Dossier / Elezioni tedesche

È tutto un programma

25.07.2017

A due mesi dalle elezioni tedesche, Cdu e Spd presentano piani e progetti. Risultato? Nei sondaggi Angela Merkel rimane lassù, intorno al 40 per cento

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 

I neonazisti e la libertà di opinione

Themar è una piccola cittadina del sud della Turingia, di neanche tremila abitanti, con un grazioso municipio settecentesco che pare uscito dai film di Sissi e si affaccia sulla piazza del mercato. Oltre alla chiesa tardogotica di San Bartolomeo e alle mura antiche, i turisti possono oggi anche imbattersi in alcune pietre d’inciampo che il comune, nel novembre del 2015, ha dedicato ai concittadini di origine ebraica vittime delle persecuzioni naziste. Un tranquillo villaggio della provincia tedesca, insomma.
La popolazione di Themar è però quasi quadruplicata due settimane fa, quando durante il weekend del 15 luglio poco meno di 6.000 persone sono calate in zona per assistere a Rock gegen Überfremdung (“Rock contro l’eccessiva presenza di stranieri”), festival di musica di destra estrema e raduno della scena neonazista locale (e non soltanto). La città è rimasta due giorni sostanzialmente bloccata, invasa da estremisti da una parte e dall’altra da poliziotti, inviati per tenere sotto controllo una situazione potenzialmente esplosiva. Il sindaco Hubert Böse (espressione di Pro Themar, una lista locale) si è detto molto dispiaciuto di non aver potuto far nulla per evitare che l’evento avesse luogo: il concerto, infatti, cadeva sotto la copertura del diritto di riunione e associazione, dunque le mani delle autorità comunali erano legate. Sulla questione è intervenuto anche Bodo Ramelow, il governatore del Land della Linke, che ha addirittura parlato della possibilità di limitare questo diritto per evitare cose come i raduni neonazi; intanto però a Themar la settimana prossima si replica, con il concerto Rock für Identität (“Rock per l’identità”) previsto per sabato 29 luglio.
 
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Anche in politica estera la tensione rimane alta: continuano infatti a peggiorare i rapporti con la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan, dopo che un avvocato tedesco impegnato nel campo dei diritti umani, Peter Steudtner, è stato arrestato a Büyükada con l’accusa di terrorismo. Durissima la reazione da parte tedesca, con il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel che ha annunciato un inasprimento delle procedure necessarie per i visti di viaggio e soprattutto ha messo in discussione le cosiddette Hermes-Bürgschaften, le “garanzie Hermes” – una forma di copertura assicurativa che il governo federale fornisce alle imprese che investono in Turchia. «Non si può consigliare a nessuno di investire in un Paese in cui non c’è la certezza del diritto, e in cui imprenditori senza alcun precedente penale vengono accostati ai terroristi”, ha detto Gabriel.
Con Steudtner salgono a 22 i cittadini tedeschi detenuti nelle carceri turche: fra questi, ancora Deniz Yücel, il giornalista del Welt di cui avevamo parlato qualche mese fa.
 

