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L’uomo e Manchester

IL 93 13.06.2017

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Il terrorista è un mostro, ma non è una bizzarria: è una delle possibili versioni dell'essere umano. Lottiamo per sconfiggerlo

Le terrificanti implicazioni degli attacchi terroristici delle ultime settimane nel Regno Unito hanno a che fare con la natura umana e non soltanto con la realtà di ripetuti massacri. Sappiamo che esistono degli esseri umani che sono frutto dei capricci della natura. Come ci sono persone con due teste o dodici dita, così ci sono persone con una sensibilità morale deformata. Nei giorni successivi speriamo sempre di scoprire che gli attentati sono stati opera di una bizzarra deformità. Oppure, se concediamo che esista davvero un movimento politico a favore di massacri con vittime casuali, cerchiamo le prove che sia minuscolo e che sia detestato dalle persone normali, che stanno facendo tutto quello che possono per estirparlo. Nel caso dell’attacco di Manchester, è addirittura arrivata qualche notizia confortante in tal senso: le cronache riportavano che nella moschea di Manchester frequentata dal terrorista l’imam aveva predicato contro la violenza e aveva espulso il terrorista. Questo è stato rassicurante per circa cinque secondi. Ed è stato rassicurante, per altri cinque secondi, apprendere che almeno due persone della moschea di Manchester avevano avvertito la polizia delle farneticazioni di quel ragazzo, una circostanza che trasferisce una parte delle responsabilità sull’imbranataggine della polizia.

Ma poi, passati quei dieci secondi rassicuranti, le notizie sono tornate a essere amare. La predicazione dell’imam di Manchester, così è stato riportato, ha suscitato un dibattito all’interno della comunità — il che, tradotto, significa che la violenza ha i suoi sostenitori. E nemmeno pare che nella famiglia del ragazzo ci fosse alcun tipo di ostilità verso la violenza islamista. È emerso che il padre aveva anche lui una sua storia — un passato in Libia come oppositore islamista di Muammar Gheddafi, poi una vita da esiliato a Manchester, quindi un ritorno in Libia durante la Primavera araba, dove, si dice, è diventato un sostenitore degli affiliati ad al Qaida nella guerra siriana. Di fatto, dunque, il terrorista di Manchester non era politicamente isolato, anche se forse lui e suo padre non erano in perfetto accordo su chi fosse necessario far saltare in aria. È stato detto che il ragazzo abbia implorato sua madre di perdonarlo, ma non abbiamo saputo quale sia stata la risposta della madre. È un atto di pietà. Meglio non saperlo.
Che cosa dobbiamo fare, quindi? Io non credo che dobbiamo cedere alla disperazione. Noi non dobbiamo disperarci. Tuttavia, mi concedo altri cinque secondi di disperazione. Lo Stato islamico è il più ripugnante movimento politico che sia mai esistito. Il più viscido.
E ci ha insegnato una cosa.
I movimenti di massa a favore degli assassinii di massa sono un fenomeno umano “normale”. Il terrorista è un mostro, ma non è una bizzarria.
È un uomo, ahimè — in una delle possibili versioni dell’uomo. E quindi?
Vivere significa lottare. E noi stiamo lottando.
Si dice che a Manchester due senzatetto abbiano compiuto azioni nobili, dopo l’attacco. Spero che, in futuro, ci ricorderemo anche di loro. “Uomo” è anche quello che sono loro. ◊
Traduzione di Guido De Franceschi

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