Dossier / Elezioni francesi

I 400 di colpo

12.06.2017

Con un movimento nato da pochi mesi Emmanuel Macron ha conquistato la presidenza della Repubblica. E ora, dopo un primo turno trionfale alle Legislative, si avvia ai ballottaggi con proiezioni che gli attribuiscono centinaia di seggi all’Assemblea nazionale

IL pubblica “La Francia in marcia”, la newsletter settimanale di Francesco Maselli che racconta i primi mesi della presidenza di Emmanuel Macron e le elezioni legislative (il secondo turno sarà domenica 18 giugno). Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui

 
«Se i francesi eleggono Macron è perché vogliono che governi. Se ti eleggono poi ti danno il potere, è sempre successo così. Anche se candidassimo lei che è italiano in un collegio, e il collegio fosse competitivo, lei sarebbe eletto”.

Così rispondeva un deputato molto vicino a Emmanuel Macron ai miei dubbi sulla capacità di En marche! di riuscire a ottenere la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale. Era inizio aprile e il deputato aveva ragione da vendere. 

Macron ha utilizzato e compreso appieno il sistema istituzionale della V Repubblica, immaginato da Charles de Gaulle nel 1958 e completato con l’introduzione dell’elezione diretta del capo dello Stato nel 1962. Ha capitalizzato la riforma del 2002 che ha equiparato il mandato dell’Assemblea e del presidente (prima il secondo durava sette anni, due in più del Parlamento), e ha beneficiato del “fatto maggioritario”: chi vince le Presidenziali vince anche le successive elezioni legislative. Come vedete la proiezione in seggi fa quasi impressione.
 
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Questi, invece, sono i risultati sul piano nazionale, che vedono En marche! ampiamente in testa ma con il 28 per cento. Nelle cifre fornite dal ministero dell’Interno, da cui è tratto lo screenshot, si vede bene anche il peso dell’astensione. Che è notevole e supera il 50 per cento degli aventi diritto.
 
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Nel prossimo grafico vedete invece i duelli che si terranno al secondo turno: un solo triangolare tra un candidato En marche!, un repubblicano e uno del Front national; 273 duelli tra un candidato En Marche! e un repubblicano; 134 tra un candidato di En marche! e un candidato della France insoumise; 99 duelli tra En marche! e Front national; 20 duelli tra un repubblicano e France insoumise; 6 duelli tra un candidato socialista e uno del Front national; 4 duelli tra un candidato repubblicano e uno del Front national; 2 duelli tra un candidato socialista e uno del Front National, un solo duello tra France insoumise e Front national.
 
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L’infografica è del “Monde”

 
La grandissima vittoria è senza precedenti se consideriamo il contesto: un presidente giovanissimo, a capo di un partito nato un anno fa con candidati totalmente sconosciuti nei collegi, senza alcuna struttura territoriale e senza soldi. Non è senza precedenti però rispetto ai numeri, visto che nel 1993 la destra conquistò 472 deputati su 577 (sommando i due partiti dell’epoca, l’Udf di Valéry Giscard d’Estaing e il Rpr di Jacques Chirac) e nel 2002 la maggioranza di Chirac, rieletto presidente contro Jean-Marie Le Pen, ottenne 398 seggi su 577. 

Per Emmanuel Macron non sarà facile gestire una maggioranza così ampia, per i motivi già descritti venerdì scorso, ma è un problema che qualunque politico vorrebbe dover risolvere. Diverso è il discorso sul dibattito democratico del Paese, che rischia di spostarsi al di fuori dell’Assemblea Nazionale, ma, anche per questo, vi rinvio alla newsletter di venerdì. In più, nota di colore, esiste un problema logistico: la sala più grande dei vari palazzi di proprietà dell’Assemblea nazionale è la Victor Hugo, che però ha 350 posti. Il gruppo di En marche! dovrà quindi trovare un posto dove riunirsi.
 
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La Bérézina del Partito Socialista

 
Il 23 novembre 1812 Napoleone si sta lentamente ritirando dopo la disastrosa campagna di Russia quando, tallonato dagli eserciti dello zar, si trova di fronte al fiume Beresina, impossibile da attraversare velocemente perché non completamente ghiacciato. L’imperatore è dunque costretto a dare battaglia, riuscendo a vincere ma perdendo quasi 50.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri. Insomma, un disastro militare, il vero simbolo della folle spedizione in Russia, diventato paradigmatico: «c’est une Bérézina», dicono i francesi quando devono indicare una sconfitta senza appello, come la nostra Caporetto. 

