Dossier / Elezioni tedesche

Angela, la sminatrice

10.07.2017

Non impedendo un’accelerazione sul matrimonio omosessuale, la Merkel ha tolto alle opposizioni di sinistra (ma anche ai liberali della Fdp) un tema importante di propaganda elettorale. Una manovra che le era già riuscita sui migranti

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

L’amore per tutti…

«Nulla è più potente di un’idea il cui tempo è giunto». Con queste parole Malu Dreyer, governatrice socialdemocratica del Land della Renania-Palatinato, ha aperto nel settembre 2015 il dibattito nel Bundesrat, il Senato tedesco, sulla proposta di legge per il matrimonio egualitario.
Ora, due anni dopo, quel tempo è finalmente giunto: come certamente avrete letto, il 30 giugno 2017 il Bundestag, con 393 voti a favore, 226 contro e 4 astenuti, ha approvato l’Ehe für alle (“matrimonio per tutti”), che ora è legge della Repubblica federale tedesca.
Il 7 luglio la proposta è stata votata anche dal Bundesrat: ora manca soltanto la firma del presidente Frank-Walter Steinmeier, e dal 1 ottobre anche le coppie dello stesso sesso potranno sposarsi.
 
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La pioggia di coriandoli su Volker Beck, deputato dei Grünen da sempre in prima linea per il matrimonio egualitario, al momento dell’approvazione della legge

 
L’incredibile rapidità sottolineata da molti commentatori italiani, dunque, è quantomeno relativa: è vero che in poco meno di una settimana si è passati dai primi accenni al tema in vista di possibili coalizioni di governo all’approvazione da parte dei deputati, ma il dibattito e le proposte di legge in merito hanno una storia ben più lunga, che va anche oltre l’iniziativa del Bundesrat di due anni fa.
I Grünen, per dire, ne parlano da quasi trent’anni; ma come inizio convenzionale potremmo indicare il 2001, anno di introduzione della Lebenspartnerschaft, l’unione civile che forniva un primo riconoscimento per le coppie omosessuali – pur lasciando fuori molti dei diritti garantiti alle coppie sposate. Numerosi sono stati poi gli aggiustamenti e le modifiche, in questi anni, come ad esempio l’aggiunta della stepchild adoption nel 2004: tanti piccoli passi verso il voto di venerdì 30 giugno, che ha sancito l’uguaglianza sostanziale fra le coppie eterosessuali e quelle omosessuali garantendo a tutti l’accesso al matrimonio.

In Parlamento erano depositate tre proposte di legge, una della Linke, una dei Grünen e quella in discussione al Bundesrat. Tutte e tre concordavano nel proporre l’integrazione del paragrafo 1353 del Bürgerliches Gesetzbuch (il Codice Civile), quello relativo al matrimonio, in modo da includere la possibilità di accedervi anche alle coppie dello stesso sesso, con eguali diritti ed eguali doveri.
Nei giorni scorsi il tema era tornato al centro del dibattito soprattutto perché più o meno tutti i partiti avevano presentato i programmi in vista delle elezioni di settembre, e il matrimonio egualitario compariva in quasi tutti: Spd, Linke, Fdp e Grünen. La sera del 26 giugno, ospite di Brigitte Live, un dibattito organizzato dal magazine femminile del settimanale Stern, Angela Merkel si era trovata a dover affrontare la questione: pur sottolineando la difficoltà al riguardo che deriva dall’essere alla guida dei conservatori, la cancelliera aveva riconosciuto la necessità di fare qualcosa per un tema sempre più sentito nell’opinione pubblica, su cui le convinzioni personali dell’individuo hanno un ruolo ben più forte della disciplina di partito. La Spd non si è fatta sfuggire l’occasione, e ha quindi chiesto di calendarizzare il voto nel Bundestag il prima possibile: voto su cui Merkel ha deciso di lasciare libertà di coscienza ai suoi parlamentari, in qualche modo aprendo di fatto all’approvazione.

Infatti, 75 dei 309 voti totali di Cdu e Csu sono stati a favore.
 
