Dossier / Elezioni inglesi

Il Regno Unito sotto voto spinto

08.06.2017

Breve guida alle elezioni britanniche di oggi. Sondaggi e previsioni autorizzano a pensare di tutto, da una vittoria “landslide” dei conservatori a un’imprevedibile “remuntada” di Corbyn

IL pubblica “Fumo di Londra”, la newsletter settimanale sul Regno Unito che si prepara al voto di giugno, curata da Gabriele Carrer. Per riceverla nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

Nelle prossime ore scopriremo se la scommessa di Theresa May, premier britannico uscente e leader conservatore, che ha più volte ribadito di non apprezzare affatto il gioco d’azzardo, è stata vincente. A metà aprile aveva chiesto al Parlamento di far tornare gli elettori a esprimersi. Lobiettivo è sempre stato chiaro: la May inseguiva una maggioranza stabile e numericamente forte che potesse garantirle una certezza interna nel momento più complicato della politica estera del Regno Unito: le trattative per la Brexit. Inoltre, in caso di vittoria, avrebbe allargato la distanza temporale tra la chiusura dei negoziati con Bruxelles, previsti per marzo 2019, e le elezioni generali, che, se si fosse rispettata la scadenza naturale, si sarebbero dovute tenere nel maggio 2020. Troppo poco tempo, secondo la leader dei Tories, per far digerire agli elettori britannici la Brexit e il periodo di transizione prima dellentrata a regime dei nuovi trattati tra Unione europea e Regno Unito.

Almeno su una cosa conservatori e laburisti si sono trovati d’accordo: bisognava tornare alle urne. I primi convinti dai sondaggi che davano il loro consenso su percentuali senza precedenti (addirittura il 50 per cento), i secondi certi che si dovesse far qualcosa pur di scongiurare la “Hard Brexit” proposta da Theresa May. E, dopo le prime settimane che avevano fatto prevedere un percorso in discesa per la destra britannica, qualcosa è cambiato. La leadership della May, annunciata come “forte e stabile”, ha dato i primi segni di cedimento: allinizio della campagna elettorale cè stata la giravolta sulle tasse prima annunciate nel manifesto poi subito cancellate dopo le proteste e, alla fine della corsa verso questo il voto, si è invece aperta unaltra questione in seguito agli attentati di Manchester e Londra, con il leader laburista Jeremy Corbyn che ha avuto gioco facile nellaccusare la rivale di non aver fatto nulla contro il terrorismo, anzi. Infatti, dopo le ultime sanguinose settimane, Corbyn ha sferrato un duro affondo al premier uscente: «La polizia e i servizi segreti devono avere le risorse di cui hanno bisogno, non subire tagli di 20.000 uomini. Theresa May era stata avvertita dal sindacato di polizia, ma lo ha accusato di gridare “al lupo, al lupo”». Secondo il leader laburista, quei tagli operati da Theresa May, allepoca ministro degli Interni, hanno reso il Paese più vulnerabile e hanno indebolito i sistemi di prevenzione con cui monitorare e ostacolare la radicalizzazione dei potenziali attentatori.

Ma Corbyn non è stato soltanto abile ad approfittare delle difficoltà altrui. Infatti, replicando il modello che lo vide vincitore delle elezioni primarie del partito nel 2015 e nel 2016,  è riuscito anche a mobilitare molti giovani (tra i 18 e i 24 anni è il leader preferito). Forse ha stupito un po’ tutti. Forse, al contrario, sarebbe stato sufficiente dare un’occhiata ai temi più importanti per gli elettori per comprendere la sua rimonta.

 
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I manifesti

Diamo allora una veloce occhiata ai manifesti dei partiti in corsa.

PARTITO CONSERVATORE E UNIONISTA – Leader: Theresa May
La Brexit è tutto. Il partito propone una nuova partnership “profonda e speciale” con l’Ue ma abbandonando il mercato unico per ritornare nel pieno controllo delle frontiere. I Tories si sono impegnati a ridurre l’immigrazione e ad aumentare i fondi destinati al servizio sanitario nazionale (NHS). Hanno inoltre promesso una legge per assicurare che nessuno debba vendere la propria casa per pagarsi le cure.

PARTITO LABURISTA – Leader: Jeremy Corbyn
Il Labour ha promesso di sostituire il white paper conservatore sulla Brexit per garantire la permanenza del Regno Unito nel mercato unico e nell’unione doganale. Jeremy Corbyn si è impegnato a ri-nazionalizzare le aziende fondamentali per il Paese (energia, trasporti, poste) con un manifesto molto simile a quello della sinistra anni Settanta, cioè dell’era pre-Thatcher. Il Labour ha anche promesso di tagliare le rette universitarie e di aumentare i diritti dei lavoratori.

PARTITO LIBERALDEMOCRATICO – Leader: Tim Farron
Anche qui, ma per motivi opposti a quelli dei Tories, “Brexit è tutto”. Assieme ai nazionalisti scozzesi, i lib-dem sono gli unici superstiti della causa del Remain. È chiedono un secondo referendum dopo la fine delle trattative con Bruxelles per mettere gli elettori davanti alla scelta: Volete gli accordi precedenti o questi nuovi? Volete, cioè, rimanere nell?Ue o lasciarla alle condizioni negoziate?

PARTITO PER L’INDIPENDENZA DEL REGNO UNITO – Leader: Paul Nuttall
Frontiere chiusure e divieto di indossare del burka in luoghi pubblici, oltre alla proposta di una legge per vietare la sharia nel Regno Unito e di una moratoria sulle nuove scuole islamiche. Inoltre, lo Ukip ha promesso di tagliare i fondi per gli aiuti all’estero.