Merkel

Lunedì 3 luglio è stato presentato il programma dell’Union, il blocco composto da Cdu e Csu: grandi sorrisi e strette di mano alla conferenza stampa fra Angela Merkel e Horst Seehofer, il leader dei bavaresi, che hanno confermato di “fidarsi ciecamente” l’uno dell’altra.
Le cose però non sono così semplici. Come abbiamo visto in questi mesi, la tensione fra i due partiti è rimasta sempre piuttosto alta, soprattutto sul tema dei migranti: la Csu da sempre preme per l’introduzione di un tetto al numero delle accoglienze, il cosiddetto Obergrenze, mentre la cancelliera è nettamente contraria. Seehofer e i suoi puntano moltissimo sulla questione: in Baviera si vota nel 2018 per il governo del Land (attualmente guidato da un monocolore Csu – caso unico in Germania – con a capo proprio Seehofer), e l’Obergrenze è diventato una specie di mantra per l’elettorato dei conservatori, più volte promesso e dato anzi come praticamente acquisito dai leader del partito.
Nel programma, però, l’Obergrenze non c’è. E anzi la cancelliera è stata molto chiara al riguardo: «per me è inaccettabile», ha confermato poco prima della conferenza stampa. Anche sul tema della Mütterrente, la misura di sostegno previdenziale ai genitori di figli nati prima del 1992 (di cui avevamo parlato qui), Merkel ha confermato che non sono previsti investimenti ulteriori, contrariamente a quanto chiedono i bavaresi.
Il braccio di ferro, dunque, pare concluso. Probabilmente Seehofer e i suoi hanno dovuto chinare il capo di fronte ai sondaggi, che continuano a premiare la cancelliera e in alcuni casi proiettano l’Union sul 40 per cento, un risultato pazzesco che rende a questo punto assolutamente percorribile l’ipotesi di un governo con Fdp e, se necessario, con i Grünen.
Ironia della sorte: Martin Schulz era stato scelto dalla Spd perché ritenuto il candidato più efficace per rottamare la Grosse Koalition, e invece tutto lascia supporre che quel ruolo toccherà proprio a chi con la Grosse Koalition governa da quattro anni.
 
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Il sondaggio di INSA per la “Bild”: il più generoso con la Spd, in ritardo di “soli” 11 punti

 
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Quello dell’istituto demoscopico Allensbach per la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”: il distacco sale a 14,5

 
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Forsa dà l’Union al 40 per cento…

 
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…e lo stesso fa Forschungsgruppe Wahlen

 

La Spd

Martin Schulz, dal canto suo, ha presentato sabato 15 luglio lo Zukunftsplan della Spd, il “piano per il futuro” che dovrebbe, nelle intenzioni del candidato socialdemocratico, concretizzare le proposte del programma uscito dal Congresso di Dortmund a fine giugno.
Centrali nel piano sono gli investimenti, soprattutto per l’infrastruttura digitale (si parla della creazione di un Deutschlandportal für Bürger und Unternehmen, un sito dedicato all’interazione con cittadini e imprenditori) e la scuola, nel quadro di quella che Schulz ha definito un’“alleanza per l’innovazione” con il mondo produttivo. Viene introdotto anche un Chancenkonto, un “fondo per le opportunità” destinato ai cittadini tedeschi che vogliano investire in formazione e aggiornamento – inizialmente di 5.000 euro ma innalzabile a certe condizioni fino a 15 e 20 mila euro. Un’iniziativa, questa, che dovrebbe teoricamente fare da contraltare al progetto di riforma fiscale presentato qualche settimana fa: una rimodulazione delle aliquote che prevede l’introduzione di nuovi scaglioni contributivi, fra il 42 per cento (che è attualmente il massimo) e il 45 per cento per i redditi fra i 60.000 e i 76.200 euro e fra il 45 per cento e il 48 per cento per quelli superiori ai 250.000 euro.
Come nota efficacemente lo Zeit, però, i contenuti contano fino a un certo punto: le elezioni non le vincono i programmi, le vincono le persone. E proprio per questo è possibile, secondo la Frankfurter Rundschau, individuare nello Zukunftsplan di Schulz una serie di segnali che vanno oltre i punti programmatici. Almeno tre, per la precisione.
Innanzitutto, Schulz non si arrende: con le sue conferenze stampa, con il tour annunciato in giro per il Paese il candidato socialdemocratico intende far passare il messaggio che la partita non è ancora chiusa – contrariamente a quello che tutti i sondaggi, ogni previsione e un minimo di realismo lasciano intravedere.
In secondo luogo, il leader Spd ha capito benissimo che deve recuperare almeno un po’ di quella immagine da statista europeo che era il suo asso nella manica prima che iniziasse la campagna, e che però Merkel gli ha abilmente sottratto nelle ultime settimane: non è un caso che nello Zukunftsplan si insista a più riprese sulla necessità di un’Europa solidale che abbia a disposizione un vero e proprio budget per gli investimenti – e che addirittura possa prendere provvedimenti contro gli Stati che non collaborano nella gestione di problemi comuni, come ad esempio quello migratorio.
Infine, Schulz intende alzare il tiro contro la cancelliera, per aumentare l’intensità dello scontro e sperare così di recuperare qualche punto percentuale polarizzando ulteriormente la sfida: ad esempio, confermando la sua contrarietà all’obiettivo Nato di portare il budget per la difesa al 2 per cento del Pil entro il 2024, il candidato socialdemocratico ha detto che «la Spd non permetterà che maggiore crescita economica conduca a maggiori spese per le armi, come vogliono Angela Merkel e Donald Trump». Mettere nella stessa frase Merkel e Trump, naturalmente, significa che Schulz sta davvero mettendosi i guantoni da boxe.

