Dossier / Elezioni tedesche

Addii (e arrivederci) al Bundestag

11.09.2017

Qualcuno si congeda per sempre dal Parlamento tedesco e qualcun’altra si prepara a ritornarci prestissimo, probabilmente in veste di cancelliera. Sì, avete indovinato, si chiama Angela Merkel. Intanto AfD mostra tutte le sue crepe interne tra hardliner e superhardliner

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 
Martedì 5 settembre è stato il giorno degli addii.
È stato, infatti, il giorno dell’ultima seduta del Bundestag, in attesa del voto del 24 che ne ridisegnerà gli equilibri e le maggioranze.
 
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Soprattutto, è stato il giorno dell’ultimo discorso di Norbert Lammert, stimatissimo decano e presidente del Parlamento federale e una delle figure più autorevoli della Cdu – che già da tempo ha reso nota la sua intenzione di non ricandidarsi.
Visibilmente emozionato, Lammert ha aperto i lavori per l’ultima volta, ricordando alcuni dei momenti più significativi di cui è stato testimone nella sua esperienza al Bundestag (come, ad esempio, il primo discorso di un papa tedesco, Benedetto XVI, nel Parlamento tedesco) e rivendicando la centralità dell’Assemblea nella vita del Paese – «Qui batte il cuore della democrazia». E ha concluso con una richiesta e un monito: che i parlamentari vigilino, per evitare che le istituzioni più importanti della Repubblica federale cadano vittime dell’odio e del populismo. Se ci leggete un riferimento neanche tanto velato ad Alternative für Deutschland (AfD) fate bene.
È stato infatti anche su impulso di Lammert che è stata modificata la regola per individuare l’Alterpräsident (cioè appunto il decano) del Bundestag, che ha il compito di aprire i lavori con un discorso introduttivo all’insediamento del nuovo Parlamento. Il decano è infatti il membro più anziano della nuova Assemblea: dopo il voto del 24 settembre, però, questo onore sarebbe con ogni probabilità spettato ad Alexander Gauland, settantaquattrenne candidato cancelliere di AfD in coppia con Alice Weidel. Per scongiurare questa eventualità, il regolamento verrà interpretato in maniera diversa: Alterpräsident del nuovo Bundestag non sarà l’eletto più anziano, ma quello con il più lungo servizio come parlamentare alle spalle. Il nuovo decano, dunque, sarà Wolfgang Schäuble, in questi anni ministro delle Finanze di Angela Merkel.
 
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Norbert Lammert

 
Dopo Lammert è stato il turno della cancelliera, che ha tracciato un bilancio dei risultati raggiunti durante il suo governo. Sorprendentemente, o forse neanche tanto visto che era l’ultima occasione disponibile, c’è stata qualche contestazione da parte della Spd: dai banchi dei socialdemocratici sono ad esempio giunti degli applausi sarcastici quando Merkel ha detto «il mio tempo è quasi terminato» – lei ovviamente si riferiva all’intervento che stava tenendo, i parlamentari Spd no. Ma un po’ tutti gli interventi sono stati più aggressivi e battaglieri del solito, probabilmente proprio perché era l’ultima seduta, dunque l’ultima possibilità di impostare dagli scranni dell’Assemblea il tono delle settimane di campagna che rimangono.
Soltanto uno, forse, ha parlato da un’angolazione diversa: Sigmar Gabriel. Il vicecancelliere, ex leader Spd ed ex ministro dell’Economia ora agli Esteri, ha rivendicato l’esperienza di governo in coabitazione con l’Union e, ricordando le battaglie vinte in questi anni (ad esempio l’introduzione di un salario minimo), ha ringraziato chi le ha rese possibili: il suo partito, i suoi colleghi in Parlamento e al governo e anche Angela Merkel.

