ritirarsi dalla vita politica a causa di un tumore. Si può quindi ritenere il ritorno di Heil anche frutto di circostanze un po’ casuali, ma considerato lo scenario complessivo e la sua storia politica è possibile leggerlo in maniera più strategica: come un tentativo, cioè, di compattare ulteriormente il partito, scosso dall’inaspettato filotto di sconfitte nel voto locale, e di dargli una chiara identità “di governo” in vista del voto di settembre.
Sperando, naturalmente, che non sia troppo tardi: gli ultimi sondaggi, infatti, danno la Cdu avanti di 14 punti rispetto ai socialdemocratici, tornati ai livelli di gennaio, quando ancora si parlava di Sigmar Gabriel. L’effetto Schulz, dunque, è ufficialmente finito.
 
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Il sondaggio del 10 giugno dell’istituto demoscopico Emnid per la “Bild am Sonntag”

 

Bonus Tracks

Su Politico un bell’articolo in inglese sui problemi dei Grünen, i cui candidati cancellieri Cem Özdemir e Katrin Göring-Eckardt hanno tra l’altro presentato in questi giorni un piano di governo in dieci punti. La speranza è che, grazie all’identificazione in maniera schematica e riconoscibile di alcuni core issues, i sondaggi risalgano; la realtà, però, è che la ricezione dei dieci punti programmatici è stata piuttosto tiepida, soprattutto da parte dell’ala sinistra del partito.

Commento molto critico sul congresso della Linke a firma di Stephan Hebel, editorialista della Frankfurter Rundschau: la Linke, scrive Hebel, sta facendo di tutto per facilitare a Spd e Grünen il compito di dire “no” a un accordo di coalizione. Da potenziale partner di governo, insomma, la Linke ha deciso di imboccare invece la strada di chi un governo lo impedisce.

Manuela Schwesig, ormai ex ministro della Famiglia molto apprezzata anche dalla cancelliera, è una delle grandi speranze dei socialdemocratici in vista del post-Merkel, e una delle principali candidate a diventare il volto della Spd per le prossime tornate elettorali. Come detto, ora se ne andrà a governare in Meclemburgo-Pomerania Anteriore: e sapete quale altra grande politica tedesca ha da quelle parti la sua circoscrizione elettorale? Vi do un aiuto: è bionda, vive a Berlino e quest’anno si candida alla Cancelleria per la Cdu.
 
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Angela Merkel e Manuela Schwesig nel 2014

 
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Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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