Il poliedrico esponente dell'alt-rock (qualsiasi cosa voglia dire) americano pubblica con la sua dBpm Together At Last, raccolta, in versione acustica, di vecchi brani dei Wilco e rarità dei side–projects Loose Fur e Golden Smog. L'abbiamo ascoltato in anteprima ed ecco il nostro decisamente poco spassionato giudizio

Disclaimer: sono un fan sfegatato di Jeff Tweedy, credo sia un grande autore di canzoni e penso sia un personaggio fondamentale della scena indie—quella vera—americana (e quindi, piaccia o no, mondiale). E sì, mi piace anche il suo modo un po’ sporco di suonare e, soprattutto, cantare. Di più: ascoltare sua la voce è, ormai da parecchio tempo, come ritrovare ogni volta un vecchio amico.
Un amico molto impegnato, a dire il vero: dal 2010 a oggi ha infatti registrato tre album con i Wilco (The Whole Love e i “gemelli diversi” Star Wars e Schmilco) e uno col figlio Spencer alla batteria (Sukierae), prodotto un disco di Mavis Staple (One True Vine, per cui ha anche scritto, arrangiato e suonato, come nel precedente You Are Not Alone), una raccolta postuma del padre di lei, il compianto Pops (Don’t Lose This), il penultimo dei Low (The Invisible Way), gli ultimi due dei White Denim (Corsicana Lemonade e Stiff) e Still di Richard Thompson. Per non contare i tour nelle sue diverse incarnazioni, la fondazione, con i Wilco, dell’etichetta indipendente dBpm e la creazione, sempre con i suoi bandmates, del Solid Sound Festival (che si tiene ogni anno al MASS MoCA, il museo del Massachusetts di arte contemporanea: il 23 giugno i Wilco apriranno l’edizione 2017 suonando per intero uno dei loro dischi scelto dai fan tramite votazione online)
Anche troppo, dirà prevedibilmente qualcuno.
L’annuncio, ad aprile, di un album solista giunge dunque, per i suoi detrattori, come la classica goccia che fa traboccare il vaso, soprattutto considerando che si tratta una raccolta di rivisitazioni acustiche di pezzi della band di cui Tweedy è ufficialmente frontman, e dei due vecchi side-projects Golden Smog (la super-band in cui hanno militato membri dei Soul Asylum, dei Replacements, dei Jayhawks e dei Big Star, solo per dirne alcuni) e Loose Fur (un trio che contava il geniale Glenn Kotche, batterista dei Wilco fin dal campione d’incassi Yankee Hotel Foxtrot del 2002, e il pirotecnico game-changer Jim O’Rourke, che di quell’album fu il famigerato produttore).

Jeff Tweedy by Sammy Tweedy

Ma per tutti quelli che, come me, apprezzano l’intimità di un vecchio classico cantato a mezza voce e suonato con disinvoltura su una chitarra acustica (magari vintage, come la maggior parte di quelle raccolte nell’ormai mitologico Loft di Irving Park a Chicago) Together At Last è una deliziosa chicca che si aggiunge all’ormai quasi trentennale catalogo a marchio Tweedy.
E se di quasi tutti i pezzi verrebbe voglia di ascoltare una versione live, dove tra un’improbabile cover e un’improvvisazione da stand-up comedian Tweedy dà notoriamente il meglio di sé, queste versioni sono pur sempre la cosa più vicina a un concerto privato che ci capiterà di ascoltare.
Se invece il vero timore è che, alla soglia dei cinquanta, il vecchio e scorbutico Jeff si sia semplicemente rammollito o, peggio, pensi di essere diventato così onnipotente da poterci propinare una minestra riscaldata, basterà alzare il volume sugli ultimi trenta secondi di I’m Trying to Break Your Heart per ricordarci di chi stiamo parlando, e di tutte le volte che abbiamo perso la voce cercando di andargli dietro durante l’ennesimo straordinario, perfetto, generoso concerto.
E se qualche traccia ha un po’ il sapore acerbo di un demo, e qualche altra sembra aggiungere—o sottrarre—poco alle versioni che già conosciamo, le perle del disco sono forse proprio i brani più rari, che non ci era ancora mai capitato di ascoltare in versione così minimale: Laminated Cat (uscita sull’omonimo dei Loose Fur nel 2003) pur mantenendo la dinamica alt-country assume toni più folk, quasi à la Beck, e Lost Love (da Weird Tales, il secondo dei Golden Smog dato alle stampe nel 1998) persa la “stranezza” degli arrangiamenti di O’Rourke suona come un singolo tratto da Schmilco.
Del resto c’è anche spazio per una dylanesca Via Chicago che sembra arrivare diritta da Blood on the Tracks, una Muzzle of Bees se possibile ancora più rarefatta di quella uscita su A Ghost is Born, e una Ashes of American Flags che, spogliata dagli già scarni arrangiamenti originali, sembra atterrata sulla terra dopo il suo viaggio psichedelico iniziato—ebbene sì—quindici anni fa.
Alla fine verrebbe voglia di ascoltarne ancora, che questa serata a tu per tu con uno degli interpreti più eclettici dell’Americana (un genere a sé, con tanto di pagina Wikipedia) durasse di più. E per fortuna—o, a seconda dei punti di vista, sfortuna—questa sembra proprio essere solo la prima di quelle che la dBpm chiama Loft Acoustic Sessions, una serie che la sodale Anti- Records promette di distribuire nei prossimi anni.
Mi piacerebbe poter dire che Together At Last è un disco che piacerà anche a chi di Jeff Tweedy non è un fan sfegatato; ma alla fine, di cosa potrebbe pensarne qualcuno che non è un suo fan sfegatato, non so assolutamente nulla

Jeff Tweedy

Together At Last

dBpm Records / Anti–
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