Al via la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma: un appuntamento orientato sul pubblico, diverso dai festival strettamente cinéphile. Ne abbiamo parlato con il direttore Antonio Monda, che ci racconta chi ci sarà, con quali film e perché

Sul manifesto della Festa del Cinema di Roma edizione numero 12, in programma dal 26 ottobre al 5 novembre, c’è Audrey Hepburn vestita da Audrey Hepburn (cappellino, gonna a ruota, ballerine) che regge dei palloncini colorati, o meglio colorizzati ora sul bianco e nero di una volta. «È l’immagine che ho cercato di dare nel corso degli anni a questa Festa, un misto di eleganza, gioia, leggerezza», dice il direttore Antonio Monda, di nuovo traghettatore di un appuntamento fatto più per il pubblico che per i cinéphile duri e puri da festival. Un contenitore che guarda il cinema cambiare, entrare in crisi, spostarsi su smartphone e piattaforme online, risorgere forse, e cerca di stare al passo. Si ragiona insieme: nel 2017, tra luoghi legali (leggi: Netflix e simili) e anfratti pirata della Rete, c’è sempre meno gente disposta a pagare un biglietto per vedere i film in sala. Per questo il cinema deve diventare (anche) un altro tipo di esperienza. «Se alle persone dici di spendere dei soldi per una masterclass con un grande nome, quello invece lo fa. Li ho chiamati “Incontri ravvicinati”, erano una scommessa e adesso sono un successo». Il più atteso è con David Lynch, reduce dal terzo sontuoso Twin Peaks, a Roma riceverà il premio alla carriera, segue cena di gala. «L’altro che ha fatto impazzire tutti non appena l’abbiamo annunciato è Xavier Dolan. È un vero wunderkind, catalizza il pubblico come pochissimi altri al giorno d’oggi, soprattutto i giovani, forse perché ha saputo catturare proprio quel mondo giovanile emarginato». Poi ci sono Nanni Moretti, Christoph Waltz, «incontro cool», Vanessa Redgrave gran signora, Ian McKellen grande vecchio che però vecchio non è (guardate il suo Instagram), Chuck Palahniuk che segue i colleghi scrittori delle puntate precedenti (Don DeLillo, Donna Tartt). Questa cosa della contaminazione sembra ormai il tratto distintivo. «Ci chiamiamo “Festa” apposta, c’è più possibilità di proporre un’offerta variegata rispetto ai festival tradizionali, non ci sono premi, si celebra il cinema e basta». Quest’anno l’evento che lega cinema, scrittura e arte contemporanea si chiama Trame d’autore: sei artisti hanno creato delle opere, sei scrittori ci hanno scritto un testo attorno, sei registi hanno girato dei cortometraggi su sceneggiatura che parte da quel testo, e con dentro quell’opera.

UNA QUESTIONE PRIVATA, Paolo e Vittorio Taviani
Italia, Francia 2017
con Luca Marinelli, Francesco Turbanti, Valentina Bellè

LOGAN LUCKY, di Steven Soderbergh
Stati Uniti 2017
con Channing Tatum, Adam Driver, Riley Keough, Daniel Craig

Mentre Cannes e Venezia stanno ad accapigliarsi su chi ha vinto l’ultima annata (ai nostri giornalisti piace dire la seconda), Roma da lontano pensa soprattutto al pubblico. L’apertura è con Hostiles di Scott Cooper (Crazy Heart, Out of the Furnace, Black Mass) con Christian Bale e Rosamund Pike, «ha una dimensione narrativa potente, c’è dentro il western classico alla John Ford ma pure la trilogia di Cormac McCarthy». Poi ci sono le grandi anteprime americane, il tosto Detroit di Kathryn Bigelow, Logan Lucky di Steven Soderbergh, le cose nostre come Una questione privata dei fratelli Taviani (da Beppe Fenoglio, con l’attore-che-piace-a-tutti Luca Marinelli) e NYsferatu, con l’illustre vampiro ridisegnato da Andrea Mastrovito e un gruppo che suona in sala stando dietro ai fotogrammi, come ai tempi del muto.

Fuori i numeri: l’altr’anno «Più 18 per cento di presenze e più 38 per cento di stampa estera, compresi New York Times e Los Angeles Times, che tornano anche a questo giro. E poi i giovani, sempre di più, vogliono partecipare, affollano gli incontri con gli autori, dimostrano che non vanno ai festival solo per l’autografo di un divo strappato a bordo red carpet».

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