Continuano intanto i dibattiti televisivi: lunedì 4 si sono sfidati i rappresentanti dei partiti minori, in due diverse sessioni – una a tre, con Csu, Grünen (Verdi) e Linke, e una a cinque, con l’aggiunta di Fdp e AfD. E finalmente, hanno commentato quasi tutti gli osservatori, ci si è sentiti davvero in campagna elettorale: il dibattito è stato parecchio vivace, con scambi di battute e colpi ben assestati.
Il più criticato è stato Alexander Dobrindt, ministro dei Trasporti in quota Csu al centro dello scandalo delle emissioni diesel: messo nell’angolo e attaccato su questa storia praticamente da tutti, ha cercato di difendersi sostenendo che «è stato fatto tutto il possibile», senza però risultare credibile – come le risate del pubblico in studio hanno confermato.
Il momento più spiazzante è però arrivato martedì sera, quando i rappresentanti di tutti e sette i partiti che prevedibilmente entreranno nel Bundestag – Cdu, Csu, Spd, Fdp, Linke, Grünen e AfD – si sono confrontati durante la trasmissione Wie geht’s, Deutschland? (“Come va, Germania?”) sulla rete televisiva ZDF.
Pochi minuti dopo l’inizio c’è stato uno scambio particolarmente accesso fra Andreas Scheuer, segretario senerale della CSU, e Alice Weidel, la candidata alla cancelleria di AfD. Mentre si parlavano uno sull’altra, a un certo punto Scheuer ha chiesto a Weidel di dissociarsi esplicitamente dalle dichiarazioni di Alexander Gauland e Björn Höcke. Gauland, un paio di settimane fa, aveva parlato durante un comizio di Aydan Özoğuz, deputata della Spd di origine turca e commissaria socialdemocratica per Migrazione, Rifugiati e Integrazione, colpevole a suo dire di aver criticato il concetto della cosiddetta Leitkultur (cioè, essenzialmente, una “cultura” specificamente tedesca): Gauland ha detto che fosse per lui la rimanderebbe indietro, magari in Anatolia – per essere precisi «Wir werden sie dann auch, Gott sei Dank, in Anatolien entsorgen können» («Allora potremo anche, grazie a Dio, smaltirla in Anatolia»). Il problema è che il verbo usato da Gauland, “entsorgen”, è proprio quello che si usa quando ci si riferisce allo smaltimento dei rifiuti. Höcke, invece, è il deputato della Turingia di cui abbiamo parlato spesso in questi mesi, uno dei punti di riferimento dell’ala più radicale dentro AfD balzato agli onori della cronaca lo scorso dicembre, quando durante un incontro di partito aveva definito il Memoriale agli ebrei vittime della Shoah di Berlino «un monumento alla vergogna».
Per tutta risposta, Weidel ha lasciato lo studio, rinunciando a continuare.
 
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Alice Weidel lascia gli studi della rete televisiva ZDF

 
La sua decisione è stata criticata duramente, e portata ad esempio di una tattica molto praticata da AfD – giocare cioè a fare la vittima dei “poteri forti” e del sistema dei partiti. In realtà, da certi punti di vista la fuga era per Weidel l’unica soluzione possibile.
La linea (e lo stile, soprattutto) di gente come Gauland e Höcke rappresenta la parte uscita vittoriosa dal congresso del partito, tenutosi ad aprile a Colonia: in quell’occasione, la proposta più pragmatica e realista della leader Frauke Petry era stata demolita, tanto che non si era neanche arrivati al voto da parte dei delegati sul suo documento programmatico, una specie di manifesto per spostare AfD in un territorio più mainstream che avrebbe potuto renderla, un giorno, anche un ipotetico partner di governo. A Colonia vinsero però gli altri, appunto i Gauland e gli Höcke – e la scelta di un ticket per la Cancelleria con Alice Weidel, economista un po’ più “moderata”, a fianco di Gauland aveva proprio il senso di offrire al pubblico un volto più presentabile, ma non in grado di compromettere la sterzata verso posizioni “radicali”.
Pochi secondi prima di lasciare lo studio, Weidel ha provato a ricordare come lo stesso Gauland si fosse già scusato per le sue parole su Özoğuz: ma prendere pubblicamente le distanze da lui (e da Höcke, sulla cui procedura di espulsione Weidel aveva comunque espresso parere favorevole) avrebbe rappresentato una frattura troppo grossa per un movimento che viene da mesi e mesi di fortissime tensioni interne, e sarebbe stato visto con sospetto dai moltissimi militanti – e dai numerosi potenziali elettori – che si riconoscono nella “linea dura”. Dall’altro lato, però, rifiutarsi di farlo avrebbe consegnato agli altri partiti, durante il dibattito, una carta fin troppo facile da usare: un’accusa di velato neonazismo e di razzismo esplicito, certificata in diretta tv, che avrebbe naturalmente messo Weidel in una posizione non soltanto scomoda ma anche sostanzialmente insostenibile, e in fin dei conti indifendibile. La fuga, insomma, ha in qualche modo limitato i danni.

