Dossier / Elezioni tedesche

Va ancora in onda la Grosse Koalition

05.09.2017

Solo dalla gara per il terzo posto alle elezioni può (forse) nascere un’alternativa a una nuova alleanza Cdu-Spd. Altrimenti tutto resterà com’è, come è risultato evidente dal dibattito in televisione tra Merkel e Schulz

IL pubblica “Noch 4 Jahre?” (“Ancora quattro anni?”), la newsletter sulle elezioni tedesche curata da Edoardo Toniolatti. Per ricevere la newsletter nella propria casella mail ci si può iscrivere qui.

 
Quella appena finita è stata la settimana in cui la campagna elettorale è giunta in tv.
Mercoledì 30 agosto, infatti, è andato in onda in seconda serata il dibattito fra i candidati dei quattro partiti minori, quelli che si giocano il terzo posto; domenica 3 settembre, invece, è stato il momento del duello più atteso, quello fra Angela Merkel e Martin Schulz.
 

Il duello dei piccoli

La lotta fra i quattro partiti minori, in questi mesi, è stata particolarmente avvincente. In gioco c’è un terzo posto raramente così importante: tutte le geometrie di coalizione su cui, a partire dal 25 settembre, si concentreranno le negoziazioni per formare il nuovo governo dipenderanno infatti da come andranno le cose dal terzo gradino del podio in giù – e soprattutto da quanto i piccoli riusciranno a erodere ai due partiti principali. Dalle parti della Spd non c’è nessuna voglia di continuare la Grosse Koalition, perché secondo i dirigenti socialdemocratici il costo politico sarebbe troppo alto, ma se si invertisse la rotta rispetto ai sondaggi e si recuperasse qualche punto sull’Union, e magari la Linke arrivasse buona terza, l’opportunità di costringere nuovamente Merkel al negoziato sarebbe forse troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Scenario tutto sommato improbabile, però, soprattutto perché allora bisognerebbe puntare a sottrarre voti a Fdp e AfD, compito per cui i due partiti di sinistra non paiono molto attrezzati. Un solido terzo posto dei liberali, insieme magari a una performance non brillantissima dei socialdemocratici, consentirebbe invece con ogni probabilità l’archiviazione della Grosse Koalition e l’apertura di una fase di governo nero-gialla (dunque Union + Fdp), possibile ma numericamente molto difficile: potrebbe essere a questo punto necessario coinvolgere i Grünen e dar vita a una coalizione Jamaika.
Al momento i quattro partiti sono tutti più o meno appaiati nei sondaggi, in una forbice che va dall’8 al 10 per cento (con forse qualche decimale in meno per i Grünen, dati intorno al 7 per cento): e per chiarire un po’ le idee ai tedeschi i quattro candidati si sono incontrati mercoledì sera, alle 22.30, negli studi della rete televisiva Sat.1, per dare vita al primo dibattito tv di questa tornata elettorale.
Per la Fdp c’era Christian Lindner, per i Grünen Katrin Göring-Eckardt. AfD era rappresentata da Alice Weidel, mentre per la Linke c’era Katja Kipping – leader del partito e unica fra i quattro non candidata alla Cancelleria: una scelta forse azzardata, ma dettata probabilmente dalla prudenza, visto che Sahra Wagenknecht è una figura certamente più controversa.
 
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Da sinistra: Christian Lindner (Fdp), Katrin Göring-Eckardt (Grünen), il moderatore Claus Strunz, Katja Kipping (Linke), Alice Weidel (AfD)

