Explicit / Idee

La mamma del dj Guetta, una “povera” progressista

di SALVATORE CARRUBBA
IL 94 02.08.2017

Getty Images

Idee di scorta

In una recente conversazione con il Financial Times, il dj (di fama planetaria) David Guetta ricordava divertito la disperazione della madre, un’intellettuale di sinistra, all’idea che il figlio potesse intraprendere una carriera così deplorevole, al puro scopo di diventare ricco: piuttosto facesse l’artista, insisteva la mamma, ma mai il dj. La reazione accorata della signora Guetta esprime bene certi atteggiamenti diffusi presso gli ambienti (sedicenti) progressisti: ossia che la ricchezza non è la misura del successo professionale, ma il risultato di una sottile inclinazione a fare il male, compreso quello di frequentare ambienti improponibili come locali e piste da ballo. La signora Guetta pare si sia ripresa, nel frattempo, ma il poveraccismo di cui si sta alimentando gran parte del dibattito pubblico, specialmente in Italia, è la spia dello stesso atteggiamento: non a caso, si parla sempre meno di “merito” e sempre più di “uguaglianza”. Non sorprende poi che l’ascensore sociale si blocchi, come pure si denuncia, trascurando non solo il diritto al successo ma anche il dovere di provarle tutte (lecitamente) per conquistarselo.

Non solo. Quando i (sempre sedicenti) progressisti stabiliscono una sorta di gerarchia tra il fare l’artista (accettabile) piuttosto che il dj (deplorevole), essi denunciano un altro vizio tipico del nostro tempo, ossia il rifiuto a comprendere che il mondo cambia e con esso anche i modi di interpretare e praticare la creatività: per cui presentare un brano musicale non è opera culturalmente meno valida del produrlo.

Ecco allora perché i progressisti si sentono tali senza esserlo: perché mostrano, con la loro diffidenza per il merito e l’innovazione, di avere in mente un mondo statico, prono solo alle loro elucubrazioni. Così facendo, quando il cambiamento si rivela inarrestabile, essi si trovano sguarniti di atteggiamenti, cultura e strumenti per affrontarlo, salvo rifugiarsi in stereotipi rassicuranti ma insufficienti e stupirsi che la sinistra, in tutto il mondo, balbetti e lasci spazio (anche coi propri voti) ai populisti.

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