Yolo / Cinema

Locarno 2017: conoscete “il Boyhood sloveno”?

08.08.2017

Copyright: @ Locarno Festival

Si intitola Družina ed è stato girato in 10 anni, con meno di 350.000 euro, da Rok Biček, già distintosi a Venezia nel 2013 con “Class Enemy”

Rok Biček ha solo 32 anni ma già parecchia storia alle sue spalle. Nel 2013 il suo Class Enemy si fa notare alla Settimana Internazionale della Critica a Venezia e trova poi distribuzione in sala (non solo in Italia ma anche in Francia, Svizzera, Austria e nella sua Slovenia), ma sarebbe sbagliato chiamare il suo ultimo lavoro, appena presentato a Locarno, come l’opera successiva al suo esordio. Per girare Družina infatti — non a caso (furbescamente) presentato come il Boyhood sloveno — Biček si è messo al lavoro più di dieci anni fa, accendendo la cinepresa sulla famiglia Rajk nel settembre 2006 (Družina significa proprio famiglia, in sloveno) e spegnendola solo nel 2016 (il film è stato completato a meno di un mese dalla proiezione locarnese, dopo aver ridotto le 120 ore di girato a solo 106 minuti). «Al tempo — racconta il regista — dovevo ancora completare la scuola di cinema e l’idea era quella di presentare un mini documentario che avesse al centro della storia Mitja, il figlio maggiore» (portatore di un handicap mentale, al pari dei suoi genitori). Non aveva fatto i conti con la personalità magnetica di Matej, il fratello più piccolo, allora solo 14enne, «ritrovandomi immerso nella storia — ammette lo stesso regista — fino quasi a perderne il giusto distacco».

Copyright: @ Locarno Festival

Già dalla scena iniziale Družina — girato con un budget di soli 346.000 euro — vuole lasciare il segno: la cinepresa filma nel dettaglio il parto di Barbara e la nascita di Nia, primogenita di un ventenne Matej, una scena fondamentale visto che poi proprio Nia diventa il fil rouge del documentario stesso, che infatti si conclude con la scelta del protagonista di rinunciare ai suoi diritti paterni verso la prima figlia per dedicarsi alla nuova compagna (Eli) e alla seconda figlia, da lei avuta. Nel mezzo Matej fa quasi di tutto per cercare di farsi amare il meno possibile dal pubblico, tra odiose minacce a Barbara e tentativi di vasectomia. «Probabilmente sarebbe più facile accettare il comportamento di Matej se Družina fosse un lavoro di fiction», osserva Biček, ma è il protagonista stesso il primo a non preoccuparsene: «Ho un carattere forte — afferma in sala — non mi interessa cosa pensano di me gli spettatori».

È così che tra i due si sviluppa un’amicizia davvero forte, col primo che ammette di rivedersi in qualche modo nel secondo: «Me lo ha fatto notare Yulia, la mia compagna [a cui è toccato l’ingrato compito di editing del girato, ndr]: “Stai facendo un film su di te, Matej sei tu; la sua sensazione di essere ai margini è la tua”. Aveva ragione». Družina non ha una sceneggiatura scritta — «la sceneggiatura è semplicemente la vita di Matej», afferma il regista — non arruola attori professionisti («così i sentimenti sono reali») e non ha neppure una conclusione studiata: «La parola fine è arrivata naturalmente, quando dopo dieci anni di riprese ho sentito che le mie batterie si stavano scaricando», dichiara Biček. A continuare invece è la vita di Matej, ora però lontano dai riflettori: «Ma se Rok vuole girare un seguito — dice lui nel suo stentato inglese — io sono a disposizione».

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