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Voto compatto di Spd, Linke e Grünen; fra Cdu e Csu, 75 a favore, 225 contro e 4 astenuti. Ah, e vedete quell’unico parlamentare “fraktionslos”, cioè “senza partito”? Si tratta di Erika Steinbach, ex deputata Cdu che a gennaio ha lasciato il partito in polemica con la politica di accoglienza dei migranti di Merkel, di cui avevamo parlato tempo fa. Ovviamente, ha votato contro

 
Merkel ha votato contro, ribadendo che per lei il matrimonio è quello fra uomo e donna, ma alcune delle figure più influenti fra i conservatori si sono invece espressi a favore: fra questi Peter Altmaier, il responsabile della campagna elettorale, Ursula von der Leyen, ministro della Difesa, e Jens Spahn, giovane leader della corrente della Cdu più critica verso la cancelliera e uno dei candidati papabili alla guida del partito – oltre che gay dichiarato.
 
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Il voto delle figure di vertice di Union e Spd

 
Grande festa dalle parti della Spd, che ha iniziato subito a rivendicare il proprio ruolo decisivo nel percorso di approvazione della legge: ma le cose sono un po’ più complesse.
 
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Merkel, infatti, è riuscita a compiere un mezzo capolavoro politico. Lasciando libertà di coscienza ai parlamentari Cdu-Csu, da un lato ha aperto a una posizione che è largamente condivisa anche da molti dei suoi (oltre che dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica), e dall’altro ha evitato di aumentare la tensione con l’ala più conservatrice, e soprattutto con i bavaresi della Csu – che comunque non sono contentissimi, essendosi sempre dichiarati fortemente contrari.
Soprattutto, però, la cancelliera è riuscita a togliere dal tavolo un tema che avrebbe potuto giocare un ruolo parecchio importante nella campagna elettorale: un tema forte, su cui gli altri partiti puntavano molto per rimarcare la propria differenza rispetto ai cristiano-democratici, e contro cui non sarebbe stato semplice schierarsi apertamente visto l’orientamento dell’elettorato. Invece, con un paio di mosse, Merkel ha neutralizzato una delle armi potenzialmente più pericolose in mano agli avversari e, pur votando contro, è riuscita a passare come colei che di fatto ha permesso l’approvazione della legge, accettando la calendarizzazione del voto così presto e garantendo la libertà di coscienza ai parlamentari del suo schieramento.
Insomma, come con la questione dei migranti nel 2015, è riuscita nuovamente a costruirsi un “credito morale” a scapito di altri che, per ovvi motivi, sono “ideologicamente” più vicini a quelle posizioni. Ed è facile prevedere che, nonostante il matrimonio per tutti sia ormai archiviato, Schulz e la Spd continueranno a rimarcare il loro ruolo decisivo per il raggiungimento di questo storico traguardo: per evitare che la cancelliera si prenda tutto il merito, e per non dover rinunciare a un’arma di campagna elettorale che, seppur spuntata, rimane comunque una linea di demarcazione chiara e facilmente riconoscibile.
Vedremo se i socialdemocratici riusciranno a sfruttare l’abbrivio: certo ne avrebbero bisogno. I sondaggi, infatti, continuano a segnare distacchi molto rilevanti: una ricerca dell’istituto demoscopico Forsa realizzata per la rete televisiva RTL e il settimanale Stern spinge addirittura la Cdu oltre la soglia del 40 per cento, per la prima volta dal settembre 2015. E, se si potesse votare direttamente il cancelliere, Angela Merkel verrebbe scelta dal 52 per cento degli elettori e Martin Schulz solo dal 22 per cento: un’inversione totale rispetto alla Schulz-hype dei mesi scorsi.
 

