Explicit / Fiction

Sesso hipster in America

di REDAZIONE
16.06.2017

Il romanzo “Class” del nostro Francesco Pacifico esce in America e incassa gli elogi di New York Times e New York Magazine: è più americano degli americani

«“Class” è un romanzo inzuppato di sesso, a stretto contatto con gli istinti animali. Grandi peni sono feticizzati e così i lati b delle donne». La recensione dell’ultimo romanzo di Francesco Pacifico – uscito negli Stati Uniti per Melville House a fine maggio – di Dwight Garner sul New York Times si intitola Sex, Drugs and Marxism in “Class”. Un mix rappresentato da Daria, la narratrice della maggior parte del romanzo: «Una titillata marxista dagli occhi verdi» nonché «il fantasma di Jeremy Corbyn in tacco 12», è un’italiana che si muove negli ambienti della Williamsburg bene, centro del romanzo. Per Garner, lo scrittore italiano – collaboratore e colonna di IL – è un tipo di Ben Lerner e Sheila Heiti con un tocco di Michel Houellebecq in più, e il suo stile è «ingarbugliato e gibboso – se il romanzo fosse una gamba, avrebbe vene varicose – ma incarna una voce forte e autentica, come poche mi è capitato di leggere recentemente».

I giudizi di Garner sono simili a quelli dati da Christian Lorentzen sul New York Magazine del 12 giugno: «È una farsa sessuale. Il sesso è di rigore, ce n’è tanto ed è trattato come la colazione, che spesso è ciò che viene dopo». Francesco Pacifico’s Sharp New Novel Class Takes on Post-Hipster Williamsburg, recita il titolo della recensione, che elogia lo scrittore italiano per essere riuscito a ricreare il milieu dell’angolo più hipster di Brooklyn: Williamsburg appunto. Un’impresa mancata dai romanzi americani. Pacifico parla di sesso, come s’è visto, di soldi (anche di quelli passati dai genitori), di feste a casa di scrittori. Mette a nudo l’esistenza di una coppia di romani arrivati a New York per inseguire le proprie velleità artistiche con una trasparenza che gli americani tendono ad evitare, o non riescono a mettere a fuoco. «Vite infelici di romani mantenuti a New York», era il sottotitolo dell’edizione italiana uscita per Mondadori nel 2014. (Qui la recensione di Vincenzo Latronico e la segnalazione di Christian Rocca, entrambe su IL)

Anche lo stile cattura l’attenzione del recensore: «Pacifico ha rotto molte regole sul punto di vista e la narrazione. Lo ha fatto in un modo che si sarebbe chiamato sperimentale se lo avesse fatto un americano. Si potrebbe definirlo sciatto, per come è ideato. Il suo stile è una forma di gossip. Daria racconta dall’interno della testa di Ludovica e di numerosi personaggi maschili, con la maggior parte dei quali è stata a letto, due dei quali ha incontrato da teenager a un campo estivo». E nel chiacchiericcio di Daria, osserva sempre Lorentzen, si insinua una critica al romanzo americano, in particolare quando lei parla del suo affair con lo scrittore (fittizio) James Murphy: «Gli scrittori americani moderni sono diventati importanti sotto George W. Bush, come antidoto al suo regime. Così ora si sentono obbligati a fornire un modello di assoluta virtù ogni volta che sopprimono l’interesse individuale, per evitare i vizi di classe. Convincono se stessi e i loro lettori di non avere alcun vizio di classe». Per chi fa la morale, non c’è gusto. Men che meno, sembra, letteratura.

(Qui un brano della versione inglese di Class)


Francesco Pacifico

Class

Melville House 2017
352 pagine, 20,79 dollari
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