E si torna a parlare di coalizioni possibili: Christian Lindner, ad esempio, conferma che la Fdp non si getterà ai piedi dell’Union pur di governare, anche in caso di una maggioranza elettorale nero-gialla: i liberali saranno disponibili soltanto se potranno realizzare davvero alcune delle loro proposte, e ottenere così una decisa inversione di marcia su temi come l’istruzione, l’immigrazione (per la quale vogliono uno schema simile a quello canadese, con la possibilità cioè di regolare i flussi in base alle richieste del mercato del lavoro) o la digitalizzazione. Una coalizione semaforo, cioè insieme a Spd e Grünen, è invece secondo Lindner «assolutamente improbabile», sia per ragioni legate ai programmi dei tre partiti sia per semplici questioni numeriche – visto che, prendendo per buoni i sondaggi più recenti, il semaforo resterebbe addirittura al di sotto del 45 per cento.
Dal canto suo, anche Martin Schulz ha iniziato a stilare una lista di condizioni non negoziabili per entrare a far parte di una maggioranza di governo – ovvero per prolungare l’esperienza della Grosse Koalition. In un livestream tenuto domenica sera, il candidato socialdemocratico ha delineato gli obiettivi principali che lui e il suo partito si prefiggono per gli anni a venire («Quando sarò Cancelliere», continua a ripetere Schulz, e con Merkel vice), e su cui non sono intenzionati a trattare per l’eventuale partecipazione al governo.
Schulz ha indicato in particolare una serie di misure concentrate sui temi del lavoro e dell’istruzione: da un lato dunque la parità di salario a parità di lavoro per donne e uomini e agevolazioni per passare dal part-time al tempo pieno, e dall’altro l’eliminazione dei costi a carico delle famiglie per gli asili e la modernizzazione delle scuole. Altre cose erano già incluse nel contratto di coalizione siglato con la Cdu nel 2013, ma non sono state realizzate – e di questo Schulz ritiene direttamente responsabile Angela Merkel; su altre ancora, invece, ci sono state nelle ultime settimane alcune convergenze, ad esempio sul rifiuto dell’innalzamento dell’età pensionabile (che non si farà, come la cancelliera ha confermato in diretta tv durante il duello di domenica scorsa, e nonostante le spinte in senso opposto della Csu e di Schäuble) o su una politica europea più attenta a forme di collaborazione con gli altri Paesi del continente.
 

Bonus Tracks

Il gruppo di hacker CCC (Chaos Computer Club) ha realizzato un esperimento insieme al giornale Die Zeit, e ha analizzato il livello di sicurezza del software PC-Wahl, che verrà utilizzato per analizzare i risultati del voto: il quadro emerso è abbastanza preoccupante, visto che, a quante pare, ci sono buchi piuttosto rilevanti e tali da consentire manipolazioni senza sforzi eccessivi – ad esempio, la password per accedere alla rete interna del sistema sembra fosse “test”, non proprio un enigma impossibile da decifrare. In una simulazione, il gruppo è riuscito a entrare in controllo del server dedicato e a caricare una versione contraffatta del programma, che ha invertito i voti di Cdu e Spd.
È già stato preparato un update del sistema che dovrebbe risolvere alcuni dei problemi, e le autorità si sono dette fiduciose, ma certo qualche dubbio resta.

Da segnalare, poi, un paio di articoli interessanti sulla politica tedesca nell’ultimo numero dell’Economist. Uno dedicato ad Angela Merkel e alle ipotesi sul suo – probabilissimo – quarto mandato, quello in cui, secondo il settimanale inglese, potrebbe finalmente diventare più incisiva in politica interna e davvero preparare la Germania per il ventunesimo secolo, visto che finora ha più che altro vissuto di rendita alle spalle dell’Agenda 2010 e del gigantesco piano di riforme messo in piedi da Gerhard Schröder nei primi anni 2000. L’altro, invece, analizza la situazione della Spd, avviata ormai quasi certamente a una sconfitta che potrebbe però risutare decisamente salutare per i socialdemocratici, stimolando il ricambio della leadership e aiutandoli a riacquistare un’identità definita e chiaramente alternativa al merkelismo, cruciale per posizionarsi in maniera efficace in vista delle prossime elezioni: come recita il titolo dell’articolo, per la SPD si tratta già di preparare “l’Agenda 2021”.
 
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La copertina dell’ultimo “Economist”

 
Giorno triste, domenica 10 settembre: era infatti il compleanno di Deniz Yücel, il giornalista tedesco di origine turca rinchiuso da più di 200 giorni in una prigione turca con l’accusa (infondata) di terrorismo. Molti leader politici hanno dedicato un pensiero a Yücel: fra questi Martin Schulz, sempre più duro con il regime di Recep Tayyip Erdoğan.
 
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«Che amarezza dev’essere, passare il proprio compleanno in prigione. Penso a Deniz Yücel. E agli altri detenuti innocenti in Turchia»

 
Infine, non c’entra la politica, ma domenica è stata anche una data in qualche modo storica per la Germania – e di riflesso per tutto il mondo, almeno quello sportivo: alle 15:30 è iniziata Hertha Berlino – Werder Brema, la prima partita di Bundesliga (il massimo campionato calcistico tedesco) arbitrata da una donna, Bibiana Steinhaus. Per la cronaca, la partita è finita 1-1.
 
Qui potete recuperare i numeri precedenti
 

Un ringraziamento a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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