Critiche al piano sono giunte dai conservatori, ovviamente, ma anche dai Grünen: il candidato cancelliere, Cem Özdemir, ha detto che certo ci sono dei segnali positivi, però il tema della difesa dell’ambiente (e dell’abbandono dei carburanti fossili, centrale per il suo partito) era nascosto così bene che lui non l’ha trovato. Apprezzamento da parte della Linke, e in particolar modo da parte di Dietmar Bartsch, uno dei due candidati alla Cancelleria in coppia con Sahra Wagenknecht, ma anche la consapevolezza che la questione delle coperture economiche, per tutti questi investimenti, rimane aperta – e infatti il partito ha criticato nelle scorse settimane la proposta di riforma fiscale della Spd, a suo dire troppo timida nei confronti dei redditi più elevati.
 

Gli altri a destra

Che dentro Alternative für Deutschland l’atmosfera continui a essere molto pesante non è un mistero: lo scontro fra Frauke Petry e l’ala più radicale del partito, capeggiata da Alexander Gauland e Jörg Meuthen, si è in certa misura consumato nel Congresso di Colonia, con la sconfitta della linea realista di Petry e la promozione a candidati alla Cancelleria dello stesso Gauland e di Alice Weidel, ma certo non è concluso.
Come racconta la Süddeutsche Zeitung, Petry si è progressivamente fatta da parte dopo il Congresso, lasciando l’organizzazione della campagna elettorale nel caos e mettendo così addirittura a rischio il superamento della fatidica soglia del 5 per cento, quella che consente l’ingresso nel Bundestag – un’eventualità assolutamente inconcepibile anche soltanto qualche mese fa. Dal canto suo, Meuthen ha dichiarato di non essere più disponibile a guidare il partito insieme a Petry, e che accetterebbe di continuare soltanto in seguito a un suo passo indietro: una tensione continua che provoca diversi mal di pancia nel partito, tanto che Alexander Gauland ha duramente criticato entrambi, rimproverando a tutti e due una scarsa concentrazione sul lavoro da fare in vista del voto di settembre.
Intanto, però, è uscita una delle prime immagini per la campagna: e curiosamente ha proprio Frauke Petry al centro, con in braccio il figlio partorito giusto un paio di mesi fa: «E qual è il tuo motivo per lottare per la Germania?».
 
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Il commento dell’account satirico Frau Kepetry: «Pensavate che avessi la decenza di non strumentalizzare mio figlio di due mesi per la campagna elettorale? Devo deludervi»

 

Gli altri a sinistra

Sarà l’apprezzamento per lo Zukunftsplan della Spd, sarà il timore di spaventare l’elettorato dopo i fatti di Amburgo di cui parlavamo la volta scorsa, ma la Linke pare più propensa a dialogare con i socialdemocratici in vista di un ipotetico accordo di governo. Sahra Wagenknecht si dice disponibile a dei “colloqui esplorativi”, non rinunciando però a una condizione ben precisa: la possibilità, cioè, di influenzare l’intera agenda di governo, e non soltanto alcuni punti isolati. «Se la SPD ci dicesse “avete il 10 per cento, potete dedicarvi a un progetto – il resto rimane com’è”, io risponderei: allora fate senza di noi», ha dichiarato la candidata alla Cancelleria.
Certo è però che si tratta, al momento, di ipotesi puramente accademiche: una coalizione rosso-rosso-verde, dunque con Spd, Linke e Grünen, a oggi è comunque lontanissima dalla maggioranza.
 

