Dossier / Elezioni tedesche

La migrazione di Martin Schulz

01.08.2017

Per tornare Mister Europa e indebolire Angela Merkel, il candidato socialdemocratico alla Cancelleria cerca di spostare il focus della campagna elettorale su rifugiati e richiedenti asilo

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 
Come notavamo la settimana scorsa, uno degli obiettivi che Martin Schulz si è prefissato con il lancio del suo Zukunftsplan, il suo “piano per il futuro”, è quello di alzare il tiro contro Angela Merkel.
Nelle intenzioni del candidato socialdemocratico, infatti, aumentare l’intensità dello scontro costringerebbe la cancelliera a rinunciare alla “demobilitazione asimmetrica”, quella capacità di non esporsi mai con prese di posizione troppo nette – e dunque potenzialmente impopolari – che molti vedono come il vero segreto della sua longevità politica.
Per riuscirci, però, Schulz ha bisogno di individuare un tema su cui focalizzare l’attacco: un tema che offra un appiglio, che possa in qualche modo destabilizzare la marcia apparentemente trionfale della sua avversaria verso il quarto mandato e scalfirne l’immagine da vincitrice annunciata.
Bene, sembra che Schulz quel tema l’abbia trovato, e che l’abbia trovato ripescando la questione prevista da tutti come cruciale all’inizio della campagna e invece finita un po’ sottotraccia negli ultimi mesi: i migranti.
 
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«La sentenza della Corte Europea di Giustizia lo mostra chiaramente: abbiamo bisogno di una politica per i rifugiati europea, abbiamo bisogno di un patto di solidarietà per l’Europa!»

 
Concentrando l’attenzione su migranti e rifugiati, Schulz può infatti recuperare in qualche modo un po’ di quell’appeal internazionale che era il suo asso nella manica e che invece la cancelliera era riuscita a sottrargli nei mesi scorsi. Il candidato socialdemocratico è tornato a sottolineare con forza la necessità di un approccio comune per risolvere il problema, e l’insistenza con cui ripete – ad esempio – che «non possiamo lasciare l’Italia da sola» ad affrontare l’emergenza nel Mediterraneo è un chiaro segnale delle sue intenzioni: mettersi alla testa del fronte che chiede a gran voce una riforma dell’Unione, magari sfruttando le tensioni fra alcuni governi nazionali che il tema inevitabilmente suscita. Un modo, insomma, per tornare a essere “Mister Europa”.
 
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«In Italia arrivano rifugiati ogni giorno. Dobbiamo agire!»

 
La gestione coordinata a livello europeo dell’emergenza figurava anche al centro del viaggio in Italia di Schulz, che giovedì scorso è stato prima a Roma, dove ha incontrato il premier italiano, Paolo Gentiloni, e poi a Catania, per toccare con mano la realtà della prima linea dei soccorsi e fare il punto con il ministro degli Interni, Marco Minniti, e il sindaco della città, Enzo Bianco.
Come emerso dalla conferenza stampa congiunta insieme con Gentiloni, l’Europa e il suo necessario cambio di passo sono stati l’argomento principale dell’incontro: l’esigenza di un’integrazione più sostenibile, più collaborativa, realizzata anche attraverso politiche economiche e monetarie comuni (ad esempio istituendo la figura di un ministro delle Finanze europeo, idea che invece non convince Merkel né il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, più propensi a lavorare sul piano intergovernativo), e un maggiore impegno da parte di tutti gli Stati membri – con addirittura la possibilità di sanzioni vere e proprie per chi non collabora. E la questione dei migranti è un punto cruciale di questa strategia: ci vuole una “coalizione dei volenterosi” (Koalition der Willingen) che non lasci i singoli Paesi ad affrontare l’emergenza da soli.
 
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Schulz a Catania, dove ha visitato un centro di accoglienza per i rifugiati