È quanto titolano i giornali di oggi sul Partito socialista, che conosce la sua peggiore sconfitta dalla fondazione nel 1971. Nemmeno nel 1993, anno orribile nella memoria dei dirigenti socialisti, la sconfitta fu così cocente, con i socialisti che portarono a casa 57 deputati. Stavolta le proiezioni dicono che il Ps otterrà tra i 15 e i 25 seggi, e il primo turno ha emesso una serie di sentenze molto dure. Sono già eliminati Jean-Christophe Cambadélis, il segretario del partito; Benoît Hamon, il candidato all’elezione presidenziale, Aurélie Filippetti, ex ministro della Cultura, Matthias Fekl, ex ministro degli Interni, Gérard Bapt, eletto ininterrottamente dal 1978. Il partito ottiene 1.685.773 voti, cioè 10.000 in meno di quanti ne ha presi alle Presidenziali Nicolas Dupont-Aignan, il leader della destra indipendente alleatosi poi con Marine Le Pen.
 
Se è vero che il Partito socialista non esiste più, non si può dire lo stesso delle sue idee e del suo elettorato. Il reddito universale di esistenza ha monopolizzato il dibattito pubblico per due mesi durante la campagna presidenziale, segno che esistono delle idee in attesa di trovare una rappresentanza politica adeguata. Per la sinistra si pone quindi, come spesso accade, il problema di raccogliere le varie esperienze e di federarle per poi proporre una reale alternativa di governo. La vittoria di Macron lascia molto tempo per riflettere sul da farsi.
 

La sconfitta netta del Front national

 
Il Front national continua il suo periodo di grande difficoltà. Dopo anni in cui sembrava “alle porte del potere” o comunque in grado di conquistare un numero di seggi sufficiente a contare parecchio nel dibattito in Assemblea, il partito di Marine Le Pen realizza un risultato assimilabile a quello del 2012, quando raggiunse il 13,6 per cento. La differenza, rispetto a cinque anni fa, a dimostrazione di come il partito sia molto cambiato riuscendo a radicarsi in alcuni territori (specialmente nel Nord-est), è la quantità di collegi in cui è presente al ballottaggio: da 61 circoscrizioni a 120, come potete vedere dalle mappe seguenti.
 
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L’elaborazione grafica è di “France Info”

 

La resa dei conti, che probabilmente avverrà al prossimo congresso previsto per il 2018, è già iniziata. Il segretario generale, Nicolas Bay, eliminato al primo turno nel suo collegio, ha detto in televisione che il partito deve «interrogarsi sul suo programma» riferendosi velatamente al vicepresidente del partito, Florian Philippot, artefice della strategia no-euro e regista del dibattito disastroso di Marine Le Pen contro Emmanuel Macron. Philippot stesso ha ammesso che il risultato è deludente, e che tutta la dirigenza deve ritenersi responsabile. Guardate l’elettorato del Front national rispetto alle Presidenziali: è il meno mobilitato. Per chi legge questa newsletter da un po’ può apparire strano, siccome siamo abituati a pensare all’elettorato frontista come il più motivato di tutti. Il 7 maggio, evidentemente, si è rotto qualcosa.
 
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L’infografica è del Figaro

 


Le proiezioni non stimano il Front national in grado di costituire un gruppo parlamentare. È quindi una grande sconfitta per Marine Le Pen, che ha visto i suoi elettori scomparire dopo la cocente delusione del 7 maggio. Se è vero che il marchio Le Pen è al momento impossibile da separare dal Front national (ma per le imprese impossibili bussare al temporaneo inquilino del 55 Rue du Faubourg Saint-Honoré), Marine deve almeno vincere nella sua circoscrizione per evitare di essere messa seriamente in discussione. È arrivata in testa con il 46 per cento dei voti, e affronterà la candidata di En marche! che ha raccolto il 16,4 per cento: è favorita, ma ha raggiunto un risultato molto simile a quello del 2012 (42 per cento), quando mancò poi la vittoria per una manciata di voti al ballottaggio contro il socialista Philippe Kemel.
 


Chi farà l’opposizione?