Bonus Tracks

Vicenda interessante – e rivelatrice di certe dinamiche socialquella che a Zwickau, in Sassonia, ha coinvolto un salone di acconciature: un cartello esposto in vetrina annunciava che «dal 10 al 15 luglio non serviremo clienti donne. In quei giorni avremo infatti nel salone un parrucchiere siriano, che serve soltanto clienti uomini».
 
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Il cartello esposto nella vetrina del salone di Zwickau

 
La foto del cartello, condiviso sui social, ha generato una tempesta di commenti, critiche e attacchi: «Sostenete una cultura medievale, che nega i diritti umani», «Benvenuti nella Sharia!», «L’Islam è una ideologia in cui le donne non hanno diritti, e un negozio che supporta ciò non può e non deve essere tollerato!». Il punto però è che la religione non c’entra niente: come il titolare del salone ha spiegato in un comunicato, il parrucchiere siriano serve soltanto clienti uomini perché non ha la formazione professionale richiesta per fare i capelli alle donne. Semplicemente, non ha le qualificazioni necessarie.
Il parrucchiere intanto è stato spostato in un altro negozio – in quale negozio non è stato detto, naturalmente, per motivi di sicurezza.

Uno studio del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW, Istituto tedesco per la ricerca economica) ha analizzato l’elettorato tedesco in base a una serie di criteri socio-economici e anagrafici, da un lato confermando alcune tendenze già intraviste da molti commentatori ma dall’altro mostrando anche qualche dato inaspettato.
Fra gli elettori della Spd la “classe operaia” (gli Arbeiter) è solo il 17 per cento, mentre fa parte della stessa fascia ben il 34 per cento di chi si dichiara sostenitore di AfD – uno slittamento che non è più una sorpresa, in realtà; al tempo stesso, però, i populisti di destra sono dietro soltanto ai liberali della Fdp come partito preferito dai lavoratori autonomi (14 per cento e 15 per cento, rispettivamente). Chi guadagna di più vota Fdp, chi meno sceglie la Linke – anzi, a ben vedere i redditi più bassi sono quelli di chi a votare non ci va proprio.
 
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Reddito mensile netto degli elettori: l’ultimo segmento rappresenta la media complessiva della popolazione, il penultimo è il partito dell’astensione

 
Gli elettori Cdu/Csu e Spd si somigliano sempre di più, da quasi tutti i punti di vista: reddito, età media, classe sociale – una differenza però rimane: nelle grandi città si vota socialdemocratico (e verde), in provincia e in campagna si vota conservatore (e AfD).
Colpisce poi il repentino invecchiamento della base elettorale dei Grünen, i cui votanti nel 2000 avevano mediamente 40 anni e adesso invece sono quasi cinquantenni. L’età media di chi vota Cdu/Csu e Spd è di 52,8 anni, e la maggior parte dei pensionati sceglie la Spd.

Su Pandora, un bell’articolo di Simone Ros sulla parabola dell’effetto Schulz.

Dal 10 giugno al 17 settembre si tiene a Kassel la quattordicesima edizione di documenta, la manifestazione che ogni cinque anni mette la cittadina del nord dell’Assia al centro della mappa dell’arte contemporanea.
Quest’anno una delle opere più suggestive è firmata dall’artista Marta Minujín: il Parthenon of Books, una gigantesca riproduzione del Partenone di Atene realizzato con 100 mila libri proibiti, messi al bando da governi e regimi del passato ma anche di oggi. L’opera è esposta nella Friedrichsplatz di Kassel, dove il 19 maggio del 1933 i nazisti fecero un falò di libri “contrari allo spirito tedesco”.
 
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Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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