Dossier / Elezioni tedesche

Il problema di Berlino sono gli hipster

29.08.2017

A poche settimane dalle elezioni, in assenza di avversari politici competitivi, che la Merkel ignora a bella posta, la Cdu discute sui barbudos a scatto fisso (e argomenti analoghi)

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 
La settimana scorsa, fra il 22 e il 26 agosto, si è tenuta a Colonia la nona edizione di Gamescom, la fiera di videogiochi più importante d’Europa. A inaugurare l’evento, con un discorso di circa un quarto d’ora, è stata quest’anno Angela Merkel.
 
01

«C’erano Supermario, Batman, Crash Bandicoot e Angela Merkel» è una di quelle frasi che proprio non avresti mai pensato di scrivere

 
Un discorso che ha condotto la campagna elettorale anche là dove non ce la si aspetterebbe, fra joypad e controller, ma che viceversa ha anche portato i temi del mondo digitale nel cuore della campagna elettorale.
Merkel infatti non è stata l’unica personalità politica di rilievo a farsi vedere fra gli stand di Colonia: anzi, mercoledì 23 i rappresentanti dei cinque principali partiti (Cdu, Spd, Linke, Grünen e Fdp) hanno partecipato a una tavola rotonda dedicata alle nuove tecnologie e all’innovazione.
 
02

Gli ospiti della tavola rotonda: da sinistra Peter Tauber (Cdu), Hubertus Heil (Spd), Matthias Höhn (Linke), Michael Kellner (Grünen), Nicola Beer (Fdp)

 
Il dibattito si è concentrato soprattutto su sue temi: da una parte, la digitalizzazione e le sue conseguenze per il mondo della scuola e quello del lavoro e, dall’altra, la situazione delle infrastrutture tecnologiche del Paese.
Riguardo alla digitalizzazione, termine che compare in quasi tutti i programmi, naturalmente la questione riguarda, più che il cosa, il come: concordi sull’importanza dell’innovazione nei settori produttivi, i partiti hanno idee diverse su come raccoglierne la sfida – anche se dalla tavola rotonda è emerso molto poco, con proposte abbastanza simili e piuttosto vaghe e confuse. Ad esempio, Nicola Beer, segretaria generale della Fdp, ha parlato della necessità di fornire agli studenti tedeschi le competenze fondamentali per orientarsi in maniera efficace nel mare informativo di internet, per capire come controllare le fonti e non cadere preda di bufale e fake news: una questione cruciale, naturalmente, ma che non ha molto a che fare con le specificità del mondo digitale.
Le differenze fra i partiti sono emerse un po’ più chiaramente riguardo all’altro tema, quello delle infrastrutture tecnologiche. Quando si parla infatti di copertura internet o banda larga, la Germania è parecchio indietro rispetto agli altri Paesi europei, con, in più, enormi differenze fra zone urbane e zone rurali, lasciate da questo punto di vista un po’ a se stesse. Tutti sono d’accordo sulla necessità di cambiare una situazione destinata a diventare a un certo punto insostenibile, ma mentre alcuni puntano su un piano di investimento a livello federale, come la Spd, altri come la Fdp preferiscono coinvolgere i privati per la realizzazione del progetto.
 
Probabilmente anche di questo si parlerà nel duello tv che, domenica 3 settembre, vedrà confrontarsi Angela Merkel e Martin Schulz – anche se un sondaggio pubblicato di recente dalla Bild am Sonntag ha rivelato che i temi più sentiti dall’elettorato sono altri. Curiosamente, la questione migratoria non è ritenuta decisiva dalla gente, più preoccupata dai problemi dell’istruzione e soprattutto del rischio povertà in età avanzata, con lo spettro delle pensioni basse. Anche la lotta alla criminalità e al terrorismo è ai primi posti, segno che se non altro in Germania l’equazione “immigrazione = terrorismo” fatica a farsi strada, nonostante gli sforzi in questo senso di Alternative für Deutschland (AfD).
 