PARTITO NAZIONALE SCOZZESE – Leader: Nicola Sturgeon
La Scozia deve rimanere nel mercato unico dell’Ue a tutti i costi, anche a costo di un secondo referendum per l’indipendenza scozzese.

Quindi, che cosa dicono i sondaggi?

 

I sondaggi

 
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La rimonta c’è stata, seppur un po’ frenata negli ultimi giorni di campagna elettorale. Il terrorismo è un fattore talmente complesso che prevedere quanto peserà sul voto è pura speculazione. Le semplificazioni porteranno a credere che, in caso di vittoria dei conservatori, sarà “dimostrato con certezza” che gli inglesi vogliono più sicurezza anche a costo di meno libertà dopo gli attentati recenti. In caso di vittoria di Corbyn, invece sarà “dimostrato con certezza” che il popolo richiede un disimpegno dai teatri caldi in Medio Oriente che hanno portato “in casa” il terrorismo, come sostiene il leader laburista.
Come spiega l’Economist, Corbyn è riuscito a cancellare quell’idea del mostro socialista e cattivo che i media gli avevano cucito addosso grazie a quelle manifestazioni di piazza, un po’ rave, in cui i “nemici del popolo” – banchieri e media, su tutti – vengono fischiati a ritmo e in cui la gente balla mentre il leader recita le sue promesse elettorali. Per la squadra del leader laburista, le manifestazioni di piazza e i social media sono infatti l’unico modo per contrastare l’aggressività dei media tradizionali contro Corbyn, disintermediando la comunicazione. Un po’ come fece Bernie Sanders, il senatore socialista avversario di Hillary Clinton nella corsa alla nomination del Partito Democratico statunitense.
Certo però, continua l’Economist, questa strategia ha dei punti deboli. Su tutti, il bacino elettorale: sono principalmente giovani e tradizionalmente laburisti coloro che partecipano agli eventi che il partito organizza in luoghi considerati delle roccaforti. Secondo i commentatori, in questo modo si rafforza il sostegno degli elettori di riferimento ma si rischia di allontanare i potenziali nuovi elettori, magari europeisti scontenti dei liberaldemocratici.
 

L’arrivo dei risultati

I seggi apriranno alle 7 locali (le 8 in Italia) e chiuderanno alle 22 (le 23 da noi).
I passaggi principali saranno alle (orari italiani):

  • 3.30, quando la constituency di Jeremy Corbyn, Islington North, annuncerà i risultati assieme a quella di City of Chester, dove il Labour vinse nel 2015 di soli 93 voti;
  • 4.00, quando arriverà la prima grossa ondata di risultati;
  • 5.00, quando si saprà se Theresa May avrà mantenuto il seggio di Maidenhead;
  • 7.00, quando Farron sarà l’ultimo leader di partito a conoscere il destino del suo scranno a Westminster.

Nel 2015, David Cameron annunciò la vittoria alle 5.46 britanniche.

Ci sono alcuni seggi da tenere d’occhio. Ecco quali secondo il Telegraph.
 
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Le previsioni

Vediamo prima quali sono le “soglie” che i leader dei due principali partiti dovranno superare per potersi dire soddisfatti. Theresa May avrà raggiunto il suo obiettivo conquistando una maggioranza superiore a quella che i suoi conservatori avevano ai Comuni fino allo scioglimento dell’assemblea (17 deputati). Sarebbe soddisfacente un risultato attorno ai 50 seggi di sicurezza. A 100 si potrebbe parlare di vittoria a valanga (“landslide”). In caso di maggioranza minore di quella che gli elettori consegnarono a Cameron nel 2015 o, addirittura, di un mancato raggiungimento della maggioranza assoluta, si aprirebbero enormi interrogativi sul futuro di Theresa May alla guida dei conservatori.
Al contrario, per Jeremy Corbyn sarebbe un successo superare nel voto popolare la percentuale conquistata due anni fa dal Labour guidato allora da Ed Miliband (30,4 per cento): un risultato alla portata del leader socialista, pronto a cavalcare il successo rivendicando con orgoglioso la sferzata a sinistra impressa al partito.
Secondo molti analisti, tutto si giocherà sulla mobilitazione, che già fu la chiave della vittoria a sorpresa dei conservatori nel 2015. Lynton Crosby, guru delle campagne elettorali assunto dal Partito Conservatore sia due anni fa sia in questa tornata elettorale, ha più volte ribadito la necessità di portare gli elettori alle urne, sventolando davanti a loro un futuro apocalittico in caso di un governo guidato da Jeremy Corbyn. Ecco perché certi sondaggi che vedevano la sinistra in rimonta potrebbero non essere dispiaciuti allo stratega: cavalcandoli è più facile convincere lelettore conservatore un po pigro (o forse convinto che il suo voto non sia sufficiente, «ché tanto i Tories vinceranno lo stesso…»). O invece questa strategia rischia di fare la fine del Project Fear, il fallito “progetto della paura” con cui si è inutilmente sperato di convincere gli elettori a votare Remain? Vedremo!

Intanto questa è l’elaborazione di Lord Ashcroft, uomo vicino al Partito conservatore ma soprattutto stimato sondaggista, che si lancia a prevedere la dimensione della maggioranza per i conservatori in base all’affluenza del 2015, del 2016 e di quella attesa questa volta.
 
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