 
Soprattutto, poi, riportare la questione dei migranti al centro della campagna elettorale permette a Schulz e alla Spd di rievocare la crisi del 2015 come un’eventualità che potrebbe ripetersi: che significa, però, rievocare anche la problematica gestione da parte di Merkel e la sua politica delle porte aperte, che, se da un lato le ha dato grande credito morale a livello internazionale, dall’altro in Germania l’ha resa bersaglio di numerose critiche, e non soltanto da destra. Citare gli eventi del 2015, dunque, è un modo particolarmente efficace per ravvivare nella mente degli elettori il ricordo di quello che molti ancora percepiscono come un grave errore della cancelliera, accusata sostanzialmente di aver scelto una soluzione irresponsabile e di averne sottovalutato gli effetti – sia interni sia esterni, come ad esempio l’aver dovuto frettolosamente cedere a Recep Tayyip Erdoğan sulla questione del corridoio balcanico. Non a caso Merkel ha più volte ripetuto, riferendosi al numero di arrivi, che un anno come il 2015 non si ripeterà più: brandirne lo spettro come una concreta possibilità è proprio il modo con cui i socialdemocratici intendono mettere il dito nella piaga. Una strategia potenzialmente molto efficace, sulla carta; nella realtà, vedremo.
Certo è che il gioco presenta comunque dei rischi. L’anno scorso, quando il candidato in pectore era ancora Sigmar Gabriel, gli strateghi della Spd sconsigliavano di insistere sul tema dei rifugiati in vista della campagna elettorale: perché in uno scenario di questo tipo solo uno è il partito che può davvero approfittare del clima generale, ed è chiaramente Alternative für Deutschland.
 

Bonus Tracks

Questa però non è stata soltanto la settimana del viaggio in Italia di Martin Schulz: come sicuramente saprete, ci sono stati due attacchi in Germania, uno ad Amburgo e un altro a Costanza, al confine con la Svizzera, con tre persone morte e diversi feriti. Degli attacchi avrete letto, immagino; io però vorrei cogliere l’occasione per evidenziare il modo in cui si muove la gran parte dei media tedeschi, in situazioni di questo tipo.
La cosa più importante è mettere in fila i fatti accertati – non le supposizioni ma ciò che è stato confermato dalle autorità: e non soltnto per evitare panico ingiustificato, ma anche per non inquinare le indagini in corso con rumore di fondo e false piste. Di solito, quindi, tutti i media preparano live-ticker o infografiche in cui è elencato “was bisher bekannt ist”, che cosa si sa finora, da aggiornare costantemente man mano che arrivano informazioni più precise e accurate: un esempio (postato, la sera di venerdì, sulla pagina Facebook del telegiornale della rete televisiva ARD) lo potete vedere qui sotto.
 
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«Attacco ad Amburgo – Che cosa si sa per adesso del sospetto aggressore: ha 26 anni; è nato negli Emirati Arabi Uniti; è arrivato in Germania come rifugiato; a causa di documenti mancanti non è stato possibile espellerlo; motivi del gesto ancora non chiariti»

 
Sapete chi invece non fa questa cosa ? La Bild. Che infatti ha subito postato questo nella sua homepage:
 
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Vedete lì in alto, «Terror-Alarm in Hamburg», («Allarme terrore ad Amburgo»)? Ecco, le autorità non hanno mai diramato l’allerta terrorismo. E, più in basso, «Täter rief “Allahu Akbar», («L’assalitore ha urlato Allahu Akbar»)?: in quel momento c’erano state alcune testimonianze al riguardo, ma nessuna conferma ufficiale – tanto che il live-ticker dello Stern specificava che questa informazione, riportata solo dalla Bild, era ancora priva di qualunque riscontro – e lo è tuttora.
La lezione da trarre? Secondo me è semplice: se volete capirne di più, non usate mai, MAI, la Bild come fonte.
 
Due ottimi reportage, poi.
Uno è della Süddeutsche Zeitung, sul secondo concerto neonazi (Rock für identität, “Rock per l’identità”) tenutosi a Themar, in Turingia, questo sabato.
L’altro invece è apparso sullo Spiegel, che questa settimana ha preparato un numero speciale dedicato alla situazione generale della Germania corredato da sei copertine diverse. Dentro, un lungo articolo sulla ex Germania Est, davvero da leggere se capite il tedesco.
 
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Le sei copertine dello “Spiegel” di questa settimana

 
Se siete in cerca di un tormentone musicale per l’estate che non sia il solito Despacito, ecco qualcosa che fa per voi: l’inno di AfD per il voto di settembre.
 
Un’azienda russa che si occupa di infissi ha di recente realizzato, per sponsorizzare i suoi prodotti, una pubblicità che cita i saggi consigli di un esperto svedese di finestre, Tim Erikson. Un esperto che, a ben guardare, somiglia incredibilmente al candidato cancelliere della Spd.
 
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Questa faccia non mi è nuova

 
«Non ho mai sentito il nome Martin Schulz”, ha detto un portavoce dell’azienda».
 
Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento poi a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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