I due candidati principali arrivano al dibattito in situazioni decisamente differenti.
Merkel continua la sua campagna rassicurante e dai toni bassi, perfettamente esemplificata dallo spot elettorale della Cdu uscito in questi giorni: un minuto e mezzo di Germania in cui le cose vanno tutto sommato bene, e in cui si punta sulla continuità per farle andare ancora meglio. “In che Germania vivrai?”, chiede la cancelliera a un bambino che deve ancora nascere, nella pancia della mamma. “In una terra delle opportunità, dove non ci sono mai stati così tanti posti di lavoro? Una terra che trova sempre nuove soluzioni per il futuro? Possiamo scegliere questa Germania”: un chiaro invito, appunto, al weiter so, all’avanti così tranquillizzante e senza sorprese.
La risposta della Spd non si è fatta attendere: prima con la pubblicazione del loro spot, centrato invece sull’idea della giustizia sociale come tema ancora e soprattutto attuale, poi con un breve video pensato come contraltare alla pubblicità della Cdu, in cui Martin Schulz parla allo stesso bambino ancora nel grembo materno augurandogli di crescere in un Paese che investa in scuola ed educazione e non in carri armati e droni, in cui non si debba lavorare fino a 70 anni, e soprattutto in cui i problemi si affrontino e non si aspetti che si risolvano da soli – attacco evidente all’attendismo e all’inerzia rimproverate alla cancelliera.
Ed è forse questo secondo video a esemplificare meglio la tattica di Schulz e dei socialdemocratici, che rimane quella di alzare la tensione per snidare Merkel e costringerla a scendere sul terreno del dibattito, per neutralizzare l’efficacia di quel Prinzip Linsensuppe di cui parlavamo la volta scorsa. Nei comizi che sta tenendo in giro per la Germania, il candidato socialdemocratico non risparmia gli attacchi alla cancelliera e al suo partito (mentre lei, dal canto suo, non nomina praticamente mai gli avversari), proprio per sottolineare quell’inerzia merkeliana che, a dire di Schulz, impedisce al Paese di migliorare perché non affronta i problemi. Per ogni tema toccato (dalle spese per la difesa ai rifugiati, dai rapporti con la Turchia al terrorismo, dalla scuola alle pensioni, dal caro-affitti allo scandalo diesel) non manca mai un colpo a Merkel e alla Cdu.
 
03

«Era dannatamente caldo, ma anche dannatamente bello da voi a Francoforte. Grazie per il vostro sostegno!».
E sì, c’ero e posso confermare, un caldo pazzesco

 
I sondaggi finora non sembrano premiare molto questa scelta: l’Union rimane là davanti, a un distacco che varia dai 12 ai 17 punti percentuali, mentre dietro alcuni istituti di ricerca sembrano indicare una contenuta risalita di AfD.
 
04

Infratest dimap per la rete televisiva ARD

 
05

YouGov per il gruppo media RedaktionsNetzwerk Deutschland

 
06

FGW per la rete televisiva ZDF

 
07

Emnid per la “Bild am Sonntag”

 
In quasi tutti i sondaggi, come avrete notato, rimane costante invece il valore della Linke, stabilmente intorno al 9 per cento e probabile favorita per il terzo posto: è però molto improbabile che questo basti per provare a metter su una coalizione di governo rosso-rosso-verde – cioè con Spd, Linke e Grünen. Il motivo non sono soltanto le percentuali troppo basse della Spd, ma anche e forse soprattutto i rapporti tra la Linke e i socialdemocratici, che sono tornati a essere molto tesi. Domenica sera, ad esempio, ospiti del talk show politico condotto dalla giornalista Anne Will, la candidata della Linke alla Cancelleria Sahra Wagenknecht e il sindaco Spd di Amburgo, Olaf Scholz, si sono attaccati a vicenda, in uno scenario che teoricamente avrebbe invece dovuto vederli coalizzarsi contro Armin Laschet, neoeletto governatore Cdu della Renania Settentrionale-Vestfalia. Un vero e proprio duello a sinistra, incentrato soprattutto sull’Agenda 2010 e sulle sue eredità, che ha portato Wagenknecht ad accusare i socialdemocratici di scarsa credibilità, e Scholz a definire la candidata della Linke “una cospirazionista come Donald Trump”.