 
I repubblicani, come previsto alla vigilia, subiscono un forte arretramento rispetto al 2012, ma non ci sono particolari notizie da segnalare, se non che moltissimi candidati di peso sono in grande difficoltà. Presente in più di 300 ballottaggi, il partito è in grado di vincerne poco più di 100, secondo tutte le proiezioni. Da lunedì prossimo le difficoltà rimarranno le stesse: come fare a opporsi a una maggioranza presidenziale guidata da un uomo di destra, che in materia di economia e lavoro conduce politiche che da anni sono richieste a gran voce dalla destra e che ha due uomini di destra a Bercy?
 
Jean-Luc Mélenchon ha invece fallito la scommessa di far diventare la France insoumise il primo gruppo di opposizione alle politiche di Emmanuel Macron, benché il suo movimento superi definitivamente il Partito socialista, coronando un suo antico sogno. Mélenchon è favorito nel suo collegio, a Marsiglia, ma riuscirà a stento a costituire un gruppo parlamentare (per il quale servono 15 deputati) e difficilmente potrà apparire come l’uomo con un profilo in grado di federare una nuova forza di sinistra, visto che ha passato questo mese a insultare tutti i membri del Partito socialista e ha anche rotto la sua alleanza con il Partito comunista. In ogni caso, il suo partito, la France insoumise, ha perso quasi 10 punti rispetto alle Presidenziali.
 
Emmanuel Macron ha utilizzato a fondo gli strumenti del vecchio sistema per distruggere i partiti tradizionali, che appaiono annichiliti dalla sua proposta di centro radicale, e gli estremi, che pagano la disorganizzazione e le difficoltà di uno scrutinio a doppio turno. Il suo primo mese di presidenza è stato esemplare, e ciò ha sicuramente contribuito, se non alla vittoria in sé, all’ampiezza della stessa. Questo non vuol dire che la Francia sia stata completamente sedotta. Lo sono i media, lo è Parigi, lo sono il mondo dell’arte e dello spettacolo, ma alle Legislative c’è stato il record storico di astensione e la vittoria si è costruita anche e soprattutto sui difetti degli altri.
 
Ne abbiamo parlato a sufficienza durante le Presidenziali, e alle Legislative è accaduto più o meno lo stesso: in un ballottaggio con la sinistra, la destra vota per En marche!, in un ballottaggio con la destra, la sinistra vota per En marche!, in un ballottaggio con il Front national, tutti gli altri votano per En marche!. È il premio al radical center, a un messaggio radicale, coerente, che non è mai cambiato durante la campagna elettorale e che non si smentisce nemmeno in queste prime settimane di governo.
L’adesione però è un’altra cosa, e nelle nostre società così indecise e liquide non è assolutamente scontato che arriverà durante i cinque anni. Emmanuel Macron ha dimostrato di essere un talento puro nel conquistare il potere e, per ora, anche nel saper gestire degli incontri internazionali. Avrà talento anche nel governare? Questo non lo sappiamo ancora e mi asterrei da valutazioni precoci: vedremo cosa farà. E, con questa maggioranza, non ha scuse.
 




Il personaggio della settimana

 
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Laetitia Avia è candidata con En marche! nell’ottava circoscrizione di Parigi. È arrivata in testa con il 39,59 e affronterà Valérie Montandon, repubblicana, arrivata al 15,43 per cento. Intervistata stamattina da Franceinfo ha fatto capire che per alcuni deputati di En Marche! non è affatto scontato sostenere tutte le leggi che proporrrà il governo: «Abbiamo una personalità, sfideremo il governo perché questo è il nostro ruolo, abbiamo il dovere di controllarlo. Potremmo opporci a una legge, siamo eletti per fare l’interesse della Nazione, dopotutto». Potrebbe essere una dichiarazione di circostanza, ma non è detto. Abbiamo di fronte il primo accenno di fronda?
 

Consigli di lettura

 
-Dopo le Legislative il Partito socialista potrebbe perdere quasi 100 milioni di finanziamento pubblico ai partiti;
 
-Matthieu Croissandeau, direttore dell’Obs, spiega quali sono i problemi di una maggioranza troppo ampia per Macron, e quali le insidie dello stato di grazia di inizio impero;
 
-Come sarebbe l’Assemblea nazionale con la proporzionale? E con un sistema come il Mattarellum? Ha provato a rispondere “FranceInfo”, con delle mappe interessanti;
 
I ballottaggi da tenere d’occhio domenica prossima, secondo il JDD.
 
 

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