 
Il dibattito prevedeva dieci domande, sui temi principali della campagna elettorale (dai rifugiati alle pensioni, dal lavoro al terrorismo islamico, dalla sanità alla sicurezza interna), con 30 secondi a disposizione di ciascun candidato per rispondere, e poi a seguire una breve discussione condotto dal giornalista Claus Strunz. Naturalmente una delle questioni più pressanti era quella migratoria, dove sono infatti emerse le differenze maggiori: con i Verdi che non vogliono la chiusura dei confini e la Linke che propone di abolire i rimpatri in Paesi considerati non sicuri (come ad esempio l’Afghanistan) da una parte, e dall’altra FDP che suggerisce una legge per l’immigrazione sul modello canadese, che consenta quindi di “scegliere” chi accogliere in base alle esigenze del mercato del lavoro, e AfD che invece sostiene la necessità di sospendere Schengen e di iniziare ad avere più rimpatri che nuovi arrivi – un concetto che Weidel ha definito Minuszuwanderung: fare in modo, cioè, che il numero di immigrati ricondotti nei Paesi di origine superi quello di chi resta.
Non ci sono stati momenti notevoli, che abbiano permesso di assegnare la “vittoria” nel dibattito a uno o all’altro dei partecipanti: la maggior parte degli osservatori, però, è stata concorde nel criticare il formato dell’evento e soprattutto il suo conduttore, Claus Strunz, che è parso più interessato a stuzzicare gli ospiti con domande personali e sondaggi quantomeno bizzarri che ad approfondire i temi in gioco. Per ogni candidato erano infatti state preparate alcune domande, sottoposte a un campione di ascoltatori, che avevano poco a che fare con le posizioni sostenute dai quattro e molto, invece, con la loro immagine e la loro personalità. Ad esempio, più o meno il 70 per cento degli intervistati pensa che Christian Lindner sia vanitoso (sorpresona!), mentre quasi il 60 per cento non vorrebbe andare in vacanza con Göring-Eckardt. Per Alice Weidel, invece, era stato confezionato un sondaggio ad hoc: la vorreste come vicina di casa? Il riferimento è alle parole di Alexander Gauland, suo partner nel ticket per la Cancelleria, che parlando di Jerome Boateng, fortissimo difensore di colore della nazionale tedesca, l’anno scorso aveva detto che «la gente lo ritiene molto bravo a giocare a calcio, ma non vorrebbe un Boateng come vicino di casa». Per la cronaca: su Boateng non abbiamo dati, ma l’88 per cento degli intervistati come vicino di casa non vorrebbe Weidel.
 

Il duello dei grandi

Il piatto principale era però quello servito domenica sera, alle 20.15, in contemporanea sulle quattro principali reti televisive tedesche (ZDF, RTL, ARD, Sat.1): l’unico confronto tv previsto fra Angela Merkel e il suo sfidante, Martin Schulz.
I due arrivavano all’appuntamento da situazioni molto diverse, e con obiettivi per certi versi speculari.
Avanti nei sondaggi con un margine di una quindicina di punti percentuali, la cancelliera aveva un compito tutto sommato semplice: continuare con la tattica a lei più congeniale, rassicurare i tedeschi presentandosi come l’opzione più sicura e affidabile anche per l’elettorato tendenzialmente avverso – fedele cioè ai principi di quella “demobilitazione asimmetrica” di cui parlavamo nei mesi scorsi. Insomma, in una parola: il Prinzip Linsensuppe funziona, avanti così.
Schulz, dall’altro lato, doveva puntare ad alzare il tiro, ad aumentare l’intensità dello scontro: solo in questo modo, cercando cioè di costringere l’avversaria a scendere in campo e a prendere posizione, poteva sperare di invertire un trend che nei sondaggi lo vede ancora sotto, e di molto.
 
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Il format del duello prevedeva una serie di domande a partire da quattro blocchi tematici:
immigrazione, politica estera, giustizia sociale e sicurezza interna.
Si è partiti con l’immigrazione, dunque. Chi si aspettava uno Schulz subito all’attacco è però rimasto deluso: il candidato socialdemocratico ha sì ricordato i problemi della crisi del 2015 («si sarebbero dovuti coinvolgere di più i nostri partner europei»), ma non ha affondato il colpo – e non avrebbe potuto: se c’è una questione su cui c’è una sostanziale concordanza di posizioni fra i due è proprio questa. Schulz ha ripetuto una frase già detta nei giorni scorsi, e cioè che «i rifugiati ci portano qualcosa che vale più dell’oro, e cioè la fiducia nel sogno europeo, una fiducia che noi stiamo perdendo»; e Merkel ha sostenuto che l’immigrazione non è una minaccia per la nostra società, ma una grande sfida che richiede impegno e lavoro. Anche la cancelliera ha ripetuto qualcosa che aveva già detto in passato, e cioè che l’Islam, come ogni altra religione, appartiene alla Germania: a patto però che accetti di sottostare alle leggi tedesche – e ha anzi accennato alla possibilità di «chiudere le moschee in cui si predica l’odio». Come ha notato in un tweet Thomas Wieder, corrispondente da Berlino di Le Monde, i due sono parsi d’accordo su tutto, anche se usando parole diverse.
 
