Explicit / Idee

Il “lavoro a chiamata” è una grande novità datata 1923

di MAURO MEAZZA
IL 94 02.08.2017

LaPresse

Comma profondo

Potreste aver bisogno di un “cavallante”? O di «addetti al governo dei cavalli e del bestiame da trasporto, nelle aziende commerciali e industriali»? Allora sappiate che potete utilizzare, con serenità, le disposizioni sul job on call, basandovi sul Regio decreto 2.657 del 6 dicembre 1923. Avete letto bene, proprio il 1923. Se non sapete cosa farvene di un cavallante (è un guardiano di cavalli) o se i trasporti nella vostra attività si fanno perlopiù con i camion e non con carri trainati da buoi, che volete farci. Il legislatore del 1923 mica poteva sognarselo. Però può essere giustamente orgoglioso se, a quasi un secolo di distanza, la sua classificazione delle «occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia» resta il pilastro per il modernissimo lavoro a chiamata. Tanto che, ancora nei mesi scorsi, hanno chiesto lumi al Ministero del Lavoro su come interpretare le 48 mansioni catalogate all’epoca. Perché lì, in effetti, non ci trovate gli sviluppatori di siti internet o di software. Però ci sono le pettinatrici e il personale addetto ai gazometri (sic) per uso privato.

A mantenere così prestante un comma quasi centenario è, da ultimo, la sventatezza di un comma molto più recente: il n. 1, all’articolo 13 del decreto legislativo 81 del 2015. Che ha dettato i confini del lavoro intermittente, ha rinviato ai contratti collettivi e ha stabilito che, in difetto dei contratti, avrebbe provveduto un decreto del Ministero del Lavoro. Ma — ahilui — non ha fissato alcun termine per il varo di quel decreto… Del resto, c’era già il provvedimento del 1923. Dopo tanti decenni di onorato servizio, una nuova tabella sarebbe davvero un’imperdonabile mancanza di rispetto.

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