…e l’odio nelle strade

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L’attenzione del mondo, però, questo fine settimana si è spostata su Amburgo, dove, come saprete, si è tenuto il G20. Avrete certamente già letto della delicata questione del clima, degli incontri fra Vladimir Putin e Donald Trump, e probabilmente avrete anche visto le gallerie fotografiche di Merkel che accoglie gli altri leader, con gradi diversi di apprezzamento e confidenza.
I giornali tedeschi sono stati tuttavia monopolizzati da un altro aspetto legato al G20, e cioè le violenze che hanno sconvolto Amburgo: gli scontri fra autonomi e polizia che hanno messo a ferro e fuoco intere zone della città. L’amministrazione, guidata dal sindaco socialdemocratico Olaf Scholz, si era preparata con la presenza massiccia di forze dell’ordine, inviate anche dagli altri Länder del Paese (ad esempio più di mille poliziotti sono arrivati dall’Assia, come nota la Frankfurter Rundschau), ma non è servito a molto: l’intensità degli scontri ha raggiunto livelli del tutto inaspettati, e i reportage degli inviati dei principali media raccontano di atti di vandalismo, costruzione di vere e proprie trincee, scene di autentica guerriglia urbana.
Il sindaco Scholz, che nei giorni precedenti all’evento aveva tranquillizzato tutti assicurando che la città era pronta e addirittura dicendo che «il 9 luglio alcuni scopriranno con sorpresa che il vertice è già finito», è ora sotto notevole pressione, soprattutto da parte della Cdu locale che ne chiede le dimissioni.
I Grünen di Amburgo hanno condannato le violenze, e Sigmar Gabriel ha addirittura paragonato i responsabili ai neonazisti: ma è soprattutto la Linke, secondo molti commentatori, a essere chiamata a una presa di posizione chiara, vista la sua affinità con alcuni dei soggetti del campo antagonista che hanno manifestato (anche pacificamente) per le strade della città. La Linke deve decidersi, insomma, per non lasciare una “cultura di opposizione” creativa, pacifica, solidale e democratica nelle mani di quelli che la scrittrice Elke Schmitter ha definito, in un editoriale apparso sullo Spiegel, «idioti della violenza».
Ne va non soltanto della cultura democratica a sinistra, ma anche – più banalmente – del risultato al voto di settembre: come abbiamo già scritto nelle settimane scorse, secondo alcuni lo sgonfiamento della Spd può essere spiegata con il timore da parte dell’elettorato di un eccessivo sbilanciamento da quel lato, al fianco a una Linke che viene ancora percepita come “estremista” da molti. In una prospettiva di questo tipo, naturalmente, scene come quelle delle strade di Amburgo non aiutano, anzi. E non aiutano neanche interviste come quella, diventata virale, ad Andreas Beuth, leader e portavoce del gruppo autonomo di Amburgo Rote Flora.
Intervistato dalla rete televisiva ARD, Beuth ha sostanziamente detto che azioni come quelle viste in questi giorni vanno bene, “ma per cortesia non nei quartieri dove viviamo noi, non nei negozi dove andiamo a comprare noi»: uno spettacolare caso di NIMBY, insomma.
 
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Un’immagine dell’intervista ad Andreas Beuth

 

Bonus Tracks

Epic Fail per la AfD di Berlino, che nei giorni precedenti al voto del 30 giugno sullo Ehe für alle ha tenuto a ribadire su Twitter la sua posizione:
 
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«Questa è una famiglia»

 
La foto però ha reso possibili, diciamo così, anche altre interpretazioni: ecco una delle più riuscite:
 
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«Uih, giusto. Questa è Katrin con sua moglie Sarah e il padre surrogato dei loro due bambini. Che foste così progressisti non me lo aspettavo davvero, AfD!»

 
Angela Merkel, come detto, ha votato no al matrimonio egualitario, ma ha anche ammesso che nel tempo le sue posizioni si sono fatte più sfumate, e la sua percezione della questione si è in parte modificata: un bell’articolo dello Spiegel racconta l’impatto, a questo riguardo, di alcuni incontri da lei avuti già nel 2013 con una coppia di donne omosessuali.  «Un’esperienza decisiva», ha detto la cancelliera.

Adesso tutti possono sposarsi, va bene: ma col divorzio, invece, come la mettiamo?
Fortunatamente ci ha pensato la sezione dell’Assia di Die PARTEI, il partito-satira di cui avevamo già parlato un paio di altre volte. Per il pomeriggio di venerdì 30 giugno, infatti, il partito ha organizzato in centro a Francoforte una manifestazione per il “divorzio per tutti”.
 
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Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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