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Anche sulla politica estera c’è stata una fondamentale consonanza fra i due, con Schulz però più aggressivo soprattutto sulla Turchia e sugli Stati Uniti: l’unico linguaggio che Recep Tayyip Erdoğan capisce, ha detto il candidato socialdemocratico, è quello che alle parole fa seguire le azioni. Dunque basta ai negoziati per l’ingresso della Turchia in Europa. Una posizione più o meno condivisa anche da Merkel, che però ha ricordato i cittadini tedeschi ancora ingiustamente imprigionati nelle carceri turche: se vogliamo liberarli, ha detto la cancelliera, con Erdogan dobbiamo ancora parlarci.
Schema analogo sugli Stati Uniti: Schulz molto duro, con una vera e propria chiamata alle armi contro Donald Trump coinvolgendo le forze democratiche del continente (il premier canadese Justin Trudeau, il presidente messicano Enrique Peña Nieto, le opposizioni nel Congresso), e Merkel che ha riconosciuto la grande distanza che separa la Germania dall’attuale POTUS ma al tempo stesso ha richiamato la necessità della collaborazione, soprattutto in vista di crisi globali come quella nordcoreana che «non possono essere risolte senza l’aiuto del presidente».

Il terzo blocco, quello dedicato alla giustizia sociale, era quello in cui Schulz avrebbe dovuto sferrare l’attacco decisivo: tutta la sua campagna è stata incentrata su questo tema, che ha costituito il Leitmotiv dei suoi comizi – oltre che il messaggio centrale del suo slogan.
 
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«Tempo per più giustizia. Tempo per Martin Schulz»

 
Anche qui, però, Schulz non è riuscito a essere incisivo come avrebbe dovuto. Ha ricordato che, pur in un contesto economicamente molto forte, «ci sono tanti tedeschi che lavorano con contratti precari o a tempo determinato, e tante donne che guadagnano meno degli uomini»: ma la discussione si è quasi subito spostata altrove, in particolare sul tema delle pensioni e sullo scandalo delle emissioni diesel.
Riguardo alle pensioni, un altro dei punti su cui Schulz ha battuto molto in questi mesi, Merkel ha confermato che non ci sarà un innalzamento dell’età pensionabile a 70 anni – per certi versi spuntando un’altra delle armi del candidato socialdemocratico, che aveva invece insistito molto su questa «scelta scellerata» della Cdu citandola anche nel controspot elettorale di cui parlavamo la settimana scorsa. Il Dieselgate, invece, è stato l’unico momento in cui la cancelliera è parsa in difficoltà, alle prese con le domande dei giornalisti che le chiedevano conto del suo atteggiamento particolarmente remissivo nei confronti dei colossi automobilistici. Merkel si è difesa replicando di non aver esitato a definire quanto da loro fatto «una frode», ma ha anche ricordato la centralità dell’industria dell’auto nel sistema produttivo tedesco, e l’enorme quantità di posti di lavoro in ballo.
Insomma, se c’era un momento in cui Schulz doveva colpire era questo: ma, per un motivo o per l’altro, non ci è riuscito. E alla fine è stata questa l’impressione generale di tutto il duello: un’occasione mancata per il candidato socialdemocratico di ridurre le distanze. Come dicevamo all’inizio, Merkel doveva essenzialmente essere calma e rassicurante, e ci è riuscita; Schulz doveva invece spingere, attaccare e provare a stravincere, e non ce l’ha fatta.
Secondo quasi tutti gli osservatori, proprio per questo motivo a vincere è stata Merkel, più lucida e meglio preparata del suo avversario – che anzi ha spesso fatto delle brevi pause prima di rispondere alle domande ed è sembrato quasi preso alla sprovvista dall’appello finale agli elettori, tanto da chiedere conferma, un po’ sopreso, sul minuto di tempo a disposizione. Alla fine del duello, poi, sono stati diffusi dalla rete televisiva ARD alcuni sondaggi-lampo, realizzati durante la trasmissione: Schulz è parso più aggressivo e più vicino ai cittadini, ma in tutto il resto (credibilità, abilità argomentativa, competenza) ha vinto la cancelliera. Addirittura Merkel è risultata più simpatica: davvero inaspettato, se consideriamo la sua immagine tradizionalmente fredda e distaccata.
 