E forse avrete notato anche un’altra cosa, in questi sondaggi: che in tutti i Grünen sono all’ultimo posto.
La situazione per il partito ecologista è sempre più complicata, in vista del voto del 24 settembre; eppure, forse non tutto è perduto. Molto dipenderà da quello che in queste ultime settimane riuscirà a fare Cem Özdemir, il candidato cancelliere, il cui destino politico appare in questo momento appeso a un filo. La speranza è che la Cdu vada bene ma non abbastanza, la Fdp idem e la Spd male: che si crei quindi uno scenario in cui non ci siano né i numeri per un governo nero-giallo (cioè Cdu + Fdp) né le condizioni politiche per una nuova Grosse Koalition (di cui comunque la Spd per ora non vuol sentir parlare). A questo punto, bisognerebbe rivolgersi a lui e al suo partito per varare un governo Jamaika, cioè una coalizione guidata dalla Cdu con il sostegno di Fdp e Verdi: e in un governo di questo tipo in molti prevedono per Özdemir un posto da ministro degli Esteri. Di origine turca ma molto critico nei confronti del regime di Recep Tayyip Erdoğan, Özdemir potrebbe essere la carta perfetta da giocare su quel fronte, sempre più caldo a causa delle continue dichiarazioni del presidente turco e naturalmente molto rilevante visti i numeri della comunità turca in Germania. Bisogna però scongiurare un risultato catastrofico, che i sondaggi fanno temere: in quel caso, Özdemir verrebbe probabilmente travolto dalle conseguenze della sconfitta – e dall’ala sinistra del partito, piuttosto critica nei confronti suoi e della corrente più “realista” che il candidato cancelliere rappresenta.
 

Bonus Tracks

Una delle cose di cui ci lamentiamo più spesso, nella politica italiana, è la presenza di una miriade di partitini microscopici che spezzettano e frammentano lo spettro politico in modo abnorme e incomprensibile – e pensiamo che sia una caratteristica tutta nostra. Invece è praticamente un universale culturale: anche in Germania, infatti, esistono tantissimi micropartiti (i cosiddetti Kleinparteien), talvolta attivi solo a livello locale, la cui incidenza sul sistema complessivo viene certo ridimensionata dalla soglia del 5 per cento per l’ingresso nel Bundestag (e nei Landtag locali), ma che talvolta possono anche togliersi qualche soddisfazione: ad esempio, nello Schleswig-Holstein lo Südschleswigscher Wählerverband (Ssw, il partito della minoranza danese) ha fatto parte della scorsa coalizione di governo insieme a Spd e Grünen.
Stavolta sono 42 i partiti a presentarsi al voto (52 se contiamo le varianti locali): mai così tanti dalla riunificazione.
Fra questi la Piratenpartei, salita alla ribalta alcuni anni fa grazie a dei risultati locali decisamente lusinghieri, il partito ecologista Ödp (Ökologisch-Demokratische Partei) e quello animalista Tierschutzpartei, e i marxisti-leninisti del MlpD (Marxistisch-Leninistische Partei Deuscthlands).
Non ci sarà invece un movimento giovanile fondato nel 1999 e attivo in Renania Settentrionale, con un programma incentrato su scuola e tempo libero e che prende il nome da un verbo latino il cui significato è “chiedere”, “rivendicare” ma anche “dirigersi” – come a sottolineare un’idea chiara di dove si vuole andare e cosa si vuole ottenere.
Ah, dimenticavo: il verbo verbo latino è coniugato, però, alla prima persona singolare.
 
08

«L’alternativa giovane»

 
Due interessanti articoli in inglese, poi, per fare un po’ il punto se andate di fretta: un riassunto ben fatto del Guardian, con le cose essenziali da sapere, e un’analisi di Politico sulla posizione dei diversi partiti riguardo all’Europa.

E a proposito di inglese: sapete a chi proprio non va giù che Berlino sia piena di gente che parla soltanto inglese e magari non sa una parola di tedesco? A Jens Spahn, giovane leader dell’ala radicale della Cdu e spesso critico di Merkel, che ha trovato un nuovo nemico contro cui lanciare i suoi strali: gli hipster, una “nuova forma di società parallela”.
 
Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

Chiudi