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«Chi ha argomentato in maniera più convincente?». Temi: rifugiati/immigrazione, politica internazionale, mercato del lavoro

 
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Schulz è risultato più aggressivo, ma Merkel l’ha battuto quanto a capacità argomentativa e competenza

 
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Schulz più vicino ai cittadini, ma meno credibile e meno simpatico

 
Era il quarto duello tv a cui la cancelliera partecipava: forse proprio a causa della sua non brillantissima capacità comunicativa, ogni volta il suo indice di gradimento aveva avuto una piccola flessione, nei giorni immediatamente successivi. Stavolta, invece, il rischio sembra decisamente scongiurato.
Schulz ha guadagnato qualche elettore, ma a quanto pare non a scapito di Merkel.
 
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«Elezione diretta – Chi votereste?» (prima e dopo il duello)

 
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«Il duello tv fra Merkel e Schulz vi ha fatto cambiare idea su cosa voterete?». Il 5,5 per cento ha virato su Merkel, il 10,4 per cento su Schulz, il 6,6 per cento sugli altri partiti: il 76,1 per cento, però, è rimasto dov’era

 
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Il confronto con il duello del 2013, in cui Merkel si scontrò con Peer Steinbrück: allora il candidato socialdemocratico risultò più convincente – però è noto come andò poi a finire, con la Spd al 25,7 per cento e l’Union al 41,5 per cento

 
Anche stavolta il format è stato molto criticato, in particolare le domande dei quattro moderatori, considerate tutto sommato poco incisive; molti hanno notato poi la scelta discutibile di alcuni argomenti trattati – ad esempio, ai candidati è stata chiesta una risposta secca sui Mondiali di calcio in Qatar: una buona idea oppure no? – e l’assenza di temi cruciali come la digitalizzazione, le politiche scolastiche, le negoziazioni su Brexit. Le reazioni più dure sono venute però dai rappresentanti degli altri partiti, e sono ben sintetizzate dalle dichiarazioni quasi simultanee della candidata dei Verdi Katrin Göring-Eckardt e di Nicola Beer, segretaria generale della Fdp: non abbiamo assistito a un duello, ma ad un duetto. Un duetto che, a loro dire, rende una continuazione della Grosse Koalition sempre più probabile.
 

Bonus Tracks

Volete capire per chi votare il 24 settembre? Provate allora a sottoporvi al Wahl-O-Mat, un test online con 38 domande che vi farà capire a quale partito siete più affine.
Attenzione però: secondo qualcuno, se rispondete neutral a tutte le domande ottenete il 100 per cento di affinità con la Cdu.
 
Interessante proposta di Otfried Best, candidato sindaco della cittadina di Völklingen, nel Saarland, per il partito borderline-neonazista Npd. Durante un dibattito pubblico, Best è stato incalzato da Uwe Faust, rappresentante locale di Die PARTEI, il partito-caricatura di cui abbiamo parlato spesso da queste parti. Faust ha infatti detto di aver scoperto con sorpresa che, codice alla mano, tutti i proprietari di case sono obbligati per legge a esporre il numero civico secondo la progressione della via in cui si trova l’edificio, in numeri arabi. Che cosa vuole fare il candidato sindaco Ndp, contro questa forma di discriminazione contro i tedeschi?
Risate fra il pubblico, ma non da parte di Best, che ha risposto con fermezza e serietà: se sarò sindaco ci saranno cambiamenti, e torneremo ai “numeri normali”. Quali, non è dato saperlo.
 
Oltre al duello tv fra Merkel e Schulz, però, questa domenica è stata anche la giornata della più grande evacuazione postbellica su territorio tedesco: nel centro di Francoforte, infatti, è stata ritrovata una bomba inesplosa, sganciata dagli inglesi durante la Seconda guerra mondiale. Circa settantamila persone hanno dovuto lasciare la propria casa il sabato sera, per tornarci solo la domenica a pomeriggio inoltrato, dopo che gli artificieri e i vigili del fuoco hanno disinnescato l’ordigno.
 
Qui potete recuperare i numeri precedenti

Un ringraziamento a hookii.it, che rilancia le nuove uscite di questa newsletter.

Infine, se vi va, mi potete trovare su Il Segnale, insieme a Daniele Bellasio, Francesco Maselli e Gabriele Carrer, per capire qualcosa di più di politica italiana, francese e inglese.

E se proprio non ne avete ancora abbastanza, ho anche un blog, Sutasinanta, dove ogni tanto scrivo di altre cose.

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